L’AQUILA – “Sono d’accordissimo con Guido Bertolaso, in Italia c’è troppa gente che fa chiacchiere sui terremoti”. È quanto afferma il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Enzo Boschi, che avanza anche un forte sospetto che potrebbe avere risvolti giudiziari: nel nostro Paese si aggirerebbe qualche “falso profeta di terremoti che utilizza dati falsati a scopo di lucro”.

In che senso? “Li venderebbe – taglia corto Boschi. Stiamo verificando questa informazione e nel caso trovassimo riscontri siamo pronti a procedere legalmente contro questi mercanti”.

Il presidente dell’Ingv proprio per stroncare i falsi allarmi di terremoto e i “falsi profeti” (così definiti dal capo della protezione civile Bertolaso) sta valutando di non divulgare più via web (cosa che avviene ancora oggi da parte del suo istituto) i dati sulle zone a rischio terremoto, sulle scosse che vengono registrate dai loro sistemi e rese note quasi in tempo reale.

“Noi in passato – ribadisce Boschi – abbiamo deciso di informare attraverso il sito web sulle scosse in tempo reale, ma queste cose vengono interpretate in maniera assurda. Stiamo valutando quindi di interrompere questo flusso di informazioni. Troppi profeti di sventura utilizzano i dati per gli scopi più strani qualcuno che li utilizza e li rivende”. A chi? “Si dice a qualche organo di informazione. Ma non chiedetemi di più perché è una storia su cui stiamo ancora indagando”.

Ma qual è la reale situazione sulle zone sismiche in Italia? “La reale situazione – afferma Boschi – è la seguente: Istituto di geofisica, con la collaborazione della Presidenza del Consiglio dei ministri ha prodotto la mappa della pericolosità sismica in Italia che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Su questa mappa abbiamo indicato le zone più pericolose. A questo punto non c’è da discutere: ci sono zone a rischio, bisogna verificare se gli edifici già costruiti possono reggere ad un’attività sismica”.

“Il problema del terremoto – aggiunge Boschi – va risolto una volta per tutte in Italia. In questo modo si rilancia anche l’occupazione e l’attività edilizia costruendo nove abitazioni a prova di terremoto o ristrutturando quelle che si possono ristrutturare e renderle sicure. Magari al posto delle sagre della salciccia”.
 
“Leggo come segno negativo l’affermarsi di profeti di sventura al posto di chi ha scelto la scienza della terra come ragione di vita – scrive Bertolaso nell’intervento inviato all’85esimo congresso della Società geologica italiana – il prevalere dell’urlo sul ragionamento, il sovrabbondare dell’emozione suscitata con i metodi mediatici contemporanei rispetto all’affievolirsi delle voci che ragionano, studiano, analizzano e apprestano soluzioni”. 

Per il capo della Protezione civile, “in questa storia recente del nostro Paese si sono create condizioni ottimali per dare origine a una sorta di sentimento di inutilità in coloro che, professionalmente, non hanno mai smesso di studiare, analizzare, valutare i luoghi destinati a diventare sedi di attività umane importanti, a studiare i fenomeni naturali, il suolo, il sottosuolo, le dinamiche della nostra terra sotto il profilo idraulico ed idrogeologico, le grandi fonti di rischio come i terremoti e i vulcani attivi”.

“Hanno avuto più successo altri mestieri – aggiunge Bertolaso – hanno avuto migliori vetrine attività meno faticose e rigorose dell’attività scientifica che sceglie per oggetto la terra e i suoi processi dinamici. Parte almeno dello spazio di attenzione e di interesse che comunque una società deve riservare alla conoscenza dei fenomeni naturali, a partire da quelli più gravidi di conseguenze negative, è stato sottratto ai geologi dai teosofi, una categoria non riconosciuta dalla comunità scientifica ma di forte impatto mediatico, costituita da quanti hanno preteso di sostituire alla pazienza del lavoro di ricerca e di condivisione e verifica proprio del mondo scientifico un loro ‘sapere’ quasi iniziatico, posseduto da pochi eletti, scarsamente verificato ma di forte impatto mediatico”. 

Per fortuna, aggiunge “la società dello spettacolo non ha spento né le tradizioni scientifiche, né l’interesse dei giovani verso le forme specifiche della conoscenza prodotte dalla scienza. Credo sia indispensabile che il fascino di questo sapere trovi nuove forme di socializzazione, che non significano l’adozione generalizzata di tempi televisivi nel parlare o il ricorso obbligato a mezzi di comunicazione ‘moderni'”.

“Mentre è evidente a tutti lo strapotere culturale di media come la televisione – conclude Bertolaso – e l’efficacia di tecniche come quelle della comunicazione via internet o via cellulare, credo sia ingenuo nascondersi il bisogno crescente di comunicazioni ed informazioni che abbiamo altri tempi ed altre modalità, che non soffochino il desiderio di conoscere e di imparare al mito dei tempi televisivi, alla superficialità imposta dall’obbligo di condensare ogni messaggio in poche righe”.