L’AQUILA – “Ci sono gli assessori comunale, provinciale e regionale che gestiscono localmente il sistema della protezione civile. La commissione Grandi rischi deve soltanto riferire e io non ho nessun potere operativo”.

Lo ha detto l’ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Enzo Boschi, componente della commissione sotto processo al tribunale dell’Aquila, chiamando in causa le istituzioni locali nella fase di prevenzione prima del terremoto del 6 aprile 2009.

Boschi, alla prima presenza in aula nel processo che lo vede imputato assieme ad altri sei componenti dell’organo consultivo di palazzo Chigi, ha parlato con i cronisti fuori dall’aula C del tribunale del capoluogo durante la pausa dell’udienza per la camera di consiglio decisa dal giudice Marco Billi. 

Inizialmente restio a rilasciare dichiarazioni (“ho deciso che non mi occupo più di terremoti, parlate con l’avvocato Melandri”), alla fine lo scienziato si è sbottonato, improvvisando una sorta di conferenza stampa che ha avuto anche momenti di vivaci scambi di opinioni.

Boschi ha ammesso che “la commissione avrebbe dovuto indicare misure di prevenzione”, ma ha anche sottolineato che “la popolazione avrebbe già dovuto saperle. Delle istituzioni locali nessuno mi ha chiesto niente, solo la Stati (Daniela, all’epoca assessore regionale alla Protezione civile, ndr) voleva sapere se era possibile prevedere i terremoti”.

“La protezione civile – ha ribadito nuovamente Boschi – è un problema locale, è la comunità che lo deve risolvere. Sindaci e comunità locali provvedono autonomamente: nel paese dove vivo in Emilia, a Tredozio, c’è la festa della Protezione civile. Quando c’è stata una sequenza sismica in 24 ore un ospedale pericolante era evacuato e alcune tende già montate”.

Rievocando la riunione del 31 marzo per le cui risultanze la Grandi rischi è finita sotto processo, lo studioso ha ribadito che “durò solo 45 minuti, mentre normalmente, quando si vogliono prendere decisioni, può durare anche ore. Quando seppi che Guido Bertolaso non sarebbe venuto me ne volevo andare”.

Interrogato dai cronisti sul perché abbia firmato il verbale del 31 marzo dopo il terremoto, Boschi ha risposto che “era la prima volta che mi capitava, ma quelle cose più o meno le avevo dette e alla riunione c’ero stato. Il verbale comunque lo considero irrilevante proprio perché fatto dopo il sisma”.

Sul processo in corso, Boschi ha affermato che “penso e spero di essere assolto e che con questo processo si capisca una volta per tutte che l’italia è ad altissimo rischio sismico, un rischio che viene da costruzioni pessime. Dall’Abruzzo fino alla Sicilia orientale – ha ribadito – si possono avere eventi di magnitudo 7. Da questo processo spero si risolva questo problema”.

“Invece delle grandi opere – ha concluso Boschi – servono tante piccole opere. Se viene un forte terremoto, naturalmente, la mia casa ristrutturata si rovina, ma non mi ammazza, cadendomi addosso. La svolta ci doveva essere dopo l’Irpinia, l’Umbria, il Molise. Ma non c’è stata”.