L’AQUILA – “Non sono venuto all’Aquila non tanto per il disagio che mi ha creato l’etichetta di indagato e di imputato che mi è stata incollata addosso senza alcun fondamento reale, ma perché mi sono reso conto di esser stato scientificamente trasformato in un fattore di divisione, che è esattamente l’ultima cosa che serve agli aquilani per riprendere nelle loro mani il loro futuro”.
E’ un passaggio della lettera dell’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, pubblicata sul quindicinale dell’arcidiocesi dell’Aquila “Vola“.
“Ciò che ho visto – ha aggiunto – ad eccezione dell’impegno di tanti amici che non hanno smesso di darsi da fare, non mi ha fatto piacere. Ho visto persone che assumevano in pubblico posizioni critiche per poi dire in privato che a ciò si sentivano costrette, ho visto la sofferenza degli aquilani diventare oggetto di contese correntizie e tra partiti, ho visto tante manovre, tante difese di interessi anche piccoli e alle volte meschini, molta ingratitudine, buone dosi di egoismo corporativo, categoriale e di gruppo, molto astio che invece di ridursi molti hanno contribuito ad aumentare anche strumentalizzando con i megafoni mediatici presunte mie irregolarità sulla gestione di quei materiali utili solo a mitigare l’immenso disagio di chi ha dovuto trascorrere mesi nelle tendopoli”.
BASTA PIAGNISTEO SU SPRECHI C.A.S.E.
“Vorrei che finisse il piagnisteo sui soldi sprecati per le abitazioni allestite in meno di nove mesi per i senzatetto, che qualcuno dice ‘sottratti alla ricostruzione’ per rendere omaggio a manie di grandezza insensibili alle reali esigenze della città”.
Lo afferma l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, in un passaggio della lettera pubblicata dal quindicinale dell’arcidiocesi dell’Aquila “Vola”.
“Mi sento in obbligo di dire una cosa che avrei voluto sentir affermare da molti – spiega Bertolaso -: se il tema della ricostruzione dell’Aquila è ancora all’ordine del giorno, lo si deve anche al fatto che la città è stata messa in grado di accogliere quasi tutti i suoi abitanti, impedendo uno degli effetti più normali di un sisma, il flusso di emigrati che abbandona le aree terremotate svuotando le città colpite. Si fa sempre l’esempio del Friuli, dimenticando che oggi nelle varie Americhe vivono più friulani di quanti ce ne sono in Italia, proprio a causa del ‘loro’ terremoto”.






