L’AQUILA – Il 57% dei minori presenta problemi e disagi di nautra psicologica legati al trauma del pos terremoto.
Ad affermarlo è il professor Enzo Sechi, docente di neuropsichiatria infantile all’Università degli Studi dell’Aquila e direttore della Clinica di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ha raccolto disegni e racconti di oltre 1500 minori in età compresa fra i 6 ed i 13 anni, per analizzare la psicopatologia post-traumatica in età evolutiva.
“Da questi – si legge in una nota – dati risulta che il 5% dei bambini soddisfa pienamente i criteri diagnostici del DSM-IV, ovvero presenta un disturbo post-traumatico da stress ( PTSD)completo; il 15 % invece un disturbo parziale. Quasi tutti i minori collegano il quadro clinico traumatico con l’esperienza del terremoto”.
“Il 57 % dei soggetti presenta problemi e disagi; il problema più rilevante è risultato nell’area delle attività sociali le cui difficoltà coinvolgono il 40 % dei minori”
I dati sono meno allarmanti se osserviamo soltanto i disagi e/o disturbi psichiatrici come ansia e depressione, isolamento, lamentele somatiche, problemi attentivi, comportamenti aggressivi, disturbi della condotta, che presentano percentuali che variano tra il 2 ed il 18 %, in relazione all’età e alla zona di appartenenza.
I dati, messi in relazione a quelli della popolazione non esposta a un evento catastrofico, dimostrano un importante aumento della psicopatologia post-traumatica.
“La letteratura scientifica – dichiara il professore – ha dimostrato che la misurazione della psicopatologia post-traumatica non dipende soltanto dall’entità del fenomeno scatenante, ma anche da quanto questo influisce sul singolo soggetto”.
“Il progetto ‘Ambiente terra. Ambiente bambino’ – continua Sechi – gestito dalla nostra Università in convenzione con la presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento della Protezione Civile, partendo da questo presupposto, vuole dimostrare le variabilità della psicopatologia post-traumatica in relazione alla soggettiva del minore . E’ fondamentale per il nostro lavoro studiare l’ambiente sociale e culturale, le condizioni di vita dopo il terremoto, i disturbi in comorbilità e
quanto il minore sia culturalmente attrezzato a fronteggiate l’evento stressante oltre a un’attenta analisi delle capacità di coping dei genitori”.
“La nostra ricerca – sottolinea il docente – è stata strutturata proprio in considerazione degli ambienti di vita dei minori nel contesto dell’emergenza post-sisma: aree di accoglienza, spazi organizzati, recepiti dalla popolazione come piccole o grandi comunità all’interno delle quali, soggetti o gruppi familiari
composti dalla quasi totalità di sconosciuti hanno organizzato la propria vita con regole e comportamenti proiettati verso la condivisione di spazi, pianificazioni di attività e gestione delle proprie abitudini in maniera non più totalmente soggettiva ma collettiva, di gruppo”.
“I dati dimostrano – conclude – come un’attenzione capillare sulla famiglia e il suo mondo sia un elemento indispensabile per una corretta individuazione e presa in carico del minore in difficoltà”.
Con 1550 minori iscritti, un’attività clinica, diagnostica e psicosociale tutt’ora in corso presso le scuole del comprensorio, “Ambiente terra. Ambiente bambino” rappresenta oggi lo studio più esteso sulla psicopatologia post-traumatica in età evolutiva.
La ricerca porterà alla stesura del Protocollo nazionale per la gestione psicologica e il trattamento clinico dei minori nell’emergenza.



