L’AQUILA – Le conseguenze psicologiche del terremoto, a circa 4 anni e mezzo dal tragico evento, sono preoccupanti: sulla psiche delle donne aquilane, stando a uno screening della Asl numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, continua a proiettarsi l’ombra lunga del sisma.

All’Aquila 40 donne su 80 soffrono di ansia e depressione, con sintomi ‘sotto traccia’, secondo gli esperti da seguire per evitare l’insorgere di malattie conclamate, mentre 20 hanno uno stato di malessere ansioso più marcato che richiede l’aiuto dello specialista.

In alcune donne sono anche emersi casi sommersi di anoressia o bulimia in età compresa tra i 18 e i 30 anni, non diagnosticati forse per pudore o imbarazzo.

A mostrare i picchi più alti dell’ansia sono le donne che vivono nelle periferie della città, costrette a cambiare quartiere o area urbana dopo il terremoto.

Il motivo, sempre secondo l’analisi fatta nell’ambito dello screening, è da ricercare nella carenza di coesione sociale riconducibile all’assenza di centri aggregazione sociale, negozi, nuclei attrattivi.

Il quadro complessivo emerge da una indagine il 10 ottobre scorso in concomitanza con la giornata nazionale dedicata alla salute mentale femminile promossa in Italia dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna (Onda).

All’Aquila lo scrieening è stato condotto dal servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura Universitario dell’Aquila, diretto dal professor Massimo Casacchia, con visite gratuite e punti d’informazione sui disagi psichici nelle postazioni ticket e negli ambulatori dell’ospedale San Salvatore.

“Un’iniziativa nell’ottica della prevenzione e della sensibilizzazione sul disagio mentale al femminile che ha riscosso grande successo, con ampio afflusso di donne – spiega Casacchia – alle quali sono stati distribuiti oltre 150 opuscoli informativi”.

Il lavoro è stato svolto tramite la compilazione di schede socio-anagrafiche: le donne coinvolte sono in gran parte coniugate, la metà con due o più figli, ma anche di età avanzata, fino ai 70 anni.

L’80% del campione, messo dai medici sotto la lente d’ingrandimento, è tornato a vivere nella propria abitazione dopo il terremoto (o non l’ha mai abbandonata), mentre il restante 20% è risultato vivere in un alloggio del progetto C.a.s.e. o in un villaggio Map (Moduli abitativi provvosori).

Visto il grande afflusso le visite inevase saranno svolte nei prossimi giorni.

All’iniziativa hanno preso parte anche gli psichiatri Maria Grazia Marinangeli, Maurizio Malavolta e Rocco Pollice, oltre ai medici specializzandi Chiara Di Venanzio, Valeria Saltarelli e Maria Cristina Rossetti e un ampio team di collaboratori ospedalieri e universitari.