L’AQUILA – Nuova protesta questa mattina davanti la sede del Comune dell’Aquila da parte di un gruppo di cittadini terremotati sfrattati dagli alloggi del progetto C.a.s.e. dopo l’intimazione a lasciare gli appartamenti giunta dalla Struttura per la gestione dell’emergenza.

Si tratta di un gruppo di sei famiglie residenti prima del terremoto negli alloggi popolari dell’Ater in via Verzieri a Preturo (frazione a pochi chilometri dall’Aquila) e che dopo il terremoto hanno trovato ospitalità negli alloggi antisismici di Cese di Preturo.

Nonostante le loro abitazioni siano state classificate A dopo i controlli effettuati dall’Ater, su sollecitazione della Protezione civile, il sindaco, Massimo Cialente, ha emanato un’ordinanza di sgombero poiché i tecnici incaricati dall’azienda hanno rilevato gravi danni strutturali agli edifici.

Nonostante la documentazione e la sospensiva concessa dal Tar la Sge ha ritenuto che queste persone non avessero più diritto agli alloggi antisismici e per questo sono stati inviati i famosi sms con cui si invitava a lasciare le piastre antisismiche già da questa mattina.

Della vicenda si è interessato l’assessore alle politiche abitative del Comune dell’Aquila, Fabio Pelini, che questa mattina ha partecipato all’incontro in Prefettura per trovare una soluzione:

“Bisogna evitare lo sgombero forzato degli alloggi – ha spiegato l’assessore – e per questo si è convenuto nell’individuare soluzioni alternative, come il ricorso al contributo di autonoma sistemazione o l’affitto concordato, in quanto hanno diritto in ogni caso all’assistenza”.

“C’è poco tempo – ha riconosciuto Pelini – per individuare questi appartamenti  ma i cittadini hanno capito che non dipende dal Comune dell’Aquila questa scelta bensì che ci sono delle Opcm, sulle quali continuiamo a nutrire seri dubbi, che regolano il diritto all’accesso agli alloggi. Sarà una corsa contro il tempo per evitare lo sgombero forzato che non è una soluzione idonea per risolvere problemi così delicati”.

A Preturo l’azienda territoriale per l’edilizia residenziale possiede 6 palazzine per 72 appartamenti: di questi 40 dopo il sisma furono classificati E, 12 con esito A e 20 con esito B.

Effettivamente, in via formale, non esiste la possibilità per proprietari e locatari di case classificate A e B di accedere al progetto C.a.s.e., ma sono diversi i cittadini di case popolari che, avendo usufruito del provvedimento del primo cittadino di sgombero, usufruiscono di un alloggio antisismico. 

Resta l’amarezza per gli sfrattati, nei confronti dei quali sono stati adottati ‘due pesi e due misure’ differenti rispetto ad altri inquilini delle case popolari, che, come altri concittadini nei mesi scorsi, si sono visti recapitare un avviso con termini perentori di abbandonare gli alloggi antisismici o altre forme di assistenza senza avere la possibilità di poter contare su una soluzione abitativa alternativa.