TERAMO – La Banca popolare di Bari rileva la Tercas-Caripe e già domani, lunedì, firmerà il contratto attraverso una garanzia da quasi 500 milioni, rilevando in “usufrutto gratuito” il 68% delle azioni dalla Fondazione Tercas, che evita così lo spauracchio della liquidazione coatta.

È la conclusione che si è sviluppata in tempi sorprendentemente rapidi rispetto a una vicenda annosa, scoppiata il 2 maggio 2012, quando il governo Monti e Bankitalia commissariarono la banca più grande d’Abruzzo, defenestrando lo storico presidente, Lino Nisii, e inviando a Teramo l’ex direttore generale della Ubi Banca, Riccardo Sora.

Il gruppo pugliese garantirà a Tercas 200 milioni di euro per la ricapitalizzazione e un’iniezione di 450 milioni di euro utili per fare fronte ai 156 milioni in scadenza di un prestito dell’Eba, European Banking Authority.

E la Fondazione Tercas e le altre due fondazioni, Pescarabruzzo e Carispaq, ridurranno al minimo la propria presenza nel nuovo assetto, anche se la Fondazione Tercas continuerà ad avere l’opportunità di autorizzare gli aumenti di capitale.

“I problemi che attengono alla governance sono importanti ma secondari rispetto a una dissennata amministrazione che ha portato a una liquidazione coatta. Due giorni fa Tercas era in pericolo, oggi da quel provvedimento è salva”, il commento severo del presidente della Regione ed ex sindaco di Teramo, Gianni Chiodi.

LEGNINI: “FONDAZIONI ABRUZZESI SIANO COPROTAGONISTE DEL RILANCIO”

“Nell’operazione di salvataggio del gruppo bancario Tercas-Caripe auspico che le fondazioni abruzzesi possano avere un ruolo da protagoniste a tutela dell’autonomia societaria e patrimoniale delle aziende creditizie e del sistema economico abruzzese, in partnership con il socio industriale Banca popolare di Bari, indicato dalla Banca d’Italia e ratificato dalla Fondazione Tercas”.

Lo ha dichiarato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giovanni Legnini, in risposta alla sollecitazione formulata ieri dai rappresentanti delle forze economiche di Pescara.

“Concordo – ha aggiunto – con le preoccupazioni espresse dal mondo economico di Pescara e non solo, tanto più che la vicenda Tercas si colloca a valle di una profonda ristrutturazione del sistema creditizio abruzzese, figlia della crisi, di episodi di mala gestione e di scelte discutibili. Adesso occorre guardare avanti, salvaguardando i risparmiatori, l’occupazione e un mercato del credito aperto e intelligente, soprattutto per le piccole e medie imprese e per la famiglie, la cui grave restrizione è stata causa ed effetto della grave recessione di questi anni”.

Per Legnini, “il salvataggio delle banche non è compito del governo, che è titolare del solo potere di controllo sulle fondazioni bancarie a mezzo del Mef, e tantomeno della politica, sin qui accusata di ingerenze e impropri collegamenti con il mondo bancario. Consapevole e convinto di tali limiti – continua – ho seguito costantemente l’evoluzione della crisi Tercas-Caripe, non quale membro del governo ma quale rappresentante istituzionale del territorio”.

“La crisi del gruppo bancario si è rivelata più grave del previsto fino a ipotizzare la liquidazione coatta amministrata, uno scenario catastrofico non solo per il territorio abruzzese – ricorda il sottosegretario – Grazie all’intervento del fondo interbancario per la tutela del risparmio e alla disponibilità della Banca popolare di Bari, che garantiranno un corposo apporto di liquidità fuori dalla portata di qualunque soggetto finanziario abruzzese, i risparmiatori sono tutelati e il gruppo bancario avrà una prospettiva”.

“Ora bisogna far in modo che le fondazioni e le forze economiche abruzzesi siano co-protagoniste del progetto di rilancio, che non mi risulta ci sia ancora e che andrà urgentemente costruito – conclude – Tutti dobbiamo remare in tale direzione, e io mi sento impegnato in tal senso, consapevoli dell’autonomia decisionale delle fondazioni bancarie da preservare ma da indirizzare alla cura degli interessi collettivi”.