L’AQUILA – Le tecnologie adottate per il Mose di Venezia e nelle navi da crociera alla base dell’idea progettuale del nuovo palco a scomparsa motorizzato della chiesa e teatro San Filippo dell’Aquila, danneggiato dal sisma del 2009 e inaugurato, terminati i lavori il 17 aprile scorso.
Dietro le quinte, a rivelarlo è il 43enne architetto Marco Nicoletti, della Dipe Costruzioni, dei costruttori aquilani Mauro Pellegrini e Giancarlo Di Persio che ha realizzato il restauro dal valore di circa 3,5 milioni di euro, di cui 1 milione di euro dai proventi della canzone “Domani”, cantata da oltre 50 artisti.
Suo il determinante contributo, nel team composto anche da Antonio Massena, cofondatore del Teatro L’uovo che ha dato vita al San Filippo fino al 2009 e all’architetto Carlo Lufrano, per l’ideazione di uno dei fiori all’occhiello del gloriosa ex chiesa barocca: il palco che è una sorta di scatola dentro cui è contenuto l’intero apparato scenico, che si solleva in occasione di uno spettacolo per poi rientrare dentro quella che appare una semplice pedana calpestabile e non invasiva, che on copre l’altare, le statue, stucchi e le decorazioni della chiesa.
Spiega dunque Nicoletti: “l’idea è nata per conciliare la duplice funzione di questo spazio, sia chiesa barocca, luogo di visite e fruizione estetica, sia teatro con le sue esigenze strutturali e tecniche, dotato necessariamente di un apparato scenico, inevitabilmente invasivo”.
Parola chiave dunque la flessibilità e spiega ancora l’architetto: “l’unico sistema per conciliare le due esigenze era far sì che il sipario fosse contenuto all’interno del palco, da pensare come una sorta di scatola che alla bisogna si aprisse, dotato di un sistema di sollevamento per alzare l’intera struttura scenica”.
Questa l’idea, ma l’aspetto dirimente era quello di tradurla in pratica, con un adeguato meccanismo, ed ecco qui che il pensiero dell’archetto Nicoletti è andato al Mose.
“Prima di venire all’Aquila ho lavorato al cantiere del Mose a Venezia, straordinaria infrastruttura che protegge Venezia dall’acqua alta e che ha un particolare sistema di apertura delle paratie, e su cui ho fatto anche la tesi di laurea. Non solo, quando stavo in cantiere vedevo il passaggio delle delle navi da crociera. Navi progettate per modificare gli spazi e la loro funzionalità, con le sale relax che di notte diventano ad esempio un casinò, anche qui grazie a sistemi di movimentazione. Elementi che dal punto di vista tecnico abbiamo adottando per il palco del San Filippo, che nel progetto inziale era fisso e tradizionale”.
Grazie appunto al sistema di sollevamento “a catena”, con l’apparato scenico che può stare tranquillamente in orizzontale dentro la scatola del palco, che poi ergersi in verticale con la messa in moto del sistema di sollevamento.
Non solo, la tecnologia del Mose rivela ancora Nicoletti, “è stata eseguita a secco e per lunghezze consistenti, sia dal punto di vista longitudinale che trasversale. E questo garantisce una resistenza alle sollecitazioni sismiche molto superiore, tenuto conto che parliamo di pareti in muratura, sia in laterizio che in pietra, tipiche di molti beni architettonici. Detto altrimenti, l’elemento a trazione è stato incrementato con l’inserimento di tiranti in acciaio inox, proprio all’interno delle pareti a tutta lunghezza”.
Ultima considerazione personale: “avrei avuto piacere di partecipare all’inaugurazione ma non potevo lasciare i cantieri qui a Venezia, improrogabili ragioni di lavoro me lo hanno impedito. Ma non era importante la mia presenza, sono felice che L’Aquila abbia ritrovato il suo teatro, e per l’aver fatto un buon lavoro, che a noi della Dipe riempie di soddisfazione ed orgoglio”. Filippo Tronca





