L’AQUILA – “Che sfiga, io a Budapest negli studios di Rocco Siffredi, ma non tromberò neanche lì. Vedrò di fargli ascoltare gli scherzi di Magnotta, se non lo conosce già”.

È bello caldo Dario Vergassola, attore comico spezzino, per la pièce teatrale con il re del porno Rocco Siffredi, abruzzese di Ortona (Chieti), dal titolo “L’ultimo Samurai” che li vedrà a breve in tour in giro per l’Italia.

I testi dello spettacolo sono di Fabrizio Testini, Giovanni Tamburrino e dello stesso Vergassola.

La prima di questa ‘strana’ coppia a teatro andrà in scena a Grosseto, al teatro Moderno, domenica 17 febbraio 2019, per un tour di nove date che per ora non toccherà l’Abruzzo.

Il titolo della pièce è probabilmente dovuto al soprannome che Rosza Tassi, la moglie di Rocco, ha affibbiato a suo marito per via delle sue misure.

“Rocco si racconterà da solo sul palco – spiega Vergassola ad AbruzzoWeb – mentre io interverrò di tanto in tanto con dei filmati da da Budapest, direttamente dagli studios di Siffredi dove si girano i suoi film hard con tante bellissime signorine, e dove vive anche il resto della sua splendida famiglia. Cosa mi ha detto mia moglie quando gliel’ho comunicato? Non mi ha proprio cagato”.

“Sarà un’occasione per lui per raccontare la sua vita, per ‘alleggerirla’ un po’, un’occasione per parlare anche della sua infanzia e adolescenza nel suo Abruzzo, lui che è di Ortona, quindi di mare come me”, continua il comico ligure che ha un forte legame proprio con l’Abruzzo e in particolare con L’Aquila, ‘patria’ di Mario Magnotta, il bidello, scomparso nel gennaio del 2009 a pochi mesi dal sisma, diventato un vero e proprio mito grazie agli scherzi telefonici ai suoi danni.

“Non ho ancora scoperto se Rocco conosce gli scherzi del mitico Mario (che Vergassola ha conosciuto all’Aquila diversi anni fa in occasione di uno spettacolo con David Riondino, ndr) – ma se non li conosce, sarò ben felice di farglieli ascoltare”, annuncia quindi. 

“Mario per me e per tantissima gente è stato e sarà sempre un genio, sarebbe ora che all’Aquila gli dedicassero ufficialmente una via o una piazza”, conclude Vergassola.