L’AQUILA – A pochi giorni di distanza dal tutto esaurito per il Cyrano de Bergerac, che ha tenuto a battesimo la nuova stagione 2012-2013 del Teatro Stabile d’Abruzzo, l’attore Alessandro Preziosi si libera all’Aquila del suo mitico finto nasone per riproporre al pubblico aquilano la pièce “Scene da un matrimonio”, scritto da Ingmar Bergman e diretto in una nuova veste sul palco dal regista Alessandro D’Alatri.

Dallo sguardo della cinepresa a quello della ribalta il passo è stato breve, congeniale per un metteur en scène che conosce bene il suo mestiere e che ha stavolta ha saputo dirigere con rara disinvoltura gli attori interpreti della raffinata e attuale riduzione teatrale, tratta dal testo del grande regista svedese.

Riuscire a tradurre oltre 300 minuti di girato – che inizialmente fu realizzato in 6 puntate per la televisione e poi portato sul grande schermo in una versione decisamente più corta – non deve essere stata un’operazione semplice, anche a detta dello stesso regista romano.

Ma “Scene da un matrimonio” non propone solo il ‘dramma’ di Bergman in chiave più leggera e ironica, non è questa la sua prima vocazione. Semmai l’ambizione, ma anche la missione di D’Alatri voleva essere quella di parlare di una città: L’Aquila, e di nessun altra cosa.

Vista così, non può più stupire se questa produzione del Tsa è proprio la prima a essere nata dopo le macerie del terremoto del 6 aprile 2009. Ci piace l’idea di Alessandro Preziosi, di sfruttare il successo italiano di ‘Scene da un matrimonio’ e di riproporlo dopo ben 67 debutti in giro per lo ‘stivale’.

Gli eccellenti attori Daniele Pecci e Federica Di Martino, pur se consapevoli del grado di responsabilità investita in questo lavoro, hanno dato il massimo, anche loro il cuore. Hanno fatto propria un’esperienza, tanto da riproporla stamattina – a guisa di prova generale –  in un frammento delizioso.

Sul palco D’Alatri li osservava recitare, felice, ormai entusiasta della sua preziosa creatura, calandosi finalmente nei panni di un comune spettatore. Ed è proprio in questa veste che si è presentato stamattina a presentare ufficialmente il suo lavoro: parlando di tutto, ma non di ‘Scene’, semmai di un ‘matrimonio’.

Quello che lo vede magicamente unito da sempre alla città dell’Aquila, che lo ha adottato come amico delle speranze.

“Vorrei parlare del mio matrimonio con questa città e di quando cominciammo quest’avventura. Ricordo quando questo teatro era ancora inagibile. Pensare che sia rinato  – ha confessato commosso D’Alatri – mi rende davvero una persona felice. Si scoprono a distanza di anni dal terremoto risultati estremamente positivi per questa realtà duramente colpita, grazie alla forza del binomio tra la cultura di un popolo e la vita delle persone”.

“A rivedere oggi qui persone care, mi sembra di essere tornato a casa e di aver rivisto finalmente degli amici di famiglia”, ha concluso.

E mentre si prova sul palco, dalla ribalta l’omaggio del regista alla sua L’Aquila: l’immagine di una scenografia stilizzata tutta realizzata in blocchi e superfici immersi e splendenti nel bianco.

Candido, accecante, pulito: quello delle macerie, dai colori di roccia e neve, che per un curioso gioco di luci sorprenderà la platea. Come ha sempre fatto: forse per quei motivi che nessuno può riuscire a congedare.