L’AQUILA – “L’Uovo è ormai un teatro itinerante”.
Così il direttore artistico, Antonio Massena, descrive amaramente la situazione che la storica associazione teatrale L’Uovo si trova a vivere a seguito del sisma del 6 aprile 2009.
Una realtà difficile, ma dalla quale questa istituzione storica nata nel 1979, un simbolo della cultura aquilana, non si lascia intimorire, proseguendo con la propria attività in tutto Abruzzo e anche nel resto d’Italia.
Purtroppo la mancanza di uno spazio apposito per le rappresentazioni teatrali rappresenta uno dei problemi più gravi, che costringe l’associazione a spostarsi continuamente in tutto Abruzzo per fare le prove e tenere gli spettacoli.
Non è aquilano di nascita Massena, ma è profondamente legato a questa città dove ha frequentato l’università e dove, insieme a Maria Cristina Giambruno e ad Antonio “Totò” Centofanti ha fondato L’Uovo oltre trent’anni, mentre nel 2000 il ministero per i Beni e le attività culturali ha riconosciuto lo status di “teatro stabile di innovazione”.
Non è mai stato attore ma la sua passione è per la pittura e la scenografia. Per colpa della crisi prende mezzo stipendio
La ferita più grave per il direttore, come per tutti gli aquilani, è la “perdita temporanea” del teatro San Filippo, cui L’Uovo è indissolubilmente legato. I danni sono notevoli ma, secondo Massena, entro massimo tre anni e mezzo si potrebbe tornare a calcare quella scena.
Lei non è aquilano ma nato a Trento, come è arrivato nel capoluogo abruzzese?
Mio padre si è dovuto trasferire a Pescara per lavoro, così ho scelto L’Aquila per frequentare l’università e non sono più andato via.
Come si è avvicinato al mondo del teatro?
La mia formazione universitaria non ha nulla a che vedere con il teatro o lo spettacolo. Mi sono laureato in Scienze biologiche ma, insieme agli studi, ho sempre portato avanti questa grande passione, nata da un profondo amore per le arti. Ho frequentato il teatro universitario e alcune istituzioni teatrali a Roma come la compagnia di Memè Perlini, uno dei rappresentanti dell’avanguardia romana degli anni ’70.
Ha anche calcato le scene in passato?
Qualche volta, da giovane e solo per poco tempo; mi sono sempre dedicato agli aspetti organizzativi e gestionali. L’unico campo di produzione artistica in cui mi diletto ancora è quello della pittura e della scenografia, quando ne ho la possibilità, lo faccio sempre con piacere.
Com’è diventato direttore artistico dell’Uovo?
Sono direttore dal 1990, ho lavorato per molti anni all’interno di varie istituzioni teatrali, anche a Roma, poi per l’Associazione teatrale abruzzese e molisana, per la quale mi sono occupato di promozione e distribuzione, dopodiché ho dato il mio contributo alla fondazione dell’Uovo, tutte esperienze che mi hanno permesso di acquisire le esperienze artistiche e gestionali necessarie alla figura del direttore artistico. Pian piano sono diventato un punto di riferimento nel settore e da un anno sono presidente nazionale dell’Antac-Agis (Associazione nazionale teatro stabili di arte contemporanea, ndr).
Nella situazione attuale di grave crisi economica, il mondo della cultura sembra essere uno dei più sacrificati, vittima di tagli considerevoli; a seguito del terremoto del 6 aprile 2009 la situazione non è certo migliorata. Dovete far fronte a problemi economici notevoli?
Ahimè sì! Già prima del terremoto sentivamo la crisi a causa dei tagli ai finanziamenti. L’Uovo, sin dalla fondazione del 1978, ha sempre beneficiato del Fus (Fondo unico per lo spettacolo, ndr), ma per quanto riguarda gli enti locali rispetto al 2008 la Regione è arrivata a operare tagli per il 75 per cento, la Provincia, tra il 2010 e il 2011, il 55 per cento; il Comune, invece, ha mantenuto per intero il suo contributo.
E per quanto riguarda gli aiuti da parte dei privati?
Alcune fondazioni bancarie tramite la Fondazione Carispaq a partire dal terremoto per ben tre anni ci hanno aiutato con contributi finanziari molto preziosi, perché potessimo riprendere le nostre attività. Poi ci sono i singoli cittadini che ci danno una mano.
Come affrontate concretamente questa situazione di crisi?
Da un lato siamo stati costretti a effettuare tagli sulle attività “minori” che, seppur importanti, non creavano reddito, come la soppressione della rivista gratuita di teatro e spettacolo Senzatitolo. Dall’altro lato, siamo stati costretti a dimezzare gli stipendi.
Anche del suo?
Anche del mio, certo! Sono stato il primo. Ora tutti abbiamo dei contratti part-time, e ciò non vuol dire che lavoriamo di meno, anzi continuiamo a lavorare molto per mantenere uno standard alto.
Dall’altro lato, invece, ci concentriamo su quelle attività che potrebbero produrre nuove risorse, per esempio puntiamo su progetti artistici innovativi e su altre attività di promozione.
Parliamo ora del teatro San Filippo: un’istituzione, un simbolo del centro storico aquilano e della cultura teatrale della città, specie per quanto riguarda il mondo dei bambini delle scuole elementari che lì hanno assistito a numerosissimi spettacoli teatrali. Ha subìto gravi danni a seguito del terremoto?
L’edificio è stato classificato “E”, è stato gravemente danneggiato dal sisma, purtroppo. Entrambe le facciate, sia quella di fronte a via Cavour, sia quella che dà su via degli Scardassieri, sono completamente scollate rispetto al resto della struttura. All’interno, gli uffici sono parzialmente crollati, insieme a numerose cappelle e alla zona retrostante il palco. Al momento il teatro è stato messo in sicurezza e a fine 2011 è stato approvato il progetto. A breve si dovrebbe fare la gara per appaltare i lavori, Il vice-commissario per la tutela dei Ben culturali, Luciano Marchetti, quindici giorni fa mi ha parlato di marzo-aprile 2012 per l’inizio dei lavori. A quanto pare si sta aspettando che passi il periodo più freddo.
Crede che si tornerà presto a calcare quel palco?
Io me lo auguro! Si parla di due anni e mezzo al massimo, io credo che sarà necessario più tempo, specie se si considera che più passa il tempo e più i problemi alla struttura peggiorano, basti pensare ai danni che le infiltrazioni d’acqua stanno causando. In ogni modo, mi auguro che riusciremo a riaprire le porte del teatro tra tre anni, tre anni e mezzo.
Come vi siete organizzati nell’immediato post-sisma?
Per quanto riguarda l’attività organizzativa e gestionale, sin dal 16 aprile 2009 abbiamo ripreso le nostre attività: per quanto riguarda gli uffici, la Vibrocementi ci ha messo a disposizione due stanze. Dal 2010, invece, abbiamo preso in affitto degli spazi in località Colle Sapone all’Aquila, presso il Conservatorio, dove siamo tuttora. Invece riguardo alla produzione teatrale, il Comune di Città Sant’Angelo (Pescara) ci ha dato la possibilità di utilizzare il suo teatro; invece, all’Aquila abbiamo utilizzato il teatro del carcere “Le Costarelle” di Preturo e la sala della parrocchia di San Francesco a Pettino. Da quest’anno, infine, parte della stagione teatrale si terrà presso il Ridotto del Teatro comunale dell’Aquila e parte nel resto della regione.
Quindi a causa del terremoto L’Uovo è diventato un teatro “itinerante”?
Direi di sì, gestiamo i teatri di Lanciano (Chieti), Atri (Teramo), Città Sant’Angelo, San Salvo (Chieti), Tocco da Casauria (Pescara), Pineto (Teramo), e la sala polivalente di Castelnuovo Vomano (Teramo). Già da prima dal 6 aprile 2009 ci muovevamo molto all’interno della regione ma ora le attività al di fuori del capoluogo sono molte di più.
Vi manca uno spazio tutto vostro. Nel 2009 si era parlato di una tensostruttura, che fine ha fatto?
Quella della tensostruttura è una vera e propria telenovela che mi stava facendo passare la voglia di lavorare. Si trattava di un teatro-tenda temporaneo con 300 posti, offerta dal Teatro pubblico pugliese e dalla fondazione Casillo che hanno raccolto fondi appositamente. Era pronta sin dal gennaio 2010. L’amministrazione comunale dell’Aquila, di fatto, non ci ha dato uno spazio per montarla. Prima era stata emessa una delibera, a fine 2009, che ci assegnava lo spazio a Piazza d’Armi, ma poi, anche se la delibera non è mai stata revocata, quello spazio non ci è più stato concesso.
Successivamente ci hanno assegnato mille altri posti finché nel luglio 2010, a seguito di un accordo con la soprintendenza, è stata avanzata l’ipotesi del Forte spagnolo cinquecentesco, e, prima che io venissi a conoscenza della cosa, la notizia era già uscita sui giornali. Il problema è che in quell’area c’erano i container della società concertistica “Barattelli” e così mi sono dovuto prendere anche gli insulti dei musicisti che rischiavano di essere sfrattati.
L’Uovo è un’associazione teatrale che tiene molto alla formazione culturale dei bambini e alla sensibilizzazione dell’infanzia nei confronti del mondo del teatro. Da sempre tenete degli spettacoli di mattina proprio per i ragazzi delle scuole, state proseguendo con queste iniziative nonostante i disagi dovuti al post-sisma?
La domenica pomeriggio abbiamo la rassegna A teatro con mamma e papà, però per quanto riguarda gli spettacoli per l’età scolare che si tenevano di mattina abbiamo dovuto ridurre drasticamente l’attività. A volte andiamo direttamente noi nelle scuole perché abbiamo il problema degli spazi.
Com’è andata la campagna abbonamenti quest’anno? C’è stato un aumento delle adesioni rispetto a prima del terremoto?
La campagna abbonamenti è andata bene e abbiamo riscontrato un aumento di pubblico notevole. Quando eravamo al San Filippo su 260 posti, ospitavamo in media 180 spettatori, ora siamo su una media di 300-310.
Crede che il teatro e le arti in genere possano avere una peso nella ricostruzione del tessuto sociale?
Assolutamente sì. Del resto dopo il terremoto gli spettacoli teatrali, così come i concerti e le altre manifestazioni culturali, sono le uniche attività che sono rimaste in città, al di là della vita da centro commerciale. Il teatro non deve essere solo un luogo di fruizione ma anche di socializzazione.
Lei ha sempre sostenuto che il teatro può e deve costituire, tra le altre cose, un mezzo di riabilitazione sociale. Nel 2008, nel carcere di massima sicurezza “Le Costarelle” di Preturo (L’Aquila), è stato presentato il suo libro Volti. Quando il teatro non cerca applausi, che raccoglie l’attività teatrale svolta dall’Uovo nel 2007 con i detenuti della casa circondariale. State andando avanti con quel progetto?
Purtroppo no, già dallo scorso anno. Volti rappresenta la prosecuzione di un percorso drammaturgico di risocializzazione che abbiamo sperimentato nel carcere aquilano di massima sicurezza sin dal 1990 e nelle altre carceri abruzzesi dal 1994. Ora, dal momento che sono rimasti pochi detenuti semplici e che la maggior parte sono sotto regime di 41 bis, non abbiamo più la possibilità di proseguire.



