L’AQUILA – Rischia la liquidazione l’Atam, Associazione teatrale abruzzese e molisana.
Ente culturale con 38 anni di attività alle spalle, opera nel campo della distribuzione di spettacoli mentre non si occupa di produzione.
Da quanto appreso da AbruzzoWeb, il contributo annuale di circa 600 mila euro che arrivano dal Fus, Fondo unico per lo spettacolo, è stato più che dimezzato con un taglio di 350 mila, mentre i restanti 250 mila sono già impegnati per il pagamento di fornitori e spese correnti.
Incerta, sotto questo punto di vista, è la stima dei debiti dell’associazione che, però, sarebbero di entità piuttosto rilevante, raggiungendo cifre milionarie anche a causa di lauti compensi stanziati negli anni d’oro.
Per ovviare a questo preoccupante panorama, l’associazione sta trattando un possibile contributo straordinario che sarebbe erogato da parte della Regione Abruzzo per poter mettere i conti a posto almeno per questo esercizio.
Come forma di pressione si fa notare che, nel recente passato, altri enti regionali come Marrucino, Tsa e Braga hanno usufruito di una simile elargizione, anche se, magari, si tratta di associazioni che mettono in campo più soldi per la produzione di opere e l’allestimento di propri cartelloni.
In quest’ottica, un ruolo determinante viene ricoperto da Marco Fanfani, attualmente presidente della Fondazione Cassa di risparmio della provincia dell’Aquila e che da poco ha lasciato il ruolo di assessore alla Cultura del Comune dell’Aquila, ma che soprattutto è presidente dell’Atam praticamente da sempre.
Fanfani ha ancora potere di firma collegato ai conti dell’associazione teatrale e sarebbe coinvolto in prima persona in caso di tracollo, ecco perché è tra i più attivi promotori della difficile operazione di salvataggio e non ha ancora lasciato l’incarico.
Nonostante le finanze siano traballanti, nei mesi scorsi ci sono stati rimescolamenti tra i quadri dell’ente: lo storico direttore Enzo Gentile, infatti, a giugno ha lasciato la poltrona, sostituito da Carla Finarelli.
Questo, tuttavia, non gli impedirebbe di essere ancora un personaggio rilevante, visto che più volte ha operato come rappresentante dell’ente con una consulenza, anche dopo le sue dimissioni, continuando di fatto a lavorare come direttore sebbene sia in pensione.
La “questua” salva-conti dell’Atam rivolta a tecnici regionali che possano essere ben disposti prosegue nonostante, nei prossimi mesi, un’insperata ancora di salvezza potrebbe invece arrivare dalla nuova legge regionale che disciplinerà il settore, creando, secondo le premesse, un teatro regionale istituzionalizzato ancor più che l’attuale Teatro stabile d’Abruzzo (Tsa) e assorbendo nel suo alveo una galassia di piccole associazioni culturali.
Ma gli scenari sono ancora fluidi e non è detto che questa ipotesi possa concretizzarsi. Alberto Orsini






