L’AQUILA – È scattato il conto alla rovescia per la manifestazione del 16 giugno, in cui gli aquilani sfogheranno il loro malcontento contro il Governo per quanto riguarda la discussa questione tasse. Dopo esser stato previsto a Roma, l’evento si terrà invece nel capoluogo per garantire una maggiore partecipazione.

I cittadini chiedono un rinvio della ripresa dei pagamenti e criteri più morbidi per la restituzione. Istanze che il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, porterà domani a Roma in un incontro al ministero dell’Economia.

Intanto, nella Capitale il comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura affronterà domani la questione della tutela dei Pm dell’Aquila, avanzata ieri da 14 consiglieri dopo le dichiarazioni rilasciate dal premier Silvio Berlusconi.

Interpellato in merito a tale istanza, il vice presidente Nicola Mancino, che presiede il Comitato, composto anche dal primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, e dal procuratore generale, Vitaliano Esposito, a margine del plenum di questa mattina, ha risposto: “Valuteremo domani”, sottolineando anche che “secondo la prassi, è automatica” la trasmissione della pratica in prima commissione.

Sarà proprio la commissione, poi, a doversi pronunciare sull’apertura della pratica a tutela, votazione che, però appare certa dato che della commissione fanno parte alcuni consiglieri che hanno ieri inviato il documento a sostegno dei magistrati abruzzesi al comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli.

A un giorno di distanza, comunque, sulle parole del premier continuano ad arrivare reazioni da parte degli aquilani. “Vergogna”, attacca il Comitato delle vittime della casa dello studente.

LA MANIFESTAZIONE PER LE TASSE

Al di là della questione “spari”, sono sul piede di guerra i comitati cittadini che si sono costituiti dopo il sisma del 6 aprile 2009 per far valere i diritti della cittadinanza. Mercoledì 16 sfileranno in corteo nelle vie aperte del centro storico, ma tra le tante idee per forme di protesta ancora più clamorose c’è anche quella di raggiungere l’autostrada A24 e bloccare la circolazione delle auto.

Nella locandina in distribuzione (nella foto) figura la caricatura di un personaggio aquilano mai dimenticato, Mario Magnotta: il bidello vittima degli scherzi telefonici negli anni Novanta, scomparso a inizio 2009, è stato ripreso come testimonial della manifestazione. “Ricostruzione… No, occupazione… No, futuro… No”

A “benedire” la manifestazione ci ha pensato il parlamentare del Partito democratico, Giovanni Lolli: “Devono partecipare tutti uniti è compatti, è l’occasione per dimostrare all’Italia che non ci siamo rassegnati”. Nei prossimi giorni fioccheranno con tutta probabilità altre adesioni e placet da parte di politica e associazioni.

LA STANGATA

La lista dei pagamenti che riprenderanno dopo la fine di giugno è corposa. Dal 1° luglio, infatti, si tornerà tutti a pagare Irpef, Irap, addizionale Irpef, contributi (tranne gli autonomi con volume d’affari inferiore a 200 mila euro), Tarsu, Ici, canone Rai e bollo auto.

Per quanto riguarda la restituzione di quanto non pagato nel 2009, è prevista al 100 per cento in 60 rate (5 anni), a partire dal prossimo 1° luglio. Le somme non versate nei primi sei mesi del 2010, invece, andranno restituite entro la fine di quest’anno, sempre a decorrere dal 1° luglio prossimo. Si riparte anche con le bollette delle utenze domestiche: acqua, luce e gas da luglio ricominceranno a correre, il pregresso dovrà essere saldato in 24 rate (due anni).

LE CONTROPROPOSTE

Questo quadro non va assolutamente a genio alla popolazione del “cratere” e del capoluogo in particolare. Più volte esponenti politici di tutti gli schieramenti hanno chiesto “pari trattamento” rispetto a quando accadde nel terremoto di Umbria e Marche: restituzione del 40 per cento e in 120 rate (12 anni!).

Un’altra ipotesi prospettata dai comitati è quella che prevede il congelamento per altri cinque anni di tasse, mutui e imposte, e la successiva restituzione in dieci anni, e senza interessi. Proposte fin qui inascoltate dal Governo centrale.

CHIODI A ROMA PORTA LA PROPOSTA ABRUZZESE

L’AQUILA – Il Commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi, sarà domani a Roma per presentare al ministero dell’Economia e delle finanze le richieste economiche avanzate dalla popolazione abruzzese colpita dal sisma del 6 aprile 2009.

Nello specifico, il Commissario chiederà al Governo di rifinanziare l’articolo 7 dell’ordinanza relativa al Fondo Emergenza in Abruzzo, nonché di accelerare l’erogazione dei trasferimenti dei fondi già impegnati con le delibere Cipe 35 e 82 del 2009 pari a circa 800 milioni di euro, necessari per la ricostruzione e la ripresa economica dei territori danneggiati dal sisma.

Infine, Chiodi proporrà l’allargamento del beneficio della sospensione fiscale, oggi prorogato al 15 dicembre limitatamente ai lavoratori autonomi e alle piccole imprese con fatturato annuo inferiore a 200 mila euro.

COMMISSARIO PRONTO A DIMETTERSI SE CI SARANNO DISTRAZIONI DI RISORSE

L’AQUILA – “Distrarre risorse destinate alla ricostruzione post terremoto per altri scopi sarebbe illegale oltre che immorale. Se qualcuno riuscisse a dimostrare una manovra del genere da parte del Commissario sarei pronto a dimettermi”.

Lo ha detto il presidente della Regione e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, a margine della conferenza stampa sulla variazione di bilancio, in replica alle critiche fatte in questi giorni da esponenti del centrosinistra.

Quanto agli attriti col capogruppo Pdl in Consiglio regionale, Gianfranco Giuliante, Chiodi ha precisato che “essendo questo un problema squisitamente politico, sarà il gruppo a trarre le conclusioni. Il presidente della Giunta – ha concluso – ha molto lavoro da fare e non può permettersi alcuna distrazione”.

CASO BERLUSCONI: BERTOLASO ALL’AQUILA, ”SONO CON VOI”

L’AQUILA – “Le parole del premier sono solo il segnale d’affetto di una persona che riconosce il lavoro svolto. Per il resto, sono qui, con gli aquilani”. Così ha commentato il caos suscitato dalle parole di Silvio Berlusconi il capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, nel capoluogo per ricevere il premio “Melvin Jones Fellow” del Lions Club aquilano.

Bertolaso non ha quindi seguito il consiglio dato da Berlusconi al personale della Protezione civile, di non andare all’Aquila “perché si rischiano spari”, ma ha comunque avvisato palazzo Chigi del suo arrivo prima di raggiungere la città. Prima di ricevere il premio, nel pomeriggio ha preso parte a un’iniziativa organizzata dalle suore di Onna. “Voi aquilani mi siete nel cuore e ci resterete sempre”, ha commentato il capo dipartimento.

ROSSINI: ”FACCIAMO SOLO IL NOSTRO LAVORO”

L’AQUILA – “È un momento un po’ particolare, perché ovviamente le dichiarazioni del premier per noi sono state inattese. Noi comunque, compresi tutti i sostituti procuratori, continuiamo a lavorare serenamente, seriamente, senza tenere conto di questi aspetti politici”.

Lo ha detto il Procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini. “Per quanto riguarda il Consiglio superiore della magistratura – ha aggiunto – apprezzo molto il suo atteggiamento che è sempre dietro di noi e come in questo caso ci protegge”.

“Noi – ha detto Rossini – facciamo semplicemente l’applicazione dovuta della Legge, stiamo facendo il nostro lavoro. Penso che la gente vedendo uno che lavora resti soddisfatta. Io non ho mai fatto un’indagine tenendo conto di quello che la gente pensa, io non ho lavorato per seguire le inclinazioni delle persone, ci siamo attivati perché abbiamo ricevuto denunce da parte dei genitori, dei parenti, degli avvocati delle persone decedute affinché si faccia chiarezza non sull’operato della Protezione civile ma, torno a ribadire, sulla Commissione grandi rischi”.

“Certamente – ha concluso Rossini – le persone che hanno presentato le denunce sono contente perché stiamo lavorando, gli altri osserveranno con interesse”. Infine, sul rapporto magistratura e politica, il Procuratore capo della Repubblica dell’Aquila ha concluso dicendo: “Quello che stiamo facendo è la dimostrazione che lo Stato esiste in questo Paese, noi come magistrati e anche la politica”.

STRISCIONE CONTRO BERLUSCONI: ”MENTE FRAGILE SEI TU!”

L’AQUILA – Dopo la lunga teoria di repliche di esponenti politici, anche uno striscione risponde alle parole di Silvio Berlusconi, che ieri ha invitato il personale della Protezione civile a non andare più all’Aquila, dove rischierebbe “spari” da parte di qualche “mente fragile”.

Stavolta a cadere sotto i colpi della dissacrante ironia aquilana è stato proprio il premier: “L’unica mente fragile sei tu!”, gli risponde seccamente lo striscione appeso in via Corrado IV, in una palazzina – manco a dirlo – inagibile.

IL COMITATO DELLE VITTIME CASA DELLO STUDENTE: ”VERGOGNA”

L’AQUILA – “Bisogna rispondere, ma con le dovute maniere. È questa la prima cosa che ci siamo detti noi familiari delle giovani vittime della casa dello studente a fronte delle stupefacenti esternazioni di Berlusconi”. Questa la risposta alle parole del premier da parte del Comitato vittime casa dello studente.

“Noi – spiegano – che abbiamo perso tutto, che non avremo più un futuro perché la morte di un figlio azzera ogni prospettiva, siamo stati e siamo capaci di autocontrollo e di rispetto. Due atteggiamenti che hanno scandito il nostro percorso di dolore, la nostra richiesta di giustizia. Atteggiamenti di cui il premier dovrebbe fare largo uso in situazioni estremamente delicate, anziché attaccare, come è ormai consuetudine, la magistratura e accusare coloro che sono stati colpiti da lutti immedicabili e che, forse, si sarebbero potuti evitare, di incontrollabile furia omicida”.

“Non si può che gridare vergogna – accusano i familiari delle vittime – dinanzi a tanta insensibilità e a un linguaggio profondamente offensivo. E non si può non pensare che, magari, ci troviamo di fronte a un gioco sporco, che si fa beffe anche dell’etica istituzionale: utilizzare pretesti, calunnie e sospetti per abbandonare L’Aquila al suo destino. Ma sarebbe veramente troppo e drammaticamente triste, poiché significherebbe usare il nostro dolore”.

“Berlusconi – prosegue la nota – farebbe bene a leggere la lettera che Bertolaso, Capo della Protezione Civile, in data 5 luglio 2009, inviò a Sergio Bianchi, padre di Nicola, che non c’è più, nella quale al disperato grido di dolore di questo padre risponde: ‘I morti dell’Aquila potevano non esserci e soprattutto essere molto meno tra i giovani. Confido in coloro che devono, per loro compito, individuare responsabilità personali dirette, omissioni dolose, irresponsabilità colpevoli, perché è giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che poteva essere evitato, ma accetto di essere parte di una classe dirigente che, nel suo insieme, non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone'”.

“Al premier, inoltre – concludono i familiari – sfugge un piccolo, non trascurabile dettaglio: gran parte degli studenti che hanno perso la vita, in quella tragica notte, erano “fuori sede”, ossia provenivano dalle regioni limitrofe. Cosa farà allora? Richiamerà la Protezione Civile anche dalla Basilicata, dalla Puglia, dalla Campania, dal Lazio?”.

DE MATTEIS: ”NON SIAMO COSI’ IMBECILLI. LE DOMANDE SONO ALTRE”

L’AQUILA – “La Protezione civile è fatta di tante componenti, dai volontari ai vigili del fuoco alle forze dell’ordine eccetera. Voglio sperare che il presidente del Consiglio abbia questa percezione perché nessuno da queste parti è così rimbecillito da pensare a gesti folli. Piuttosto tra i molti che ho visto e sentito parlare ce ne sono alcuni che hanno scodinzolato dietro Berlusconi ad ogni pie’ sospinto: l’inaugurazione di C.a.s.e., Map, scuole e oggi magari lo dimenticano”.

Lo ha detto il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis. “Il vero problema – aggiunge De Matteis – è drammatico e semplice allo stesso tempo e mi viene da chiedere al presidente del Consiglio e al ministro Tremonti: i soldi della Cassa Deposti e prestiti sono veri o derivano da quote che originano dal credito d’imposta, cioè chiacchiere? I soldi del Cipe sono spendibili realmente o no? Le macerie le sposteranno davvero o no? Le tasse e i mutui per categorie più deboli le teniamo sospese o no? La zona franca urbana resta come noi l’abbiamo chiesta ed ottenuta o no?”.

“Saremo montanari – prosegue – ma non fessi – Sono queste le risposte che vogliamo e subito dal presidente del Consiglio e dal ministro Tremonti. In questa città dove è stato invitato il mondo, sindaco vice commissario e presidente commissario tolgano ogni alibi a chi tira fuori i soldi cioè Tremonti: invitatelo in città, che venga a vedere come stanno davvero le cose, nessuno gli torcerà un capello e avremo modo di capire”.

“Se non verrà – conclude il vice presidente del Consiglio regionale – sarà chiaro tutto, a quel punto non ci sarà più bisogno di commissari e vice: ci venga direttamente Tremonti, svolga lui direttamente il ruolo di commissario e vice commissario. Siamo sicuri non si tirerà indietro e così potrà dimostrare di essere il migliore e ricostruire la città. Ma se tutto ciò non è, smettiamola di prendere per i fondelli un’intera città e giochiamo carte scoperte una volta per tutte”.

D’ALESSANDRO: ”GRAVE DIFESA D’UFFICIO DI CHIODI”

PESCARA – “Ciò che è più grave delle affermazioni di Berlusconi è la difesa d’ufficio da parte del presidente della Regione, nella sua veste di commissario per la ricostruzione, che non avverte il senso dell’umiliazione subìta con quelle parole dal popolo aquilano e abruzzese e, dunque, la sua come presidente della Regione, che secondo Berlusconi è una sorta di far west”. Lo afferma il capogruppo in Regione del Partito democratico, Camillo D’Alessandro.

“Neanche l’appartenenza a un partito – conclude D’Alessandro – può giustificare la svendita delle prerogative dell’Abruzzo a partire dalla difesa della nostra dignità, ma ciò pare non interessare Chiodi e la sua inesistente ecasuale maggioranza”.

SAIA (PDCI): ”PAROLE INGIURIOSE, CI FU SUPERFICIALITA”’

L’AQUILA – “Allucinanti, ingiuriose e inquietanti le parole pronunciate dal presidente del Consiglio Berlusconi contro gli Aquilani”. Lo dice il presidente dei Comunisti italiani in Consiglio regionale, Antonio Saia.

“Piuttosto – aggiunge – si vergogni delle omissioni e della assoluta superficialità con cui il suo Governo e la Giunta regionale abruzzese hanno ignorato i gravi segnali che annunciavano il pericolo del devastante terremoto. Si veda l’interpellanza dal sottoscritto presentata il 2 aprile 2009, pubblicata il 3 sui quotidiani abruzzesi, in cui si denunciava il fatto che quindi era già noto che le scosse dei giorni precedenti il 6 aprile 2009 stavano già causando danni a strutture pubbliche e private di L’Aquila e dei comuni limitrofi”.

“Quindi – dice infine Saia – piuttosto che “sparare” su un popolazione offesa e martoriata, Berlusconi pensi a chiedere scusa agli abruzzesi per i ritardi e per le omissioni e a riparare i danni e i lutti che, anche a causa della inerzia sua e del suo Governo, sono stati causati alla città dell’Aquila e a un gran numero di comuni e cittadini abruzzesi”.

RIGA: ”BERLUSCONI PENSI ALLA CITTA’ OPPURE TACCIA”

L’AQUILA – “Un episodio increscioso, che lede la dignità dei cittadini aquilani”. Con queste parole l’assessore all’Urbanistica del Comune dell’Aquila, Roberto Riga, commenta le dichiarazioni del premier Berlusconi.

“Si tratta – aggiunge – di affermazioni di una gravità inaudita, irriguardose e infamanti nei confronti di un popolo che ha perso tutto, a cominciare dagli affetti più cari, e che ormai, sempre di più, si sente solo. Appare evidente, e questo risulta ancora più avvilente e mortificante, che il presidente del Consiglio strumentalizza la tragedia aquilana ancora una volta”.

“Prima – spiega l’assessore – lo ha fatto per portare acqua al suo mulino e spegnere le polemiche suscitate dagli scandali estivi, ora cerca di distogliere l’attenzione dal problema dei tributi e delle mille promesse che non potrà mai mantenere. Pensi piuttosto, Berlusconi, a risolvere i problemi di una comunità che rischia di venir soffocata dal ritorno al pieno regime fiscale, dovendo restituire tutto e subito, e a sanare la grave ingiustizia contenuta in questo provvedimento rispetto al trattamento riservato ad altre popolazioni terremotate”.

“Pensi piuttosto, il nostro premier, alle ditte impegnate nella ricostruzione, che aspettano di essere pagate, ai titolari di attività produttive, messi in ginocchio dal sisma e ancora in attesa, dopo oltre un anno, dei promessi indennizzi. Pensi, insomma, almeno a tentare di risollevare una città ormai agonizzante, oppure abbia la dignità e il rispetto di tacere”.