L’AQUILA – “Quanto accaduto ieri al Senato dimostra per l’ennesima volta la volontà da parte di qualcuno di approfittare della tragedia dell’Aquila. Le forze politiche, istituzionali e imprenditoriali aquilane devono formare un blocco unico, la battaglia sulla restituzione della tasse, se persa, può metterci definitivamente in ginocchio”.
È furioso Ezio Rainaldi, delegato alla ricostruzione di Confindustria L’Aquila, sul nuovo capitolo della restituzione delle tasse sospese nei mesi successivi al sisma del 6 aprile 2009.
Dopo lo stralcio dell’articolo 35 della legge comunitaria 2013, che imponeva la restituzione al 100% da parte delle imprese superando la ‘legge Letta’, che aveva fissato uno sconto del 60%, la cosiddetta norma killer è stata riproposta per la terza volta, sempre in Senato, nella conversione del cosiddetto “decreto lavoro”.
“A Roma qualcuno ha cercato di fare una ‘sveltina’ – dichiara Rainaldi – mi riferisco a un sottosegretario del dipartimento del Tesoro, quindi ministero dell’Economia, che ha sostanzialmente riproposto il vecchio articolo 35, il ‘killer’, mediante l’articolo 11 bis. In pratica, la stessa ‘fregatura’ da cui ci siamo salvati poco tempo fa. Non solo. I contenuti di questo articolo sono decisamente a favore dell’Emilia Romagna terremotata. Mi sembra evidente che c’è chi continua ad approfittare dell’Aquila”.
“Non possiamo continuare a rischiare la pelle per colpa di altri – esplode l’imprenditore aquilano – le tasse per le nostre imprese sono una questione di vita o di morte, è ora di dire basta. In ballo ci sono 500 milioni, non si può più scherzare”.
Rainaldi lancia un appello rivolto ai rappresentanti del tessuto istituzionale e produttivo aquilano.
“I politici che difendono L’Aquila a Roma hanno bisogno dell’appoggio di tutti – dice – se non si rafforzano gli ormeggi da tutti i punti di vista, siamo fuori. Combattere questa situazione significa trovare strade da battere per poterci difendere sia tecnicamente, di fronte ai tecnici dei ministeri, sia politicamente, creando le condizioni affinché i politici possano presentarsi a Roma con le spalle più larghe e più forti”.
“Le imprese cacciano i soldi, questo i tecnici non lo capiscono, le imprese terremotate con la legge di 3 anni fa sono rimaste in piedi fino a oggi. Siamo in una situazione di crisi locale, c’è paura, gli investimenti non arrivano, la zona franca non basta per tutelarci”, conclude.



