L’AQUILA – “Tanto tuonò che piovve, si potrebbe dire. Il mancato inserimento nel decreto Milleproroghe delle modalità per equiparare i terremotati aquilani ai casi analoghi del passato è solo l’ultimo capitolo di una vergogna nazionale senza fine”. A scriverlo sono il segretario provinciale dell’Aquila di Prc, Fabio Pelini, e il capogruppo del partito in Consiglio comunale, Enrico Perilli che chiedono le dimissioni del commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi.

“Siamo tuttavia convinti che di fronte ai giochi di prestigio del governo, che trova i soldi per gli alluvionati del Veneto ma non per L’Aquila in ginocchio, le responsabilità della classe politica locale siano evidenti. Chi oggi piange lacrime di coccodrillo dopo aver avallato e dato credibilità ad un’insulsa politica degli annunci (peraltro mai rispettati) dei Berlusconi e dei Bertolaso, dovrebbe farsi un esame di coscienza e abbandonare la fallimentare strada della mediazione al ribasso; d’altro canto, il commissario Chiodi e l’aquilano De Matteis, che hanno in questi mesi tentato di mitigare la rabbia degli aquilani rassicurando ogni volta sulla correttezza del Governo, sono considerati dal premier e dai suoi accoliti alla stregua di domestici senza alcuna voce in capitolo”.

“Appare oltretutto risibile il tentativo del vicepresidente del consiglio regionale De Matteis – maldestramente accompagnato dagli esponenti locali del centrodestra oltre che da Vespa e da alcuni giornalisti – di salvare Berlusconi addossando ogni responsabilità a Tremonti, riproponendo l’usurato cliché in chiave governativa “poliziotto buono poliziotto cattivo” e ignorando che quando il premier ha davvero a cuore un interesse, alza il telefono ed ottiene ovviamente ciò che vuole, come ha più volte fatto nella collocazione televisiva delle sue amiche o per le sue questioni giudiziarie”.

“Ora, se si vuole davvero raddrizzare una situazione ormai compromessa, ci aspettiamo nelle prossime ore le dimissioni di Chiodi da commissario e a seguire le dimissioni in blocco di tutte le cariche elettive in Regione, Provincia e Comune, quantomeno per porsi in sintonia con i cittadini aquilani. Da parte nostra, se le cose dovessero rimanere così e costringere le provate genti aquilane a questa ulteriore umiliazione, siamo pronti ad azioni eclatanti, perché le parole non bastano più”.