L’AQUILA – “Non votate più la fiducia al governo!”: solo tre deputati abruzzesi o eletti in regione hanno raccolto il grido infuriato del popolo aquilano sulla restituzione dei contributi previdenziali Inps e Inail, e intanto in città monta la rabbia.
La storia è risaputa: con due circolari è stato stabilito che una quota delle tasse sospese a seguito del sisma devono essere versate al 100%, perché assimilabili agli aiuti di Stato, nonostante una legge abbia fissato al 40% e in 120 rate la quota da rimborsare.
Nel corso di un’assemblea infuocata di qualche giorno fa nel tendone di piazza Duomo era stato chiesto ai parlamentari di erigere un muro di sbarramento nei confronti del governo, però solo in pochissimi hanno raccolto l’appello: si tratta di un fronte trasversale costituito da Giovanni Lolli (Pd), Marcello de Angelis (Pdl) e Augusto Di Stanislao (Idv) che non hanno risposto alla chiamata in aula quando si è trattato di votare la questione di fiducia.
In realtà il provvedimento in discussione era quello sull’anticorruzione, un tema quantomai attuale sull’agenda politica, ma i tre parlamentari hanno comunque deciso di tenere fede alla richiesta arrivata dal territorio.
Tutti gli altri, invece, da Pierluigi Mantini (Udc) a Daniele Toto (Fli), passando per Paola Pelino (Pdl) e Tommaso Ginoble (Pd) hanno mantenuto il patto di ferro con l’esecutivo tecnico di Mario Monti.
Segno che la pattuglia abruzzese, tra la lotta e il governo, in larga parte sceglie quest’ultimo.
Una brutta notizia per le popolazioni del capoluogo e del cratere, che si ritrovano ancora più sole a combattere una battaglia che si annuncia durissima.
Una circostanza che ha fatto andare su tutte le furie due tra i più accalorati sostenitori delle ragioni degli aquilani: il consigliere regionale del Pdl Luca Ricciuti e il capogruppo al Comune di Appello per L’Aquila, Ettore Di Cesare.
Ricciuti ha tuonato: “chi non è al nostro fianco è meglio che non si faccia più vedere da queste parti”.
Gli ha fatto eco Di Cesare che, ad AbruzzoWeb, ha detto: “chi ha rinnovato la fiducia al governo ha poco a cuore le sorti della città, c’è in giro troppa arrendevolezza, anche da parte del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che cerca sempre di risolvere i problemi con i suoi contatti e quando non ce la fa chiama a raccolta le masse”.
La proroga concessa dagli istituti previdenziali fino al 16 dicembre prossimo comunicata ieri, infatti, è un palliativo, nulla più.
Nel frattempo si attende l’istituzione di un tavolo tecnico Italia-Ue, cui dovrebbe partecipare anche un esperto aquilano del settore, che dovrà affrontare la questione e cercare di risolverla: considerati i tempi della burocrazia sembra quasi certo che i cittadini terremotati troveranno una sgradita sorpresa sotto l’albero di Natale.
Una condizione condivisa con altri territori colpiti in passato da calamità, come Umbria, Marche e Molise, su cui si sono concentrate le attenzioni poco benevole dell’Europa.
Nel mentre il governo sta alla finestra e guarda l’evolversi degli eventi: da un lato subisce le pressioni, per il momento a dire la verità blande, degli interessati, dall’altro potrebbe incassare svariate centinaia di milioni di euro inaspettati che di questi tempi sono come una manna dal cielo. Pierluigi Biondi
CASAPOUND PLAUDE A LOLLI
“Da aquilani e da italiani non possiamo che apprezzare il coraggioso gesto del deputato del Pd Giovanni Lolli, che andando contro la linea del suo partito ha scelto di non dare il suo voto di fiducia all’esecutivo per protesta contro la decisione degli enti previdenziali, sostenuta dal ministro del Lavoro Elsa Fornero, di chiedere la restituzione del 100% dei contributi previdenziali sospesi a causa del sisma del 6 aprile 2009, rispondendo così alle esortazioni rivoltegli dai cittadini e dalle associazioni aquilane, tra cui Casapound”.
È quanto afferma in una nota Paolo Ardini, portavoce di CasaPound L’Aquila.
“Un gesto ancora più notevole, quello di Lolli – continua Ardini – se si considera che è parlamentare di un partito, il Pd, che si segnala, a dispetto della piena adesione politica al modello liberista, per una linea di gestione rigidamente ‘sovietica’ dell’ordine interno, evidente retaggio del passato comunista, come dimostrano gli attacchi cui è soggetto con cadenza giornaliera il candidato ‘dissidente’ alle primarie Matteo Renzi. Resta comunque il fatto che la scelta da parte del ministro Fornero di appoggiare la richiesta di restituzione al 100% dei contributi previdenziali sospesi non costituisce un caso isolato, ma fa parte di una linea politica, perseguita dall’attuale governo fin dal giorno suo insediamento, di rinuncia alla sovranità nazionale a favore dei tecnocrati di Bruxelles e di disinteresse per i bisogni degli italiani, subordinati agli interessi di banche e poteri forti. L’unica linea davvero coerente con gli interessi de L’Aquila e dell’Italia intera non può quindi che essere quella di non fornire alcun sostegno ad un governo non eletto dal popolo e che non fa gli interessi del popolo’’.
“Casapound – conclude Ardini – è stata fin dal primo giorno contraria al governo Monti, e continuerà sempre ad esserlo. Tocca ad altri ora prendere definitivamente atto della situazione che si è venuta a creare nel nostro paese e perseguire la linea della coerenza, abbandonando la politica del piede in due staffe: barricaderi a L’Aquila, e ligi esecutori di ordini di partito a Roma. Solo così acquisiranno davvero i titoli per poter guidare la protesta degli aquilani contro lo strangolamento economico della nostra città, decretato da un governo antinazionale”.



