CAMPLI – Un incontro molto partecipato si è svolto sabato scorso a Campli (Teramo) per discutere della nuova legge che disciplina la raccolta dei tartufi proposta dalla Giunta regionale.
Presenti il consigliere regionale Claudio Ruffini e gli assessori comunali Sandro Mariani e Marino Fiorà, oltre a un nutrito numero di tartufai teramani.
“È stato un utile momento di confronto con coloro che più di tutti conoscono il mondo del tartufo – dice Ruffini – Questo primo incontro è stato utile per esaminare la legge assieme agli operatori che hanno espresso le prime perplessità sulla proposta di riforma avanzata dall’assessore Febbo”.
LE CRITICITA’
Secondo i tartufai, la nuova legge prevede periodi di raccolta delle varie specie di tartufi molto differenti rispetto al passato.
Le quantità possibili da prevelevare, inoltre, vengono giudicate troppo restrittive.
Il pagamento del tesserino annuale passa dagli attuali 98 euro a 150 euro previsti dalla legge Febbo. Un aumento inacettabile e ingiustificato in questo momento di crisi economica.
I tartufai chiedono che i maggiori oneri, se proprio deve esserci un aumento, vengano inoltre reinvestiti sui territori a vocazione tartufigena per esempio con tartufaie sperimentali chiuse al prelievo per un determinato periodo di tempo.
Contestano anche la sanzione prevista dalla legge per la raccolta di tartufi avariati.
Le autorizzazioni per i non residenti restano un problema irrisolto: la legge prevede che chi viene da fuori regione deve semplicemente fare richeista al Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato in cui ha domicilio.
Ruffini nell’incontro ha riconsciuto e ribadito l’esigenza di aggiornare la vecchia disciplina che risale al 1988, ma allo stesso tempo si è preso carico di fare proprie le osservazioni proposte dai tartufai.
“Ci sono altri aspetti da chiarire – fa notare il consigliere del Partito democratico – come il fatto che Febbo voglia riservarsi una quota pari al 50 per cento dell’entrate dei tesserini per fare in modo ‘generico’ la promozione dei tartufi. Da una nostra stima in Abruzzo ci sono 12 mila tesserini che moltiplicati per 150 euro fanno un bel po’ di soldi”.
“Insisitiamo che questo denaro venga invece reinvestito, ogni anno, sui territori oggetto del prelievo – aggiunge – affinchè ci sia un ricambio naturale nella produzione tartufigena”.
“Inoltre contestiamo che l’assessore Febbo abbia scelto solo l’università di Scienze Ambientali dell’Aquila e non l’Università di Agraria di Teramo, per attività di ricerca scientifica sul tartufo”, conclude.





