L’AQUILA – “Le nostre sentenze, da sole, non bastano: occorre anche un nuovo atteggiamento culturale della pubblica amministrazione”.
Questa la “bacchettata” arrivata alla politica dal presidente del Tribunale amministrativo regionale abruzzese, Cesare Mastrocola, nel corso della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2012, svolta oggi all’Aquila nella sede in località Sant’Antonio.
Il presidente ha sottolineato numerosi aspetti che non vanno nella Pa, rivendicando invece i risultati di rilievo ottenuti dal Tar, che nel 2011 ha smaltito il carico di lavoro e anche un po’ di arretrato, seppur in condizioni “di obbiettiva e crescente difficoltà” per la “rilevante carenza degli organici del personale di magistratura e segreteria”.
Capitolo a parte la ricostruzione. Mastrocola ha parlato di “corsia preferenziale” che consente di rispondere “in tempi brevissimi” alle cause legate a questo difficile percorso.
Una stilettata anche al sistema dell’Unione europea, che con “interventi a volte molto invasivi nel campo della legislazione” incide sulla “sovranità dello Stato, una volta piena”, che “continua a subire una serie di erosioni”.
LE FRECCIATE ALL’AMMINISTRAZIONE
Nella sua relazione il presidente ha lanciato l’allarme sulla “condizione in cui versa la pubblica amministrazione italiana” che, a suo dire, “assume aspetti di criticità molto rilevanti”: in particolare, la “ancora non attuata modernizzazione” e il “rigido ossequio delle forme” che alimenta “quel concetto di ‘burocrazia’ che tanto spaventa i cittadini e le imprese’”.
Altra frecciata, “il potere politico mostra ormai una crescente insofferenza verso il controllo dei propri atti” ma, per Mastrocola, “l’intervento del giudice, quando viene richiesto, non significa intromissione”. Al contrario, il “criterio orientativo” dell’azione del Tar è quello di “esclusione di ogni forma d’ingerenza o di inappropriata supplenza”.
Critiche inoltre per la “evidente riottosità che dimostrano le pubbliche amministrazioni nell’eseguire le pronunce del giudice amministrativo”, forse perché spesso vanno a incidere su “una prassi amministrativa da tempo seguita e quindi ormai consolidata”.
È poi “troppo alto” per Mastrocola “il numero dei ricorsi proposti avverso il silenzio-inadempimento della pubblica amministrazione”, come quelli per la normazione delle aree a vincolo urbanistico decaduto all’Aquila.
I NUMERI DEL 2011: RIDOTTO L’ARRETRATO
Nel 2011 il Tar abruzzese ha processato 792 ricorsi contro i 719 dell’anno precedente. Ha definito 874 affari, cui vanno aggiunte 550 pronunce in fase cautelare per un totale di 1.424 provvedimenti giurisdizionali pubblicati.
“Continua pertanto il trend positivo nell’erosione dell’arretrato che – ha evidenziato Mastrocola – negli ultimi anni, non ha mai avuto alcuna inversione di tendenza”.
Dei 792 ricorsi, 415 recano domanda di sospensiva: “Le misure cautelari giocano un ruolo determinante per l’efficacia della giustizia amministrativa”.
Quanto alle materie del contendere, primeggiano l’edilizia e l’urbanistica, 203 ricorsi, seguono autorizzazioni e concessioni, 117, altri ricorsi in genere, 105, e la sanità, 94. Curiosità, un solo ricorso in ambito di agricoltura e foreste.
Numeri resi più preziosi perché “ottenuti con un numero di magistrati carente del 40 per cento rispetto all’organico previsto”, ha gongolato il presidente. E che potranno migliorare con l’arrivo dal 1° febbraio del nuovo consigliere Elvio Antonelli “a parziale compensazione della carenza di organico”.
LA “CORSIA PREFERENZIALE” PER LA RICOSTRUZIONE
Fuori dalla relazione, parlando con i cronisti Mastrocola ha ammesso che il Tar ha riservato una “corsia preferenziale” per le cause legate alla ricostruzione dell’Aquila.
“Le risposte – ha evidenziato – arrivano in tempi brevissimi, anche con le sentenze. C’è stato uno sforzo della sede dell’Aquila per accorciare ancora di più ai tempi, visto che il codice non impone sentenze in tre-quattro mesi mentre noi lo facciamo di regola”.
L’EROSIONE DELLA SOVRANITA’ POPOLARE
All’inizio del suo scritto, nelle considerazioni generali, parlando dei “profondi cambiamenti” nell’assetto delle istituzioni Mastrocola ha parlato anche di sovranità nazionale che, a suo dire, “continua a subire una serie di erosioni”.
“Innanzitutto – ha scritto – per l’appartenenza del nostro Paese all’Unione europea, la quale, con interventi a volte molto invasivi nel campo della legislazione – basti pensare alle direttive autoesecutive e ai regolamenti immediatamente applicabili – sta in realtà realizzando il primato del diritto comunitario sull’ordinamento interno”.
Lo stesso avviene nel campo giurisdizionale, anche allo stesso Tar: le decisioni degli organi europei “influenzano sempre di più le pronunce dei giudici nazionali”, ha concluso. (alb.or.)



