L’AQUILA – “Come se negli ultimi dieci anni non ci fossero stati diversi terremoti, la provvista di magistrati è sempre stata largamente al di sotto dell’organico di diritto”. E il risultato è l’altissimo numero di ricorsi pendenti, 2.031 a L’Aquila, e 608 nella sede staccata di Pescara, in incremento del 40 per cento rispetto al 2016.
E’ uno dei passaggi salienti della relazione del presidente del Tribunale anministrativo regionale per Abruzzo, Umberto Realfonzo, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2020 della giustizia amministrativa.
Al fianco di Realfonzo la presidente della sezione del Tar distaccata di Pescara, Renata Ianigro, la rappresentante del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, Silvana Bini, il vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, il vice sindaco dell’Aquila, Raffaele Daniele, il presidente dell’Ordine degli avvocati dell’Aquila, Maurizio Capri, la rappresentante della Società italiana avvocati amministrativi, Benedetta Lubrano, la rappresentante dell’Avvocatura di Stato dell’Aquila, Anna Buscemi.
Presenti anche l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, cardinale Giuseppe Petrocchi, il senatore ed ex presidente della Regione Abruzzo, Luciano d’Alfonso, la deputata Stefania Pezzopane, entrambi del Partito democratico, il consigliere regionale ed ex vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini,il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto.
“Nonostante le reiterate richieste dei miei predecessori – ha proseguito Realfonzo – il numero dei giudici assegnati alla sezione è stato del tutto insufficiente a fronteggiare non solo i ricorsi pregressi ma soprattutto il sopravvenire di un contenzioso peraltro estremamente specialistico”.
E ha aggiunto: “per il 2019 alle predette cause si è aggiunta la necessità di assicurare la funzionalità della sezione di Pescara, in cui l’organico di fatto si è ridotto a due soli magistrati. E tale ulteriore situazione ha così finito per incidere in maniera estremamente negativa sulla funzionalità stessa della sede dell’Aquila”.
In ogni caso sottolinea Realfonzo, “nonostante la carenza di organico la sezione ha fatto il massimo per assicurare la qualità delle decisioni e la tempestività del deposito delle sentenze, massimizzando i tempi di risposta alle istanze delle parti, consentite dal processo amministrativo telematico”.
Entrando dunque nel merito dell’attività giurisdizionale 2019, snocciolando i numeri, Realfonzo ha sottolineato che la sezione dell’Aquila ha un arretrato totale di ben 2.031 ricorsi, “e si tratta di vertenza interessano un arco temporale che va dal 2011 fino al 2019”.
“Se tali carenze sono state il frutto di insufficiente assegnazioni dei magistrati – osserva il presidente del Tar -, è evidente che tale arretrato si supererà solo con il pieno recupero dell’organico di diritto del tribunale”.
Situazione critica anche nella sezione distaccata di Pescara, ha confermato nella sua relazione la presidente Renata Ianigro.
Qui le pendenze al 2019, risultano seconde in Italia per entità, dopo quelle del Tar di Perugia, con un incremento del 15,3% dei ricorsi pendenti, in rapporto alla precedente rilevazione del 31 dicembre 2018.
Nel 2016 i ricorsi pendenti erano 355, si è arrivati a 608 nel 2019, con un incremento superiore al 40%
“Tale dato molto poco incoraggiante per il futuro – commenta Ianigro – Non può nemmeno giustificarsi in relazione al numero di ricorsi sopravvenuti che rispetto agli anni precedenti è in costante diminuzione. Risultano depositati infatti al 31 dicembre 2017 un totale di 411 ricorsi, ridotti a 399 alla fine del 2018 ed ulteriormente diminuiti a 371 al 31 dicembre 2019 con un decremento stimabile nella misura del 10% rispetto al 2017”.
Altri eloquenti numeri: al Tar dell’Aquila nel 2019 sono stati depositati 534 ricorsi, 10 in più rispetto al 2018.
A fronte dei quali sono stati emessi in tutto 848 provvedimenti, di cui 507 sentenze definitive, 64 sentenze brevi, 47 ordinanze collegiali, oltre ad altri decreti decisori. Per un totale di 749 provvedimenti di chiusura definitiva, a vario titolo, di contenziosi.
Al Tar dell’Aquila si registra poi una diminuzione dei ricorsi per l’accesso ai documenti “a testimonianza di una maggiore apertura delle amministrazioni che non può non essere apprezzata”, sottolinea Relfonzo.
Diminuiscono i ricorsi in materia di edilizia, in buona parte relativi all’abusivismo, e i ricorsi concernenti il servizio sanitario nazionale.
Aumentano invece i ricorsi per le autorizzazioni e concessioni, i ricorsi elettorali e le richieste di esecuzione di giudicato.
Notevole invece l’incremento, in termini numerici, dell’impugnativa in materia di appalti pubblici, che da 25 ricorsi del 2018 sono saliti a 47 nel 2019, “peraltro tutti di notevole complessità”, osserva Realfonzo.
Per quanto riguarda la sede distaccata di Pescara, nel 2019 sono stati depositati 371 ricorsi, in diminuzione rispetto al 2018, quando sono stati 399.
La presidente Ianigro ha ricordato che “la ridotta operatività della sezione, ha comportato un decremento della produttività dal momento che nel 2019 sono state depositate complessivamente 274 sentenze, ossia 39 in meno rispetto al 2018. Il dato statistico, che rappresenta un minimo storico per la sezione di Pescara, esprime comunque una riduzione della produttività di circa il 13% rispetto all’anno precedente, che appare minima se rapportata alla circostanza che su 21 udienze solo 10 si sono svolte con tutti e tre magistrati del collegio a pieno carico”.
Focalizzando l’attenzione sulle materie trattate, si registra a Pescara un decremento dei ricorsi in materia di ambiente, dai 7 del 2018 all’una soltanto nel 2019, e sulla materia “inquinamento” da 11 del 2018 a 4 del 2019. Rimangono stabili ricorsi sulla materia “stranieri”.
Realfonzo ha sottolineato infine “l’atteggiamento complessivamente sempre corretto e collaborativo dell’Avvocatura, che ha di molto facilitato il nostro compito”.
Di contro Realfonzo ha lamentato che “ancora troppi depositi di documenti sono effettuati senza dare alcuna indicazione circa la data dell’operazione, e soprattutto circa l’oggetto”.
“Tale comportamento non tiene conto del disagio del magistrato costretto inutilmente a defaticanti aggravi di lavoro”, ha ammonito.
Inoltre spesso “non viene allegata “la prova del versamento del contributo unificato, seppure regolarmente assolto. In tali casi si determina un perverso ed inutile iter burocratico di accertamento”. Filippo Tronca





