PESCARA – In Abruzzo è emergenza sfratti. Superiore alla media nazionale e con una delle quattro province, quella di Pescara, addirittura terza in Italia.
A dirlo sono i dati del ministero dell’Interno relativi al 2015, gli ultimi elaborati da Nomisma.
Sfratti dovuti, in buona parte, a morosità, che in Italia sono stati ben 57.015 su un totale di 64.676 rilasci esecutivi; la restante parte è, invece, dovuta a finita locazione o a necessità del locatario.
La buona parte della morosità è “incolpevole”, dovuta, cioè, a una situazione di impossibilità a provvedere al pagamento del canone di locazione a causa della crisi economica e occupazionale.
Un sintomo della crisi e dell’impoverimento degli italiani, la cui evidenza non può essere nascosta da nessuna narrazione ottimista.
Quel che è più grave è che, nel frattempo, per mancanza di soldi latitano politiche efficaci per aumentare il numero delle case popolari, al fine di rispondere a una crescente richiesta.
Del resto le le Aziende territoriali per l’edilizia residenziale (Ater), di cui si attende da anni la riforma, non hanno risorse nemmeno per ristrutturare e utilizzare le centinaia di appartamenti vuoti già di loro proprietà.
Parlando con AbruzzoWeb, a chiedere interventi immediati alla politica, a tutti i livelli, sono il direttore di Federcasa nazionale, l’aquilano Venanzio Gizzi, che è anche direttore generale dell’Ater aquilana, e Paola Puglielli, della Cgil funzione pubblica, ai cui sportelli si affolla un crescente numero di persone che non riescono più a pagare l’affitto.
Venendo ai numeri, in Abruzzo le ordinanze di sfratti esecutivi sono state 1.603, di cui ben 883 per morosità.
Un aumento rispetto al 2014 del 33,8 per cento, anche se poi gli sfratti effettivamente eseguiti sono stati 754, questa volta in diminuzione rispetto all’anno precedente.
Le tabelle più significative pubblicate dal ministero sono quelle che mettono a confronto le regioni italiane, considerando non il numero assoluto di sfratti, ma la loro incidenza in base alla popolazione residente.
Da esse risulta così che in Abruzzo si è verificato uno sfratto ogni 344 abitanti, un dato ben al di sopra della media italiana di uno ogni 399.
L’Abruzzo è quarto nella classifica generale, dopo il Lazio (uno sfratto ogni 301 abitanti), la Toscana uno ogni 306) e l’Emilia Romagna, (uno ogni 324).
Ad alzare la media è soprattutto Pescara, terza provincia in assoluto: uno sfratto ogni 167 famiglie, peggio solo della provincia di Barletta-Andria-Trani (uno ogni 148), e di Savona (uno ogni 152).
Meglio va nelle altre province: in quella di Teramo, uno sfratto ogni 607, a Chieti 531, a L’Aquila 464. In ogni caso sotto la media nazionale.
Davanti a questi numeri Gizzi osserva prima di tutto che “lo sfratto va valutato sotto due aspetti: morosità colpevole e morosità incolpevole. Bisogna prestare attenzione soprattutto alla seconda categoria, che è reale sintomo di un disagio sociale e della crisi economica che ancora morde. Tante famiglie – rileva – non riescono più a permettersi una casa in affitto. E a incidere non è solo il canone, ma anche le spese delle bollette, sempre più alte, e il costo della vita in generale”.
Una cosa è certa: proprio per far fronte a un crescente disagio abitativo, sarebbe prioritario potenziare le politiche di edilizia residenziale pubblica.
Ma in Italia, calcola Openpolis, sono circa 650 mila le domande inevase di alloggi popolari inoltrate da famiglie a cui il Comune non può assegnare la casa anche se ne hanno diritto e rientrano nelle graduatorie municipali.
Non è dato sapere qual sia il numero esatto relativo all’Abruzzo, ma anche qui siamo nell’ordine delle migliaia.
“I numeri del ministero conferma un’emergenza che denunciamo da anni. Agli sportelli del sindacato aumentano le persone che ci chiedono aiuto perché non ce la fanno a pagare l’affitto o il mutuo e sono a rischio sfratto – commenta Puglielli – Gente che ha perso il lavoro, o che un lavoro ce l’ha ma non percepisce lo stipendio da mesi, visto che sempre più aziende subiscono la crisi di liquidità, anche perché magari la pubblica amministrazione, oltre ad aver ridotto appalti e commesse, paga in forte ritardo i fornitori”.
“Sono famiglie che non riescono più a tirare avanti, che un tempo potevano essere definite benestanti, in una situazione in cui basta una cura dal dentista per indebitarsi”, precisa ancora.
Centrali nelle politiche della casa in Abruzzo come altrove sono le Ater, di cui da tempo si attende una legge di riordino.
L’ultima, quella dell’assessore regionale DonatoDi Matteo, che intende accorpare le cinque Ater abruzzesi in un’unica organizzazione, chiamata Ara, Azienda regionale per l’abitato, dotata di funzioni di gestione e sviluppo.
Cancellando i cinque cda e relativi costi, accorpando le centrali di acquisto ottenendo economie di scala.
La Regione ha avviato anche un piano di dismissione del patrimonio abitativo pubblico, con diritto di prelazione ai residenti, come imposto dalle leggi nazionali, al fine di fare cassa per investire nelle ristrutturazioni del patrimonio edilizio inutilizzabile e di diminuire i costi di gestione, ormai elevatissimi.
Ma con la crisi del mercato immobiliare non è un’operazione facile, neanche in Abruzzo.
Anche perché chi occupa attualmente le case popolari, pagando un canone molto basso (in Abruzzo è tra i più bassi in Italia), ha poca convenienza ad acquistare.
Le case popolari, insomma, non bastano.
E non ci sono risorse per implementarle.
A tal proposito è significativa un’altra classifica, relativa alla spesa pro capite annua di ciascun comune italiano per l’edilizia residenziale.
Tra gli 8.003 comuni italiani, è Milano quello che spende di più per l’edilizia pubblica con oltre 75 euro pro capite, cui seguono Venezia, 42 euro per ogni abitante, e Firenze con 35,8 euro.
I capoluoghi abruzzesi sono in media alta classifica: Teramo è al 1.010° posto con 7,3 euro, Pescara, 1.092°, con 6,3 euro, L’Aquila 1.687° con 2,1 euro e Chieti, 1.787°, con 1,8 euro procapite di spesa.
Ma questo evidentemente non basta, come conferma anche Gizzi.
“Quello che sarebbe auspicabile è una riforma complessiva della politica dell’abitare, che vada incontro a tutte le esigenze – conclude il direttore di Federcasa -. Attualmente l’edilizia residenziale pubblica non è accessibile, in termini di requisiti, a tante giovani coppie, anziani ed anche studenti”.






