CHIETI – Tramite il suo avvocato, Vittorio Masci, l’amministratore unico dell’Ater Chieti Marcello Lancia si dichiara estraneo alle accuse mosse contro di lui dall’imprenditore aquilano Claudio D’Alessandro.

Secondo quest’ultimo, Lancia avrebbe preso tangenti per pilotare gli appalti dell’Ater, così come avrebbe fatto il presidente Aca, Ezio Di Cristoforo.

Lancia ammettere di conoscere l’imprenditore aquilano, “così come conosce e parla – sottolinea ad AbruzzoWeb l’avvocato Masci – con tanti altri imprenditori. Ma nulla più di questo”.

C’è poi quel soprannome, “Ganghetta”, affibbiato da D’Alessandro a Lancia, “ma nessuno – continua il difensore – tra amici e conoscenti lo chiama così. Quando lui l’ha saputo, si è fatto addirittura una risata, non riuscendo a capire, comunque, perché ‘Ganghetta’ avrebbe dovuto essere proprio lui”.

Secondo Masci il castello accusatorio contro il suo assistito non reggerà alla prova dei fatti: “Oltre le parole di D’Alessandro – dice – non ci sono riscontri concreti. Non ce ne sono di natura bancaria, non sono saltati fuori conti corrente sospetti e neanche intercettazioni telefoniche. Ci sono solo i controlli sui telepas e sulle celle telefoniche agganciate che ci dicono solo che D’Alessandro si era recato effettivamente nei posti dove si trovava anche Lancia, che, tra l’altro, sono luoghi che Lancia frequenta abitualmente per lavoro”.

Un’altra questione che l’avvocato pone riguarda il fatto che l’amministratore Ater non ha ruoli nelle gare dell’Azienda, che vengono preparate da organi tecnici.

Lancia, ai domiciliari insieme a due dipendenti dell’Azienda territoriale di edilizia residenziale di Chieti Ernesto Marasco e Alessandro Faraone, non è stato sottoposto ancora all’interrogatorio di garanzia perché le indagini relative all’Ater di Chieti stanno per essere stralciate e passate per competenza territoriale da Pescara alla procura della Repubblica teatina.

L’interrogatorio di garanzia potrebbe esserci tra lunedì e martedì della prossima settimana.