ROMA – Dopo la bufera che ha fatto seguito al ridimensionamento del superbonus, con il blocco della cessione dei crediti, oltre che dello sconto in fattura, il governo di centrodestra di Giorgia Meloni, apre oggi ufficialmente il confronto con le categorie, e alle 16.30 a Palazzo Chigi incontrerà i rappresentanti di Abi, Cdp e Sace per un confronto sulle norme che bloccano la cessione dei crediti. Poi alle 17.15 la riunione con le categorie interessate: Ance, Confedilizia, Confindustria, Confapi, Alleanza cooperative italiane, Cna e Confartigianato
La volontà del governo è quella di sciogliere il nodo dei crediti incagliati dei bonus immobiliari, coinvolgendo tutti i soggetti interessati. Le ipotesi sul tappeto – la cartolarizzazione o le compensazioni tramite i modelli F24 presentati in banca – sono al momento solo richieste avanzate dalle diverse parti.
I tavoli avviati a Palazzo Chigi serviranno proprio per ascoltare le esigenze dei diversi attori in campo e per valutarne le proposte.
Per il governo, a quanto si apprende, parteciperanno alle riunioni il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano (nella foto), il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, quello delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, quello dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, il viceministro all’Economia Maurizio Leo e il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini
Anche la maggioranza divisa sul Superbonus: Forza Italia è pronta a fare le barricate, Fratelli d’Italia apre alla cartolarizzazione. A protestare sono anche le opposizioni, con il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle in testa.
Sul piede di guerra le associazioni di categoria e i sindacati.
Per l’Associazione nazionale costruttori (Ance), “fermando l’acquisto dei crediti da parte delle Regioni, senza una soluzione strutturale alternativa ci sarà una grave crisi sociale ed economica per migliaia di famiglie e imprese”,
“La cessione del credito è nata nel 2016, ben prima dell’introduzione del Superbonus, per favorire l’utilizzo delle detrazioni fiscali da parte delle famiglie meno abbienti. Negli anni successivi, il meccanismo è stato modificato in vari modi, discutibili come ogni cosa. Lascia quantomeno perplessi” la “scelta del Governo di eliminare del tutto questo sistema. Attendiamo fiduciosi le notizie e le spiegazioni che saranno fornite, ma buttare il bambino con l’acqua sporca non sarebbe la scelta più saggia”, ha detto Confedilizia.
“Con il blocco alla cessione dei crediti e dello sconto in fattura per i bonus edili si perderanno nell’edilizia privata circa centomila posti di lavoro e molte imprese chiuderanno” afferma la Fillea, il sindacato delle costruzioni della Cgil, secondo cui “questo è un attacco del governo senza precedenti alle imprese più serie, ai lavoratori del settore e alle famiglie più in difficoltà. Se non tornerà sui propri passi e aprirà un tavolo di confronto, metteremo in campo tutte le necessarie azioni di mobilitazione, compreso lo sciopero generale di tutta la filiera delle costruzioni”.
L’Ufficio studi della Cgia stima però che siano state oltre 372mila le asseverazioni depositate entro il 31 gennaio scorso. Lo Stato dovrà farsi carico di una spesa di quasi 72 miliardi di euro per migliorare l’efficienza energetica di una quota molto piccola di edifici del Paese.
L’istituto ha ipotizzato che finora questa misura abbia interessato solo il 3,1% del totale degli immobili ad uso abitativo, ricordando che in Italia sono presenti quasi 12,2 milioni di edifici residenziali.
In sostanza, avendo dato la possibilità ai proprietari di riqualificare queste unità abitative con la detrazione fiscale del 110%, lo Stato si è addossato un costo pari a 71,7 miliardi di euro per migliorare l’efficienza energetica di una quota ridottissima di edifici presenti nel Paese.
Una misura “scritta male e con enormi problemi”. “Il costo totale” dei crediti “attualmente è di 105 miliardi di euro”. “Se lasciassimo il superbonus così com’è non avremmo i soldi per fare la finanziaria”, ha spiegato ieri la premier Giorgia Meloni nella sua rubrica social ‘Appunti di Giorgia’.
“Nel Consiglio dei ministri siamo tornati a occuparci dell’annosa vicenda del Superbonus. Siamo tornati su questa materia per sanare una situazione che è diventata purtroppo fuori controllo, con esiti che possono essere imprevedibili e molto pesanti”.
“Il Superbonus nasceva con intenti condivisibili ma è stata scritta e fatta così male che ha generato una serie enorme di problemi, che abbiamo ereditato e dobbiamo risolvere”.
“Ora dobbiamo cercare soluzioni per evitare il tracollo di migliaia di aziende”, puntualizza il premier che ribadisce: “A ogni italiano il Superbonus è costato 2000 euro. Quando spende lo stato non è nulla gratis”.
E aggiunge: “Ci sono poi state moltissime truffe, ad oggi sono stimati circa 9 miliardi di truffe. E la bolla si è gonfiata così tanto che chi aveva questo crediti non li poteva più compensare e non riusciva a cederli perché anche i cassetti fiscali delle banche si sono chiusi. Quindi abbiamo migliaia di aziende che rischiano il tracollo e noi dobbiamo rimediare, è quello che stiamo tentando di fare”.
La linea di demarcazione dell’intervento al centro dell’incontro di oggi l’ha già tracciata il decreto: lo stop alla cessione dei crediti futuri serve proprio a facilitare lo smaltimento di quelli passati. Ma questo non sembra bastare a imprese e banche. Ecco allora che scende in campo Sace che potrebbe rafforzare le garanzie pubbliche.
Per accelerare lo smaltimento ci sono poi due proposte sul tavolo. La prima, la cartolarizzazione, è uno strumento di mercato. La seconda, con le compensazioni tra crediti e debiti fiscali, è uno strumento di finanza pubblica. La cartolarizzazione dei crediti è un meccanismo che prevede l’individuazione delle risorse incagliate, la costruzione di ‘pacchetti’ di crediti da cedere poi sul mercato con società veicolo specializzate. Il problema, in questo caso, è quello dei tempi.
L’ipotesi F24, invece, è quella avanzata congiuntamente dall’Abi e dai costruttori dell’Ance, che hanno anche chiesto al governo anche di sollecitare l’acquisto di crediti da società pubbliche controllate dallo Stato.
In pratica le banche, che non possono più acquistare nuovi crediti perché hanno esaurito lo spazio di ‘smaltimento’ fiscale nei prossimi anni, potrebbero scaricare i debiti compensandoli con gli importi dei pagamenti fiscali fatti dai clienti con i modelli F24 ai propri sportelli.
Ovviamente questo avrebbe un costo immediato per lo Stato: peserà per questo il confronto aperto con Eurostat su come contabilizzare le spese relative al Superbonus e agli altri bonus immobiliari.
L’ufficialità arriverà ad inizio marzo, ma se l’ammontare in gioco fino ad oggi (il governo ha parlato di 105 miliardi) si scarica sul deficit del 2021 e 2022, per l’anno in corso si potrebbe aprire uno spazio finanziario senza penalizzare altri interventi pubblici che pesano sul deficit.
Dal 2023 l’ufficio di statistica europeo potrebbe infatti chiedere di contabilizzare gli importi direttamente sul debito pubblico. In questo caso i 15 miliardi di crediti incagliati avrebbero un impatto meno traumatico visto che la montagna del debito pubblico italiano tocca già i 2.700 miliardi.
“L’interlocuzione con il governo Meloni sulla vicenda del superbonus è costante e va avanti ormai da mesi”, ha assicura il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, di FdI, che spiega: “Si lavora ad una soluzione che faccia salvi i diritti acquisiti e la buona fede di chi si è fidato dello Stato”.
“Per il resto, stiamo rimediando ai drammatici errori fatti dai governi precedenti, che stanno rischiando di mandare in default il bilancio dello Stato per colpa di un misto di improvvisazione, faciloneria, incompetenza e demagogia”.
“La riunione convocata a Palazzo Chigi va in questa direzione e sono certo che il governo lavorerà per trovare una sintesi equilibrata per risolvere il problema dei crediti incagliati”.
“Il Governo Meloni è costretto a correggere gli errori del passato, perché è un dovere salvare le imprese, i lavoratori gli operai, i fornitori e i tecnici che operano nell’edilizia e si sono fidate dello Stato. Per questo il presidente Giorgia Meloni sta affrontando il tema del Superbonus con massima attenzione e dedizione”, ha dichiarato in una nota il senatore di Fratelli d’italia, l’aquilano Guido Liris.
“È giusto, però, fare anche un’operazione verità, i cittadini devono conoscere la reale situazione. Innanzitutto, come è stato possibile concepire una misura così impattante senza aver previsto un limite massimo per i costi in capo allo Stato? Come si è arrivati ad un costo di 120 miliardi senza uno stop delle strutture tecniche del Ministero per l’Economia? Se un provvedimento deciso dalla politica mette a serio rischio le più elementari regole di bilancio deve essere bloccata. Anche quando si concepiscono provvedimenti straordinari per affrontare l’eccezionalità di una congiuntura socio economica, ad esempio quella del Covid”.







