L’AQUILA – Una ragazzina di 12 anni sarebbe stata violentata da un 18enne e da un 14enne che hanno poi diffuso il video su Whatsapp.
È accaduto a Sulmona, in provincia dell’Aquila e ne danno notizia ‘Il Messaggero’ e ‘Il Centro’.
La vicenda è emersa grazie alla denuncia della minore abusata che ha raccontato l’accaduto ai genitori che si sono rivolti ai Carabinieri di Sulmona che hanno avviato le indagini e perquisito le abitazioni dei due indagati ai quali sono stati sequestrati cellulari e computer per essere analizzati.
Le indagini sono seguite dalla Procura dei Minori e da quella di Sulmona. L’accusa, secondo quanto riferito dai quotidiani, è di violenza sessuale aggravata e revenge porn.
La vittima sarà ascoltata in modalità protetta con il supporto di psicologi e assistenti sociali.
SCOCCIA: “IL CASO IN CONSIGLIO REGIONALE, PRIORITA’ NELL’AGENDA POLITICA”
“Non mi limiterò a commentare, ma porterò la questione all’interno del Consiglio regionale, perché l’Abruzzo si faccia promotore di un piano strutturale e continuativo che coinvolga scuole, famiglie e territori. Pretenderò che diventi una priorità nell’agenda politica regionale”, scrive in una nota la vicepresidente del Consiglio regionale Marianna Scoccia, nonché sindaco di Prezza (L’Aquila).
“Sono mamma di due ragazzi di 12 e 13 anni – sottolinea Scoccia – e questa notizia di una bambina della stessa età abusata e ricattata mi ha scosso profondamente. Esprimo solidarietà alla giovane vittima di questa orribile vicenda. Non è solo cronaca: è il segnale di un vuoto educativo e culturale che le istituzioni hanno il dovere di colmare”.
“Come sindaco e come vicepresidente del Consiglio regionale sento la responsabilità di trasformare l’indignazione in azione. La repressione da sola non basta. Serve un intervento strutturale, che passi dalle scuole con programmi obbligatori di educazione al rispetto, all’affettività, all’uso consapevole dei social. Non più progetti spot, ma una linea chiara e continuativa da assumere a livello istituzionale”, conclude.
PD: “SUBITO LEGGE PER AZIONE DI PREVENZIONE”
In una nota il segretario regionale del PD Daniele Marinelli e la portavoce della Conferenza delle Donne Dem, Roberta Tomasi, sottolineano: “Il caso di presunta violenza che arriva da Sulmona e su cui aspettiamo i chiarimenti che emergeranno dal grande lavoro di indagine da parte degli organi inquirenti, se confermato chiama in causa le istituzioni: non possiamo limitarci alla solidarietà e alla condanna, dobbiamo lavorare insieme sulla prevenzione e sulle responsabilità. Il fatto che una violenza così brutale possa essere stata non solo agita, ma addirittura filmata e condivisa, ci mette davanti a una verità drammatica: in Abruzzo, come nel resto d’Italia, manca un investimento serio nell’educazione al rispetto e alla parità. Non possiamo permettere che tutto venga ricondotto genericamente al “disagio sociale”, perché qui si parla anche di un dolore trasformato in contenuto da social. Per questo è tempo che la Regione dia un segno forte, con una legge che sensibilizzi e agisca sull’educazione, come avevamo proposto nel 2023 insieme al Gruppo regionale e ai Giovani Democratici, disegno di legge che i nostri consiglieri hanno ripresentato perché venga iscritta al primo Consiglio in programma. Un’occasione per lavorarci insieme, subito”.
“La Regione Abruzzo deve guidare un impegno educativo sistematico nelle scuole e nei territori, per questo ci appelliamo al Consiglio perché voti la nostra proposta di legge per rendere strutturali e permanenti i percorsi di educazione al rispetto e contro la violenza di genere nelle scuole e nelle università – rimarcano i due esponenti PD – . Non è più rinviabile. I dati parlano chiaro: siamo di fronte a una escalation di episodi sempre più crudeli, casi anche nella nostra regione. Abbiamo bisogno di una nuova cultura: di prevenzione, di responsabilità condivisa, di sostegno concreto alle famiglie e alle scuole. È assurdo che, nonostante le tante tragedie che ci hanno toccato, l’Abruzzo non abbia ancora promosso un piano regionale strutturato sulla parità e contro la violenza di genere. Questo non è un tema di parte, è una sfida che riguarda tutti. Senza un’azione comune, rischiamo di perdere gli argini di civiltà che ci tengono insieme. Restituire centralità al rispetto, alla dignità e all’educazione è oggi un dovere collettivo”.






