L’AQUILA – “Perdonare il giovane che fatto tanto male a mia figlia? Credo che quel ragazzo sia uno strumento, vengo da una cultura cristiana. Odio, rancore e vendetta non servono a nulla. La giustizia umana è compito degli uomini, farò una preghiera per tutti, anche per il ragazzo”.
Così parla la mamma della giovane studentessa laziale vittima di una gravissima violenza sessuale in una discoteca dell’Aquilano per la quale è finito in carcere il giovane militare campano Francesco Tuccia: le prime parole di commento le ha rilasciate questa mattina, subito dopo che la studentessa di 20 anni, iscritta all’università dell’Aquila è stata dimessa dall’ospedale del capoluogo.
La ragazza, ancora sotto shock e affetta da un’amnesia che non le permette di ricordare nulla dei drammatici momenti vissuti nella notte tra l’11 e il 12 febbraio scorsi fuori dalla discoteca Guernica di Pizzoli (L’Aquila), sarà trasferita in un posto segreto.
A parlare è una mamma rimasta per venti giorni al capezzale di una figlia che nel corso di una serata di divertimento ha rischiato di morire, subito ferite gravissime fisiche ma soprattutto psicologiche: le prima in via di guarigione, le seconde molto più difficili da rimarginare.
“Ci vorrà molto prima che mia figlia si riprenda – continua la donna – quanto accaduto è come uno tsunami che si abbatte su una famiglia, e ne sconvolge la tranquillità. Non si può spiegare, veramente la realtà supera l’immaginazione. E non si tornerà più come prima”.
La mamma della studentessa, pur avendo la voce provata dal dolore e dalla sofferenza, è determinata a dare la forza a sua figlia per uscire dal tunnel e lancia un messaggio chiaro: “Dobbiamo mettercela tutta. Impegnarci e lottare perché queste cose non accadano più. – prosegue – Questi fatti investono aspetti più complessi: vorrei dirlo alle famiglie, ai genitori, che non si risolvono non facendo uscire di casa i nostri figli. Tirano infatti in ballo il livello sociale e di educazione, in tal senso tutti siamo un pochino responsabili, genitori, insegnanti, autorità, e non perché non abbiamo fatto, ma probabilmente perché abbiamo omesso qualcosa”.
Come sono andate le cose in quella drammatica notte, secondo lei è stata chiarita la vicenda?
“In questi giorni – risponde la mamma della giovane studentessa laziale – sono stata concentrata completamente su mia figlia, non mi sono occupata di altro. È compito delle autorità competenti fare chiarezza, ci penseranno gli avvocati”.
Nei giorni scorsi, il padre della giovane studentessa nel corso di una puntata della trasmissione Rai Chi l’ha visto, aveva lanciato un appello a chi sapesse o avesse visto qualcosa, di parlare per chiarire una vicenda che, secondo la famiglia, ha dei punti oscuri, soprattutto sul ruolo dei due giovani militari di stanza all’Aquila nel 33° reggimento artiglieria “Acqui” che, insieme a una ragazza minorenne, accompagnavano il collega, arrestato con l’accusa di tentato omicidio e violenza sessuale aggravata. (b.s.)






