PESCARA – Un gruppo virtuale dal contenuto inquietante è stato attivato su Facebook sulla scomparsa di Roberto Straccia, avvenuta il 14 dicembre a Pescara.
Da quel giorno non si hanno più notizie dello studente 24enne di Moresco (Fermo) e nelle ultime ore è stata creata una comunità sul tema “Scommesse aperte: Roberto Straccia ucciso dagli amici o dalla madre?”, che è stata subito criticata dagli amici dello studente e dai componenti del gruppo “Aiutateci a cercare Roberto Straccia”, che conta 2.946 membri.
Dagli amici di Roberto è partita la richiesta di segnalare il neonato gruppo e sono già state inviate segnalazioni alla polizia postale.
POLIZIA POSTALE: “IGNORARE IL GRUPPO, NON CADERE IN PROVOCAZIONI“
La polizia Postale e delle Comunicazioni interviene sulla pagine create su Facebook inneggianti alla scomparsa di Roberto Straccia, avvenuta il 14 dicembre a Pescara, e in particolare quella denominata “Scommesse aperte: Roberto Straccia ucciso dagli amici o dalla madre”.
“Ferma restando l’eventuale attività d’indagine avviata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, qualora ci si imbatta in un gruppo o pagina dal contenuto offensivo o provocatorio l’unica cosa da fare – dicono dalla Polpost – è non farsi trascinare dalla provocazione, ignorare e segnalare la pagina ai gestori del sito cliccando su “segnala pagina” (in basso a sinistra della videata Facebook), astenendosi dall’aderire a gruppi e soprattutto dal pubblicare commenti di qualsiasi tipo”.
“L’individuo che si cela dietro questo fenomeno – spiegano dalla Polizia postale – è comunemente definito con il nome di ‘troll’, elementi disturbatori delle comunità virtuali che intervengono appositamente sul web pubblicando commenti, foto o qualsiasi altro tipo di messaggio o contenuto irriverente prendendo come spunto gli eventi di maggiore richiamo, per creare scompiglio e confusione”.
Su Facebook, in particolare, è anche diventato un modo di fare incetta di dati personali, creando ad arte gruppi, come è successo in passato, che scatenavano istintivamente reazioni rabbiose (come il gruppo “Facciamo il tiro al bersaglio coi bambini down”) inducendo gli utenti a pubblicare commenti molto offensivi e ad iscriversi al gruppo, condividendo così tutte le informazioni e i contenuti personali. Con questa strategia si generano anche altri gruppi, finalizzati a combattere il gruppo contestato.
La polizia invita gli utenti di internet ad avere “un approccio molto cauto con la questione, ricordando che aderire ad un gruppo spesso vuol dire condividere tutti i propri contatti, tutti i propri contenuti e tutte le proprie informazioni personali”.






