ROMA – Miglioramenti contrattuali, nuovi investimenti e adeguata valorizzazione del personale.

Sono questi i punti al centro dello sciopero nazionale proclamato da Fp Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Fiadel che ha interessato nella giornata di giovedì il settore dell’igiene ambientale, con lo stop della raccolta dei rifiuti nelle città italiane.

Adesioni al 90% in Toscana, punte nel Lazio dell’80%, secondo i sindacati, che commentano: “Una media nazionale di adesione superiore all’87% e con molte realtà in cui la partecipazione è stata totale. Le lavoratrici e i lavoratori hanno inviato un segnale forte alle controparti datoriali: il contratto deve essere rinnovato senza più indugi”.

“Se alla consapevole determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori – hanno aggiunto – corrisponderà la disponibilità concreta delle imprese, le trattative potranno riprendere con rinnovato slancio verso un esito positivo. Se invece le associazioni datoriali continueranno a considerare il lavoro solo come un mero costo da comprimere ci rivedremo nelle assemblee, in ogni luogo di lavoro e nelle piazze delle nostre città”.

I sindacati chiedono “un rinnovo contrattuale adeguato”, ma anche “importanti investimenti e valorizzazione del personale”.

Il contratto nazionale di lavoro, ricordano, è scaduto dal 31 dicembre 2024.

“Abbiamo chiesto alle associazioni delle imprese, Utilitalia, Cisambiente/Confindustria, Assoambiente e Centrali cooperative delle risposte certe su gravi problematiche che affliggono gli operatori del settore”, spiegano Fp Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Fiadel. “Che può crescere solo tramite imprese pubbliche e private con capacità di sviluppo industriale e possibilità di fare investimenti significativi”.

Una posizione difesa anche dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che si è soffermato sulla necessità di garantire maggiore sicurezza nel settore.

“L’igiene ambientale detiene il triste primato di infortuni, spesso mortali, nei servizi pubblici locali. Tutto ciò è inaccettabile e il contratto deve tutelare maggiormente la salute e la sicurezza di chi svolge un lavoro indispensabile, ma gravoso”.

Pieno sostegno alla mobilitazione anche dalla leader della Cisl Daniela Fumarola: “È inaccettabile che la trattativa resti ferma e si pensi a ridurre tutele invece di valorizzare il contributo degli oltre 100mila addetti del settore”.