SPOLTORE – La figura di Ennio Flaiano continua a esercitare un fascino intramontabile, soprattutto per la sua capacità di sferzare, con ironia e intelligenza, le storture della società italiana. Tra i suoi bersagli prediletti, la burocrazia occupa un posto di rilievo. Se il nostro paese è noto per la sua amministrazione farraginosa e per i suoi meccanismi spesso incomprensibili, Flaiano è stato capace di restituirne un ritratto caustico, al tempo stesso esilarante e profondamente amaro.
A parlarne, nella conferenza intitolata “Flaiano e la pubblica amministrazione”, sarà il professor Diego De Carolis, docente presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo. De Carolis è titolare dell’insegnamento di Diritto Urbanistico nel Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza e Servizi Giuridici, nonché di Diritto dell’Ambiente e Gestione Sostenibile del Territorio nel Corso di Laurea in Diritto dell’Ambiente e dell’Energia, con sede a Lanciano (CH). Il suo volumetto “Flaiano e la pubblica amministrazione” gli è valso l’appellativo di “giurista flaianista” da parte di Edoardo Tiboni, il creatore del Premio Internazionale Ennio Flaiano.
Diego De Carolis ha infatti raccolto e studiato gli scritti di Flaiano dedicati a questo tema, componendo una preziosa antologia di aneddoti, aforismi e riflessioni sul rapporto tra cittadini e burocrazia. L’analisi di De Carolis dimostra come Flaiano abbia saputo cogliere con anticipo problemi che ancora oggi attanagliano il sistema amministrativo: dalle attese inutili agli iter farraginosi, dalla rigidità delle procedure alla distanza tra l’apparato burocratico e le esigenze reali delle persone.
Nella burocrazia la vita si trasforma in un esercizio kafkiano, un ingranaggio che immobilizza il cittadino in attese infinite e pratiche senza fine. Ennio Flaiano, con il suo sguardo lucido e ironico, ha raccontato questi meccanismi con una sagacia che ancora oggi appare incredibilmente attuale.
La burocrazia è un male universale, un nodo intricato che accomuna società e sistemi politici diversi. Da Gogol a Kafka, molti scrittori hanno saputo raccontare il peso e l’assurdità della macchina amministrativa, e in Italia, uno degli osservatori più acuti di questo fenomeno è stato senza dubbio Ennio Flaiano. Il suo umorismo, tagliente e disincantato, ha colpito nel segno, denunciando l’inefficienza e le contraddizioni della pubblica amministrazione italiana.
Flaiano, con il suo approccio ironico e satirico, non si limitava a registrare il disagio della burocrazia, ma lo elevava a paradigma esistenziale.

Il suo aforisma “Vivere è diventato un esercizio burocratico” ben sintetizza la sua visione della società italiana, in cui la gestione del potere assume toni grotteschi e paradossali. Questa consapevolezza lo ha portato a collaborare a sceneggiature che mettevano in scena il rapporto tra l’individuo e l’autorità, come nel caso del film Totò e i Re di Roma, ispirato ai racconti di Čechov e diretto da Steno. 
Nonostante la distanza temporale, il pensiero di Flaiano continua a offrire spunti di riflessione sulla pubblica amministrazione contemporanea. La digitalizzazione, spesso considerata una soluzione ai problemi della burocrazia, rischia di replicarne i difetti sotto nuove forme, rendendo il cittadino ancora più impotente davanti a procedure imperscrutabili. Come Flaiano ci ha insegnato, forse l’unico antidoto possibile è quello della satira: un’ironia tagliente che metta a nudo le contraddizioni del potere e restituisca alla realtà la sua dimensione più umana.
L’appuntamento è fissato per il 26 febbraio 2025, alle ore 18.30, presso la Sala comunale di Spoltore (Pescara). Un incontro imperdibile per chi ama Flaiano e per chi, ogni giorno, si confronta con l’apparato burocratico italiano.