L’AQUILA – Ancora ombre giudiziarie sulla più grande opera pubblica della ricostruzione post terremoto, i famosi sottoservizi, presentata come un autentico fiore all’occhiello dalle Istituzioni anche in campo nazionale.
Per la Procura della repubblica dell’Aquila non sarebbero state prese le necessarie misure di sicurezza per evitare danni ed incidenti ad altre infrastrutture, tra cui palazzi e sedi istituzionali, nell’ambito dei lavori per la realizzazione del tunnel “intelligente” sotterraneo, in via di ultimazione all’Aquila: con l’accusa di rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro in concorso e in continuazione tra di loro, i pm stanno portando avanti un’altra inchiesta che ha riguardato l’intero intervento di una infrastruttura che si snoda su circa 17 chilometri, di cui solo il 10-15 per cento da completare, che contiene le reti idrica, elettrica, telefonica, fognaria e Internet.
Nei guai sono finite sette persone, tra imprenditori e tecnici sia della Scarl Asse Centrale, composta dalle imprese Edilfrair, Acmar e Taddei, che si è aggiudicata la commessa milionaria, sia della stazione appaltante, la società del ciclo idrico integrato dell’Aquila Gran Sasso Acque (Gsa).
La Procura aquilana ha notificato sette provvedimenti di chiusura di indagine, firmati dal pm Stefano Gallo, a carico dell’imprenditore Gianni Frattale, vice presidente di Asse centrale Scarl, proprietario della Edifrair ed ex presidente dell’associazione nazionale costruttori edili (Ance) della provincia dell’Aquila, del responsabile della sicurezza Aurelio Melaragni, ora in pensione dalla Gsa, Alessandra Marono, direttore dei lavori, Ares Frassineti presidente di Asse centrale Scarl fino al 2016, Luca Carosi, coordinatore sicurezza dopo Melaragani, il direttore operativo Mauro Covotta, assistente del direttore dei lavori, e Bruno Minghelli, presidente di Asse Centrale dopo Frassineti.
Curiosità: non sono stati indagati i tecnici interni della Gsa.
I sottoservizi costeranno complessivamente circa 80 milioni: il lotto sotto inchiesta ha un finanziamento di circa 32 milioni di euro.
Le indagini sono scattate in seguito ad un primo blitz nei cantieri l’8 aprile 2015 e si sono concluse il 5 febbraio dello scorso anno con l’ultimo sopralluogo da parte dell’azienda sanitaria. Verifiche e controlli sono stati coordinati dalla Guardia di Finanza.
Sotto la lente di ingrandimento è finito per primo il cantiere per la ricostruzione di un aggregato in pieno centro storico, in corso Vittorio Emanuele che avrebbe subito danni dal “passaggio” dei sottoservizi: da lì verifiche sono state estese a tutta la rete del tunnel.
Sull’aggregato in questione è nato un contenzioso tra proprietari, impresa e Asse Centrale che avrebbe portato ad un concorso di colpa.
Nel mirino ci sarebbero anche altre presunte irregolarità, come la stabilità della Torre civica di palazzo Margherita, oggetto di restauro, che sarebbe stata indebolita tanto da doversi rendere necessario una integrazione del bando di gara per la ricostruzione.
I sette indagati hanno ora venti giorni di tempo per rispondere alle contestazioni della Procura con memorie o facendosi interrogare.
Poi il pm deciderà se chiedere il processo o archiviare, almeno per qualcuno dei sospettati.
Il collegio difensivo è formato dagli avvocati Luca Panella, Ascenzo Lucantonio, Antonio Milo, Vincenzo Calderoni, Roberto De Cesaris e Gregorio Equizi. (b.s.)




