L’AQUILA – Non per tutti, ma per qualcuno che lo osserva dalla finestra e non fa parte della folta schiera degli adoranti, Beppe Grillo è una persona credibile. Fino a prova contraria.
E la prova contraria, per qualcuno che osserva il comico genovese dalla finestra, per il momento non c’è.
Il giornalista aquilano Fabio Sciarra, che lavora presso la segreteria del presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo, Nazario Pagano, ‘bazzica’ dalle parti di Grillo dal 2007, fin dai tempi dei primi incontri al di fuori della rete che negli anni ha definito la versione politica del leader del Movimento 5 Stelle, il vero vincitore delle elezioni dello scorso febbraio.
Quelli di Sciarra erano tempi di attivismo senza ancora una connotazione partitica, perché oggi quello di Beppe Grillo è un partito, anche se nessuno dei ‘grillini’ vuole sentirne parlare per non essere accostato ai ‘soliti’ d’Italia che loro stanno combattendo tra applausi da concerto rock e critiche molto aspre.
Tempi di attivismo, di referendum, di proposte per conquistare le piazze e le folle. Anche all’Aquila spuntarono i banchetti dei grillini: ecologia, teconologia, democrazia dal basso. E oggi, dopo gli anni di preparazione, L’Aquila ha spedito una di loro, Enza Blundo, in Senato.
La ‘patata bollente’ adesso è in mano al Movimento 5 Stelle. Da esso dipendono le sorti politiche del Paese. Per adesso, Grillo non si muove e continua a rifiutare le alleanze con il Pd e il Pdl, i classici carrozzoni del mondo partitico italiano. Non li vuole tra i piedi, li sogna fuori dai giochi, ma intanto l’Italia è ripiombata nell’ingovernabilità. Un bene o un male a seconda delle opinioni.
“Una delle partite decisive si gioca sul terreno dei finanziamento pubblico ai partiti – spiega Sciarra ad AbruzzoWeb – il M5S vuole abolirlo e questo significherebbe la morte dei partiti all’italiana. Grillo sta dimostrando coerenza e quindi credibilità. Non cederà di fronte alle lusinghe del potere. La Lega durò cinque anni, poi si adeguò all’andazzo”.
Non è in realtà il ‘guru’ alle spalle di Grllo, quel Gian Roberto Casaleggio, a imporre al comico-politico certe scelte?
Casaleggio organizza, Grillo ci mette la faccia ma non voleva assolutamente diventare la prima forza politica italiana. Il suo ruolo era e dovrebbe restare quello di ‘megafono’ di tante persone che ragionano su piani diversi rispetto alla vecchia politica. Si chiama comunicazione, non c’è nulla di nuovo in quello che fa Grillo. C’è qualcuno che organizza e un altro che porta nelle piazze e sulla rete tutto ciò che non è accettato dalla nomenklatura.
Pensa che ci sia un problema di mancanza di democrazia all’interno del Movimento?
No. Grillo, lo ripeto, sta dimostrando coerenza e credibilità. Chi lo giudica male continua a ignorare questi aspetti. Se si è scelta una linea dura, si va avanti con la linea dura. Niente alleanze con Pd e Pdl, attenzione ai dettagli nella comunicazione, capacità di resistere di fronte alle offerte che, se accettate, rovinerebbero un gran lavoro. Se il Movimento 5 Stelle accettasse di dare la fiducia al Pd, la reazione degli elettori sarebbe una sola: “siete come gli altri”. E il Pd oggi si mangia le mani. Poteva permettere a Grillo di candidarsi alla segreteria del partito, non ha voluto farlo e ha continuato a sottovalutare il ‘pericolo’ di un movimento che raccoglie milioni di voti di persone che non ne possono più del vecchio modo di fare politica. Un errore clamoroso. Certo, io oggi lascerei il cerino in mano proprio al Pd, lo prenderei in contropiede e gli direi “ok, adesso vediamo cosa sai fare”.
Lei è un giornalista italiano e Grillo con i giornalisti italiani non parla più.
Non mi fa piacere, è ovvio che non siamo tutti uguali, tutti ‘venduti’. In questo è assolutamente criticabile. Continuo a osservare tutto e tutti e a farmi un’idea di ciò che succede e degli attori sul palco.
Cosa pensa delle proposte del M5S? C’è chi è entusiasta, ma c’è pure chi le considera molto vaghe, specie in economia.
Il programma è presentato in una forma generica, ma è stato comunque molto discusso. Penso all’assegno di cittadinanza, uno strumento non statalista ma liberale che esiste ovunque tranne che in Italia e in Grecia. Con mille euro al mese, a termine, a chi non lavora, intanto si riattivano i consumi, poi si responsabilizza chi beneficia dell’assegno perché dovrà trovarsi un lavoro. Insomma, si ragiona sui modi di togliere potere a chi ha sempre usato il posto pubblico per continuare a godersi il potere e adesso la nostra amminstrazione pubblica è elefantiaca e improduttiva. L’Unione Europea ci chiede di tagliare il 75 per cento dei posti pubblici in eccesso: dove servirebbe un timbro ci sono dieci persone, questo non è lavoro, ma l’esempio di un apparato statale ingrassato e schizofrenico. Con la scusa di dare un posto di lavoro a tutti, poi, si sono spalancate le porte a molti ignoranti che ancora intasano il nostro sistema. Grillo e il suo movimento sono contrari a tutto questo. Dare lavoro con coscienza e togliere lo strumento di ricatto usato dai politici.
Cosa pensa di certi metodi interni al movimento come quello di vagliare le dichiarazioni dei grillini rilasciate ai giornalisti prima che questi le pubblichino, come accaduto ad AbruzzoWeb?
Non si tratta di censura, ma di un modo di tutelare chi fa parte del movimento, specie chi è alle prime armi. Certo non si può dire a un giornalista di far controllare il proprio lavoro a un gruppo di ‘esperti’. Però la massima attenzione ci può stare, anzi, ci deve stare per come io intendo la comunicazione. Penso a Enza Blundo, ‘buggerata’ su Radio2 perché messa di fronte ad argomenti che possono rivelarsi armi a doppio taglio se non maneggiate con cura. I grillini in fondo condividono un sogno, per questo spesso possono sembrare ingenui e per questo vanno tutelati. Sono sognatori, ma sono anche e soprattutto laureati, capaci, di buon senso. Il M5S ha realizzato molti desideri della sinistra, come quello di fare spazio alle donne e ai giovani, quindi è normale che ci si preoccupi di tutelarli.
Lei ha mai conosciuto personalmente Grillo?
No, è molto difficile incontrarlo da solo e parlargli di persona. Lo seguo da anni nella mia città, ho condiviso e continuo a condividere le sue battaglie, ma sempre dalla finestra. L’attivismo c’è stato anche all’Aquila, ora sono entrati in scena i grillini che dovranno occuparsi della cosa pubblica. Da giornalista, continuerò a guardarli dalla finestra.






