PESCARA – “Non credo che queste liberalizzazioni possano far decollare la politica, ma, forse, per alcuni versi, si dovrebbe tornare a un grande istituto qual era quello delle partecipazioni statali”.

Lo ha affermato Giampiero Catone (Popolo e Territorio), componente della commissione Bilancio della Camera dei Deputati e direttore politico della Discussione, a margine del convegno “Imprese e famiglia, insieme per fronteggiare la crisi”, in corso a Pescara.

Con il sistema delle partecipazioni statali, ha proseguito il deputato, “l’economia di base dello Stato veniva garantita da grandi società di Stato. Anche perché – ha sottolineato – noi abbiamo già visto, con le grandi liberalizzazioni fatte in precedenza dal governo di Romano Prodi, che fondamentalmente il mercato italiano e le aziende sono state acquisite da grosse multinazionali straniere e che magari l’Italia ha perso potenzialità”.

Catone ha poi fatto l’esempio di un’azienda in crisi: “i tagli – ha detto – possono servire a far quadrare il bilancio in un’azienda che ha delle perdite, ma poi quell’azienda non avrà più penetrazione nel mercato. Avrà fatto quadrare il bilancio, ma non esisterà più. Io non vorrei che andassimo a finire in questo modo”.

Secondo il deputato è necessario “tornare alla politica piuttosto che riformarla. Il momento è particolare – ha affermato – e i politici hanno abbandonato la nave nelle mani dei passeggeri. Io penso che proprio in questo momento c’è bisogno di un ritorno vero alla politica, una politica propositiva, fatta non solamente di quadrature di bilancio, non solamente di tagli, ma soprattutto di incentivi nuovi, per far ripartire quell’economia che oramai è ferma”.