TERAMO – Due scontrini trovati sul luogo del delitto potrebbero contribuire a delineare i contorni dell’omicidio di Carmela Melania Rea, la mamma di 29 anni scomparsa il 18 aprile dal Pianoro del San Marco, ad Ascoli Piceno, e ritrovata due giorni dopo nel bosco delle Casermette, nel Teramano, uccisa da 35 coltellate.
I due scontrini, che riportano l’acquisto di generi alimentari, portano le date del 18 e del 19 aprile.
Chi li ha gettati potrebbe dunque aver visto la scena del crimine scoperta successivamente a seguito di una telefonata anonima fatta da una cabina.
Non si trascura però nemmeno l’ipotesi che gli scontrini possano anche appartenere alla persona, o alle persone, che successivamente potrebbe aver costruito la scena del crimine ad arte, secondo un ordine creato dall’omicida il quale ha aggiunto una siringa, ritrovata infilzata sul petto della donna; un laccio emostatico; una svastica sulla coscia destra; slip e pantaloni abbassati anche se non risulta esservi stato un rapporto sessuale.
Di fronte a questo scenario, lo stesso procuratore di Ascoli, Michele Renzo, ha parlato di un’indagine difficile.
“Quando gli omicidi vengono commessi con queste modalità e quando la vittima è una donna – ha detto invece la criminologa, Margherita Carlini – in molti casi l’assassino è una persona che conosceva molto bene la vittima”.
La pista che si segue è infatti quella del delitto passionale proprio per l’efferatezza con il quale è stato compiuto.
La donna, stando a quanto riferito dal medico legale Adriano Tagliabracci, che ha effettuato l’autopsia sul corpo di Carmela, è morta dissanguata.
Sul luogo del delitto sono stati trovati però non più di due litri di sangue.
Si pensa dunque che la donna possa essere stata uccisa in un posto diverso rispetto a quello in cui è stata ritrovata.
Nelle ultime ore, ci sarebbe stata un’amica di Carmela che avrebbe riferito agli inquirenti che lei ed il marito, Salvatore Parolisi, litigassero spesso; cosa che invece smentivano le precedenti testimonianze di amici e familiari.
Intanto, si attendono i risultati degli esami del Ris che sono stati effettuati sui vestiti indossati dal marito il giorno della scomparsa della moglie, e che il marito ha consegnato spontaneamente; sulle macchie di sangue trovate sul sedile del passeggero dell’auto dell’uomo e sul tessuto sub-unghiale della donna.
SU INVOLUCRO SIRINGA NON C’E’ DNA DI MELANIA O DI SALVATORE
TERAMO – Non ci sono il Dna di Carmela Melania Rea né quello del marito Salvatore Parolisi sull’involucro esterno della siringa trovata infilzata nel cadavere della donna.
E neppure sul laccio emostatico recuperato accanto al corpo della giovane mamma assassinata.
Sono invece ancora in corso gli esami sulle tracce di liquido misto a sangue all’interno della siringa.
Sono queste, stando a indiscrezioni, le prime conclusioni cui sono giunti i carabinieri del Ris, che hanno analizzato i due oggetti repertati nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo), dove Melania, scomparsa il 18 aprile dal pianoro di Colle San Marco ad Ascoli Piceno, dove era salita con il marito e la figlioletta, è stata rinvenuta cadavere il 20 aprile.
PAROLISI STANCO DEGLI ASSALTI MEDIATICI: “LASCIATEMI IN PACE”
TERAMO – “Lasciatemi in pace! Non vi fermate davanti a niente. Voglio solo stare con la mia bambina, perché solo così non sto male”.
È stanco degli assalti mediatici il vedovo, Salvatore Parolisi, stufo dei sospetti che lo seguono come un’ombra e che la stampa ha probabilmente alimentato, tirando fuori una sua relazione extraconiugale e presunti litigi fra lui e Melania.
In realtà, il fronte di parenti e amici è compatto: “Massima fiducia” di lui, ribadisce il fratello della vittima, Michele, mentre le amiche di lei sono concordi nel dire che la loro era una coppia invidiabile.
Sembra ottimista il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli, il colonnello Alessandro Patrizio.
Anche oggi sono state ascoltate delle persone su aspetti specifici della vicenda. Via via, dice l’ufficiale, “abbiamo un quadro sempre più completo”, quanto meno dell’ambiente in cui è maturato il delitto.
Ma sul possibile contesto, bocca cucita. Certo che, quando la scrematura delle varie ipotesi su questo delitto sarà alla fine, e se uno alla volta verranno esclusi i sospetti nella cerchia delle relazioni più vicine a Melania, si dovrà forse ricominciare da capo.
Riprendendo in mano l’ipotesi, per ora accantonata, di un killer ‘occasionale’, una vera bestia nera per chi indaga, perché sarebbe come cercare un ago in un pagliaio.
Ma non del tutto: le speranze sono riposte nella scienza, nel responso che daranno i Ris rispetto al centinaio di reperti acquisiti sulla scena del crimine e non solo.
Anche se, ha dichiarato ieri proprio il loro ex capo Luciano Garofano, intervenendo alla puntata di ‘Quarto grado’ su Rete4, “sono stati commessi degli errori” nel mantenere integre eventuali altre prove.
L’area di Colle San Marco e il luogo del rinvenimento del corpo, il Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella, erano state dissequestrate pochi giorni dopo la scoperta del corpo.
Ma i carabinieri sono tornati a più riprese in quei luoghi, e di fatto i sopralluoghi sono andati avanti fino a ieri.
E sempre la stessa trasmissione ha mostrato ieri i fotogrammi con le ultime immagini di Melania riprese dalla telecamera a circuito chiuso di un supermercato. La Rea ha un giubbetto scuro, pantaloni di jeans chiari e occhiali da sole, i lunghi capelli neri sciolti sulle spalle.
Sono le sue ultime ore di vita. Insieme a lei la figlioletta Vittoria tenuta in braccio dal marito. Parolisi è vestito con un piumino, mentre poche ore più tardi, sul Colle San Marco, indosserà una maglietta e pantaloncini corti.
Di lì a poco la coppia sarebbe dovuta andare a una festa di compleanno. Sono invece ancora in corso gli esami sulle tracce di liquido misto a sangue all’interno della siringa.
Sono queste, stando a indiscrezioni, le prime conclusioni cui sono giunti i carabinieri del Ris, che hanno analizzato i due oggetti repertati nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo), dove Melania, scomparsa il 18 aprile dal pianoro di Colle San Marco ad Ascoli Piceno, dove era salita con il marito e la figlioletta, è stata rinvenuta cadavere il 20 aprile.






