L’AQUILA – Silenzio elettorale? Certo, dappertutto, ma non nella terra di nessuno di Facebook, dove la campagna elettorale continua perfino a urne aperte.
Vuoi perché in quella piazza virtuale viene quasi automatico comunicare. Vuoi perché ognuno si sente padrone e sotto della sua bacheca. Vuoi perché la legislazione elettorale non conosce Internet e nemmeno i giornali online, che sono nati 15 anni fa, figuriamoci le reti sociali!
Fatto sta che dalle parti di Zuckerberg la campagna non ha conosciuto o conosce né sosta né silenzio.
Primo indizio, i santini girano a ripetizione, tanto più si avvicinava l’apertura delle urne, tanto più si sono moltiplicati. A che servono i blitz notturni per le affissioni abusive, magari sotto l’acqua? Ora c’è Facebook.
E qualcuno più furbo degli altri, a scanso di equivoci, il santino l’ha messo direttamente come foto profilo!
Secondo indizio, gli status dei candidati. Cambiamo questo, cambiamo quello, voto utile, voto disutile, vota me, non votare lui eccetera eccetera. Si può scrivere ciò che vuole, e il candidato medio questa facoltà l’ha sfruttata a dovere.
Terzo indizio, i candidati non possono parlare ma possono sempre linkare loro vecchi video o interviste: il bello e il brutto del web sono gli archivi, e anche qui la politica in assenza di paletti ha imparato a utilizzarli al meglio.
Quarto e ultimo indizio, la vera e propria chicca, i faccia a faccia autoorganizzati a colpi di post sulle varie bacheche: in più di un caso si è assistito ad autentici scontri all’arma bianca tra esponenti di opposte fazioni che, in vista della nuova corsa, rivendicavano errori amministrativi, promesse non mantenute, scivoloni e quant’altro.
Una realtà virtuale fuori dai confini della realtà “vera”, un fiume di parole che, c’è da scommettere, non terminerà certo, anzi si amplificherà, anche quando le urne saranno chiuse e il “processo del lunedì” dello spoglio in pieno dibattimento. Alberto Orsini





