L’AQUILA – C’è un paese nell’Aquilano, la popolosa frazione di Paganica, che vanta tra i suoi abitanti un esercito di donatori di sangue, tanto che, dice la Croce rossa italiana, viene addirittura doppiata la media nazionale nel rapporto donatori/abitanti.
La sezione Vas (Volontari abruzzesi sangue) di Paganica, intitolata ad Antonio Ricciardi (suo secondo presidente che perse la vita in giovane età), si sta occupando, in questi giorni, della Festa del Donatore, evento che ha, evidentemente, contruibuito a creare questa tradizione.
Tra gli altri fattori, anche che l’Abruzzo è stata la prima regione a vedere approvata la legge che elimina “i costi del sangue” per coloro lo ricevono.
Pensare che tutto questo partì 37 anni fa quando una donna disperata bussò alla porta di Raffaele Alloggia, all’epoca un giovane donatore, poi fondatore della sezione, primo presidente e oggi membro del direttivo.
Com’è andata quella storia?
Tutto è partito quando avevo 25 anni, nel 1974. A quei tempi lavoravo all’Italtel ed ero un donatore di sangue. Un mattina presto sentii bussare alla porta ed era la vicina di casa che, preoccupata, mi chiese se ero davvero donatore, cosa che allora era così inconsueta da farmi sembrare quasi un eroe. Mi spiegò che suo marito era stato ricoverato e aveva bisogno immediatamente di cinque unità di sangue. Pensando che la cosa potesse risolversi in poco tempo, le dissi di non preoccuparsi e che ci avrei pensato io a cercare i donatori. Mi accorsi invece, che per un motivo o per una altro, trovarli non era affatto facile: riuscii a stento a trovare un collega dell’Italtel, insieme al cognato e ad altre due persone. Questa grande difficoltà nel trovare donatori e il fatto che la trasfusione fu rinviata di una settimana e che l’uomo rischiò la vita, mi colpirono a tal punto che decisi di fare qualcosa.
Che cosa?
Mi presentai dal presidente provinciale dell’epoca, Alfredo De Masi con una lista di una sessantina di nomi, tutti giovani, in molti della mia squadra di calcio, dicendo che volevo fondare un’associazione di donatori di sangue. L’approcciò con i giovani non fu facile poichè c’era in giro l’idea che, per essere donatore di sangue, bisognasse essere di copertura grossa e robusta. Inoltre, a quei tempi, non c’erano volontari disponibili a donare il sangue a chiunque; si donava il proprio sangue, per fare un piacere, solo a chi conosceva.
Quali risultati avete ottenuto?
Innanzitutto, siamo riusciti, con il tempo a combattere anche il pregiudizio secondo il quale il sangue veniva donato gratuitamente dalle persone e poi rivenduto a chi lo riceveva. Questo costo era dovuto ad alcune spese come la conservazione o altre analisi che andavano fatte.
Oggi ci sono ancora spese per chi riceve il sangue?
No, grazie alla legge regionale fatta approvare dal dottor Bolino. All’approvazione assistetti io stesso, dal momento che la Sezione donatori di Paganica faceva parte del Consiglio provinciale, e per noi donatori fu una grande vittoria. Quella fu la 1ª legge in Italia che diede copertura a queste spese, facendo passare il sangue come medicina salvavita: in questo modo, l’Asl paga il costo delle spese e la Regione rimborsa il numero delle donazioni certificate. Di questo rimborso il 20 per cento va al direttivo provinciale che gestisce la somma tra piccoli regali per i donatori, come il pacco natalizio, che ora ci sembra superfluo ma, ai tempi, contava molto per la miseria che c’era, e le varie promozioni, per esempio nelle scuole.
In quali altre zone avete operato?
La nostra azione, come associazione, non è rivolta solo alla nostra area: siamo andati anche in Sicilia, in Sardegna e persino in Grecia per donare il sangue a malati affetti dalla talassemia, terribile malattia degenerativa, così detta “anemia mediterranea”, che colpisce essenzialmente i bambini che, una volta ammalati, hanno bisogno di un ricambio continuo di sangue e, in queste regioni, i donatori di sangue, purtroppo, non sono sufficenti a soddisfare tutte le richieste.
Sono molti anni che viene organizzata la Festa del Donatore?
Sono almeno vent’anni che facciamo questa festa. Prima del terremoto, la sede dei donatori di sangue si trovava nell’ex carcere, adiacente alla chiesa del Castello, nel centro storico di Paganica. Purtroppo però, l’edificio è stato distrutto dal terremoto ma noi siamo stati forse l’unica associazione che non si è mai fermata. Già dal 2009, infatti, appena pochi mesi dopo il sisma, ci siamo trasferiti qui, alla Villa comunale, anche se aspettiamo sempre che la nostra sede torni agibile, o per lo meno la piazza, non solo perché lì abbiamo tutte le attrezzature e il materiale adatto, ma perché è come se fosse la nostra vera casa.
Si è registrata una diminuzione di donazioni dopo il sisma del 2009?
Sì, c’è stata una diminuzione, ma dovuta, per lo più, al sisma stesso che ci ha divisi e sparpagliati. È anche per questo motivo che abbiamo deciso di rinnovare questo appuntamento, che culminerà con le donazioni volontarie per domenica 31 luglio: oltre a incentivare sempre più giovani ad avvicinarsi al mondo dei donatori, volevamo ricreare un’occasione per stare insieme nel nostro bel paese. Questa di luglio è, inoltre, solo uno delle tre date fisse per le donazioni volontarie, le altre due ci sono a marzo e a fine ottobre.
Chi dona di più?
Non vi è una differenza rilevante tra uomini e donne o giovani e anziani, è tutto proporzionato alla popolazione. Quando i “vecchi” donatori devono smettere, vengono sostituiti dai giovani che nel frattempo hanno compiuto 18 anni e possono finalmente donare.
Avete notato riscontri positivi nelle donazioni, grazie a questa Festa?
Basti pensare che, da un documento della Croce Rossa, si è appreso che a Paganica c’è un rapporto tra donatori e abitanti doppio rispetto alla media nazionale, con un indice di donazione del 73,23 per mille, rispetto al 37 per mille della media italiana (dati relativi al 2004). Questo risultato è così notevole da essere stato oggetto di studio da parte della stessa Croce Rossa, che ha fatto compilare moduli a tutti i donatori nei quali viene specificato l’età, il sesso e altre informazioni.
Cosa è venuto fuori?
Il direttore della Croce Rossa dell’Aquila, Angelo Zappaterreni, mi mandò una lettera usando testuali parole: “le donatrici sono riservate, sensibili e intraprendenti, con qualche nota di insicurezza; gli uomini, invece, sono in parte conformisti, non perfettamente inquadrabili ma fiduciosi e sicuri di se, quanto basta. I donatori non sono persone eroiche, sono persone comuni che incontriamo al bar, al circolo, in chiesa, per strada però…permettetemi di dirlo: è bella gente!”.






