CHIETI – Il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, sembra deciso a fare guerra all’Aca, la società di gestione della rete idrica.

Nonostante l’incontro positivo di ieri pomeriggio dove il vertice tecnico dell’azienda acquedottistica che ha accolto le richieste del primo cittadino assicurando maggiore quantità d’acqua nelle reti teatine, Di Primio oggi torna a sparare a zero sul vertice Aca.

Il sindaco ha chiesto innanzitutto una riunione davanti al prefetto per far sì che l’emergenza idrica venga gestita in maniera concordata dall’Aca e dai comuni.

“Non voglio che Chieti debba subire ingiustizie – ha detto oggi – visto che ci sono altri centri vicini che non hanno dovuto subire il regime di razionalizzazione idrica che abbiamo dovuto subire noi. Siamo disposti a fare sacrifici, ma li debbono fare tutti e non solo alcuni”.

“L’Aca – ha continuato il sindaco – è un carrozzone politico il cui consiglio di amministrazione si regge in piedi per inerzia. Un carrozzone dove vi è una spartizione indegna di poltrone, occupate da amministratori a cui non interessa nulla né dei bisogni dei cittadini, né del territorio”.

Una convinzione che Di Primio ha spiegato di aver “rafforzato anche alla luce delle dichiarazioni fatte dal vice presidente dell’azienda, Giuseppe Di Michele, il quale ha accusato la mia amministrazione di mancanza di manutenzione delle reti idriche.  Nulla di più falso – ha sbottato il primo cittadino – in quanto in due anni di mio governo sono stati posti in essere, su molte reti cittadine, lavori importanti che hanno rinnovato e migliorato l’efficienza della rete, nonché interventi di riparazione tempestivi”.

“Chi viene eletto in un cda di un ente pubblico deve rappresentare i territori e i suoi amministrati – ha attaccato ancora il sindaco – Ho l’impressione invece che gli attuali amministratori Aca, piuttosto che stare lì a rappresentare le esigenze del territorio, pensino di aver vinto qualche concorso o di essere lì perché sono i più bravi della classe. Cosa che non mi sembra affatto, visto ciò che è successo a Chieti”.

“Come si può pensare, da un giorno all’altro, avvisando solo con un semplice fax, di chiudere l’acqua allo Scalo dove vi sono studenti, ospedale e gran parte delle attività commerciali aperte di notte? Questi signori non sono in grado di amministrare l’acqua nemmeno in casa propria, figuriamoci per 64 comuni. All’interno dell’Aca è ora di cambiare rotta e registro”, ha concluso. Arianna Iannotti