L’AQUILA – I giudici del tribunale dell’Aquila (Giuseppe Grieco, presidente; Carla Ciofani e Italo Radoccia, giudici a latere) hanno condannato a otto mesi, pena sospesa, l’ex presidente del cda dell’Aret, l’agenzia regionale per l’edilizia territoriale, Giuli Petrilli con l’accusa di abuso d’ufficio.
Ne dà notizia il quotidiano Il Messaggero.
La vicenda risale al 2010 e secondo l’accusa del Pm David Mancini Petrilli avrebbe affidato un contrato di collaborazione da 39 mila euro a Venanzio Gizzi per ricoprire il ruolo di direttore dell’Ente “Andando contro – scrive il quotidiano – i pareri degli organismi di controllo dello stesso cda, e anche in presenza di una grave situazione economica. Contratto di collaborazione che avrebbe prodotto un ingiusto vantaggio patrimoniale nei riguardi sempre di Gizzi, il cui incarico sarebbe andato avanti fino a futura nomina del nuovo direttore”.
Ma nel mirino della magistratura sono finiti anche le stabilizzazioni di cinque dipendenti dell’Aret, il cui contratto è passato da tempo determinato a indeterminato.
L’indagine era scattata dopo la denuncia fatta dal commissario liquidatore dell’Aret, Massimo Verrecchia, che aveva denunciato le anomalie nei contratti stipulati.
PETRILLI: “CONDANNA INGIUSTA, RICORRERO’ IN APPELLO”
“Una condanna totalmente ingiusta quella comminata ieri dal Tribunale de L’Aquila nei miei confronti, contro la quale farò ricorso in appello”.
Così l’ex presidente dell’Aret, Giulio Petrilli.
“Condannato ad otto mesi di carcere per aver fatto fino in fondo il mio dovere quando ero Presidente dell’Aret”.
“L’accusa e la condanna è quella di aver trasformato dei contratti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, di cinque giovani dipendenti, in prevalenza ingegneri, proposti con le migliori referenze dal dipartimento di ingegneria e architettura edile dell’università de L’Aquila.
Le retribuzioni di questi giovani professionisti era di 1050 euro mensili”.
“Ho invertito la tendenza, che voleva negli Enti regionali l’affidamento di incarichi milionari, sostituendo il tutto con una piccola pianta organica, economica ed efficace”.
“La seconda vicenda per la quale sono stato condannato è quella di aver stipulato (decisione collegiale di tutto il consiglio di amministrazione), un contratto al direttore, che passasse da 110mila euro annui a 39mila euro annui. Un terzo rispetto ai minimi contrattuali. Incredibile ma vero, condannato per aver fatto risparmiare tanti soldi ad un ente pubblico”.
“Da premettere che la figura del direttore è obbligatoria per gli enti regionali e quindi non potevamo esimerci dal farlo, stipulando un contratto, molto conveniente per l’Ente con una figura di rilievo nazionale nel settore”.
“In Italia non c’è nessun ente pubblico: comunale, provinciale, regionale, nazionale, che retribuisse un direttore, con l’importo da noi stabilito. Ho abbattuto i costi di un’ente, ho affermato il diritto costituzionale al lavoro stabile e non precario e sono stato condannato. Dulcis in fundo, l’esposto contro di me fu presentato da Massimo Verrecchia, allora commissario Aret, ma anche responsabile provinciale del Pdl”.




