L’AQUILA – “Nonostante la provenienza degli attacchi sia nota, l’Azienda tiene a sottolineare come non vi sia stato contatto alcuno né con il gruppo di hacker, né con chiunque abbia rivendicato la penetrazione nei sistemi di gestione sanitaria. A tal proposito, risulta quantomai bizzarro che, in assenza di un qualsivoglia canale di comunicazione instaurato con gli hacker, la Asl 1 possa aver appreso l’importo di un presunto riscatto richiesto dai trafugatori”.

Così in una nota il direttore generale della Asl provinciale dell’Aquila, Ferdinando Romano, sull’attacco hacker che dal 3 maggio scorso ha messo fuori uso il sistema informatico dell’Azienda sanitaria paralizzando servizi e prestazioni.

Romano parla per la prima volta dopo l’attacco per fare il punto della situazione.

“Proseguono incessanti – spiega – i lavori di ripristino dei sistemi informatici da parte della Asl 1, coordinati dalla task force individuata nei giorni scorsi per attuare la controffensiva ai cyber-attacchi patiti dall’azienda sanitaria e rivendicati dal Gruppo Monti. I CUP dei presidi ospedalieri saranno tutti attivi a partire da oggi e nei prossimi giorni saranno ripristinati i CUP distrettuali”.

Nella nota si informa che la Radioterapia “ha iniziato a lavorare a pieno regime sin da ieri, domenica, con sei pazienti. Funzionano inoltre a pieno ritmo sale operatorie e diagnostica per immagini e nei prossimi giorni sarà ripristinata la piena operatività dei laboratori analisi”.

“Ricordiamo ai cittadini – conclude poi il direttore generale – che la divulgazione dei dati trafugati costituisce un reato e chiunque scarichi dal dark web file rubati commette un illecito, quindi ribadiamo l’invito a non aprire documenti rilasciati illegalmente in rete”.

Ma Romano si sofferma soprattutto sulla decisione di non aver contatti con i pirati che, oltre a Marsilio, hanno chiesto il riscatto anche a lui. “La Asl 1 ha scelto sin da subito di non instaurare alcun tipo di contatto o trattativa con i criminali, bensì di avviare, nel riserbo più assoluto, le attività di indagine, bonifica e ripristino dei sistemi, nel comune interesse delle strutture coinvolte e dei cittadini stessi”, continua Romano -. Pertanto, si ribadisce, la Asl1 non ha mai potuto conoscere dettagli inerenti presunte trattative, regole di ingaggio, metodi di pagamento o valori di riscatto. Di conseguenza, nessun soggetto esterno alla struttura può essere a conoscenza di tali dettagli”.

Nella nota si entra nel merito degli attacchi e delle modalità che lo hanno provocato: “Al vaglio della task force, oltre alle operazioni di ripristino dei dati, anche le modalità attraverso le quali l’intromissione è avvenuta. Non è aspetto di second’ordine, infatti, che attacchi di tipo ransomware siano stati recentemente attuati anche nei confronti di svariate aziende sanitarie locali e regionali, per non parlare di istituzioni ed enti di cabotaggio nazionale e internazionale, segno di come l’emergenza contro cui la Asl1 e la Regione Abruzzo stanno combattendo sia pericolo comune e non circoscritto, oltre che innescabile presso qualsiasi struttura, da qui le estreme difficoltà e il conseguente impegnativo lavoro nel ricostruire la provenienza degli stessi”.