L’AQUILA – Non è semplice la vita dei circa 200 appassionati di squash in Abruzzo: i campi sono pochi e sempre affollati.
Da una ricerca condotta da AbruzzoWeb, infatti, è emerso che a poter praticare questo sport nella nostra regione sono solo le persone che vivono all’Aquila e a Pescara, e a loro disposizione ci sono solo due palestre, che hanno, complessivamente, tre campi.
“Questo sport può essere considerato il minore tra gli sport minori – spiega il delegato abruzzese della Figs (Federazione italiana gioco squash) Giovanni Mancini – La ragione non è imputabile alla Federazione, che fa il possibile per farlo emergere, ma alla difficoltà di allestire i campi, poiché serve una pavimentazione ben precisa, delle dimensioni del campo molto estese. Tutte caratteristiche che richiedono un ingente esborso di denaro, che al momento nessuno ha a disposizione”.
“È solo all’interno del club che qualcuno di adopera e riesce a mettere in piedi tornei, ma sempre di piccola entità, per questo il numero degli appassionati è esiguo – continua – Negli ultimi anni, però, l’interesse regionale sta crescendo, e potremo avere il boom se verrà introdotto tra le categorie minori dei giochi olimpici”.
Questa mossa darebbe linfa vitale per la Federazione e le varie squadre potrebbero avere la possibilità di crescere e migliorare: “Ci sono già campionati regionali e nazionali, maschili e femminili, ma potrebbe avere molto più successo di adesso”, assicura!
Lo squash è uno sport riconosciuto dal Comitato Olimpico Internazionale (Cio), in attesa di essere incorporato in un futuro programma olimpico, che si svolge dentro una stanza di dimensioni di 9,75 metri per 6,40, dove due o quattro persone fanno rimbalzare una pallina contro un muro con una racchetta.
L’equipaggiamento del giocatore di squash è molto semplice e simile a quello del tennista: si utilizzano racchette di forma ovale che possono pesare anche solo 600 grammi. Ma in confronto al tennis, la grande discriminante per cui giocare a squash si rivela una mossa vincente è l’aspetto economico: in un negozio di sport, se non si ricerca la marca famosa, è possibile pagare una racchetta anche solo 10 euro.
Ciò che lo contraddistingue dagli altri sport, invece, è la pallina, che varia a seconda dell’esperienza dei giocatori. È di caucciù e ogni volta che tocca il muro si scalda e aumenta di pressione, reazione genera un aumento di velocità e di numero di rimbalzi. A ogni tocco della parete si fanno punti, ovviamente diversi in base al lato di contatto della sfera.
Quanto all’origine, trova i suoi natali nell’Inghilterra del 1830, più precisamente nelle carceri inglesi, e non è difficile capirne il motivo. Subito dopo approda nelle case dei nobili che iniziano a costruirsi i loro campi privati ed è proprio in questo momento che acquista le sue caratteristiche di sport elitario, nonostante di elitario abbia poco. Nel 900 arriva nei college e si diffonde in tutta Europa e anche in Italia.
Sulla costa l’unico posto dove si può giocare è a Montesilvano, all’Unicentro Sport, “siamo i primi in Abruzzo con i nostri 20 anni di attività – spiega ad AbruzzoWeb uno dei due titolari dell’impresa, Marco Ferretti – Abbiamo due campi regolamentati dalla Figs (Federazione italiana gioco squash)”.
“Nell’ultimo periodo sta riprendendo piede chi viene a giocare una volta si diverte e torna, tanto che ora abbiamo circa un centinaio di iscritti. A volte vengono anche persone da fuori e stranieri in vacanza”, sottolinea.
“Al giorno ci sono dalle cinque alle sette partite, con una media di 15 giocatori – continua – Essendo uno sport al chiuso, l’estate l’afflusso di persone scende, ma comunque manteniamo una buona percentuale”.
“Fino a qualche anno fa avevamo anche una squadra, la Unicentro, che partecipava ai campionati con ottimi risultati, ma poi abbiamo deciso di smettere. Continuiamo, però, a partecipare ad alcuni tornei”, conclude Ferretti.
All’Aquila, invece, è possibile giocare presso la Ginnica Club Squash Fitness, palestra nata proprio per i praticanti dello sport inglese.
“La nostra attività nasce come luogo dove giocare a squash, chi l’ha fondata, infatti, era un grande appassionato – spiega Ramona Ardivoli, la titolare – Noi l’abbiamo ripresa e rilanciata e sta andando molto bene”.
“Il momento in cui c’è più affluenza è la sera, dalle 7 in poi abbiamo sempre il campo prenotato – commenta – Questo è anche il secondo anno che organizziamo un torneo in memoria di Francesca Olivieri, una ragazza di Villa Sant’Angelo (L’Aquila) che veniva a giocare ed è morta per il terremoto”.
Attualmente nel capoluogo abruzzese c’è un “bel gruppo di una decina di persone che fanno gare a livello nazionale e vengono ad allenarsi nella nostra struttura – continua la Ardivoli – L’età è mista, giocano grandi e più giovani”.
Secondo la titolare, il motivo per cui lo squash non è molto diffuso, risiede nella difficoltà di allestire un campo da gioco, “serve una stanza di almeno 65 metri quadri e in una palestra è difficile da trovare”, conclude. Sara Ciambotti






