L’AQUILA – Il nuovo altare di foggia moderna in pietra bianca della storica basilica di San Bernardino dell’Aquila fa discutere la città, soprattutto sui social network, dove viene contestato perché ritenuto troppo in contrasto con l’interno barocco della chiesa, ma arriva la difesa di chi lo ha progettato, “meglio distaccarsi nello stile che scimmiottare l’antico”, e di chi lo utilizzerà, “quello che c’era prima era troppo grande” e comunque di non eccessivo pregio, risalente agli anni Settanta.
L’opera è costata alcune decine di migliaia di euro: impossibile, nonostante le domande, ottenere informazioni più precise dai frati che gestiscono da anni la basilica e che, comunque, hanno interamente finanziato l’investimento, senza nessun apporto di denaro pubblico.
Un unico blocco di pietra bianca, che richiama le antiche pietre aquilane, dalle linee essenziali e moderne, progettato dall’architetto che è una suora, Michelangela Ballan.
“Si tratta di un’opera necessaria per la definitiva sistemazione del presbiterio della basilica. Vuole essere un messaggio di rinascita e risurrezione per la Chiesa e per la città”, spiega ad AbruzzoWeb padre Carlo Serri, ministro provinciale dei Frati Minori d’Abruzzo.
“La chiesa è un luogo vivente e segnato dagli eventi, le modifiche fanno parte del corso delle cose, una chiesa vive e si trasforma come succede per una casa abitata – fa notare il religioso – San Bernardino inizialmente era una chiesa gotica, come si nota dalle tracce residue nelle cappelle laterali: è cambiata nel corso dei secoli con le ricostruzioni in seguito ai terremoti”.
L’ultima, quella da 25 milioni di euro, affidata alle imprese romane Donati ed Eme, che ha portato alla riapertura dell’edificio sacro il 2 maggio 2015, a 6 anni dal sisma del 6 aprile 2009 che l’aveva seriamente danneggiata.
“È stato rimosso l’altare precedente, provvisorio e in legno, risalente agli anni Settanta. Troppo grande e ingombrante. Scomodo per le celebrazioni liturgiche. Un altare che non è stato distrutto, ma messo da parte – conferma il religioso – e all’interno del nuovo sono custodite le reliquie di San Francesco, Santa Chiara, San Bernardino e di San Cesidio da Fossa, un martire del ‘900″.
“La soprintendenza ai Beni culturali ha approvato il progetto che, oltre all’altare, prevede un nuovo ambone, sempre in un unico blocco di pietra bianca, e una nuova sede del celebrante, in legno”, spiega l’architetto suor Michelangela , che da 20 anni progetta per l’apostolato liturgico.
“I simboli incisi stilizzati sono quelli del nome di Gesù e delle palme a simboleggiare la risurrezione. Piuttosto che scimmiottare l’antico si preferisce di solito il distacco con uno stile essenziale e moderno. Pulito”, precisa poi anche se spiega di non voler replicare alle critiche.
E aggiunge sempre la designer in abito monastico che “altare e ambone sono montati su predelle che non intaccano né i gradini né i pavimenti antichi del presbiterio. L’unico problema era rappresentato dalla presenza delle balaustre, che, per una questione di dislivelli, così come sono non valorizzano la visuale dell’altare e avrebbero dovuto essere spostate – conclude – Ma su questo punto la soprintendenza non è stata d’accordo”.






