ROMA – “Questa sentenza del Consiglio di Stato a mio avviso va al di là della questione balneare, che comunque per le aziende del settore significa il lavoro di una vita. Infatti ritengo che sia discutibile e scioccante per quel che riguarda proprio i più elementari principi costituzionali e gli equilibri tra potere legislativo, esecutivo e giudiziari”.

E il commento di fuoco di Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia, dopo che il Consiglio di Stato ha stoppa la proroga senza gara delle concessioni perché “si pone in frontale contrasto” con la direttiva Bolkestein e va dunque “disapplicata da qualsiasi organo dello Stato”.

La decisione dei giudici amministrativi riguarda  un ricorso contro una proroga decisa dal comune di Manduria in Puglia, ma ha effetti  sia per le norme passate sia per le ultime, come quelle  inserite dal governo Meloni nel Milleproroghe che hanno prorogato automaticamente le concessioni fino al 31 dicembre 2024, provocando anche le perplessità del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A rigor di diritto, quanto previsto nel Milleproroghe non può essere applicato dai Comuni, e le gare andranno fatto entro l’anno. Un funzionario  di un comune non può disporre una proroga di una concessione che magari scade entro 2023, commetterebbe addirittura un reato.

Una partita che riguarda in Abruzzo 700 concessioni balneari, e un movimento di personale di circa settemila unità, con le associazioni di categoria che non vogliono le gare europee, come ribadito forte è chiaro, nell’assemblea convocata  dalla Cna a cui hanno preso parte il responsabile nazionale Cristiano Tomei, e parlamentari abruzzesi Guerino Testa di FdI, Luciano D’Alfonso del Pd, Giulio Sottanelli di Azione e Gabriella Di Girolamo del Movimento 5 stelle.

La linea dei balenatoti è che mettere a bando le concessioni esistenti è inutile: per garantire la concorrenza e il libero mercato, imposto dall’Europa, se ne possono dare di nuove. “Con la mappatura delle coste – aveva ribadito il presidente regionale della Cna Abruzzo Savino Saraceni – si dimostrerà che le nostre coste hanno disponibilità ampissima per accogliere nuove richieste, senza espropriare imprese familiari che operano da anni del loro lavoro: imprese che hanno dato al nostro turismo balneare un profilo unico nel panorama internazionale”.

Ora però  è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato che accoglie il ricorso presentato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato contro la decisione del comune di Manduria in Puglia di prorogare fino al 31 dicembre 2033 le “concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative”.

Questo perché è in contrasto, con l’articolo 12 della direttiva europea Bolkestein.

Nelle motivazioni depositate giovedì, i giudici di secondo grado ricordano che già con le precedenti sentenze del 2021 era stato sottolineato come “le concessioni di beni demaniali per finalità turistico ricreative rappresentano autorizzazioni di servizi ai sensi dell’articolo 12 della direttiva europea e come tali sottoposte all’obbligo di gara”.

Il Consiglio di Stato ricorda inoltre che, in caso di contrasto tra la normativa nazionale e quella europea, “deve darsi precedenza alla seconda, con conseguente necessità che tutte le autorità dello Stato membro, siano essi organi giurisdizionali o pubbliche amministrazioni, disapplichino la norma interna a favore di quella sovranazionale”. E questo vale sia per le norme passate sia per le ultime, quelle inserite dal governo Meloni nel Milleproroghe che hanno prorogato automaticamente le concessioni fino al 31 dicembre 2024.

“La sentenza del Consiglio di Stato non ci sorprende – spiega il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio della Lega -. I giudici già nel 2021 avevano preannunciato che qualsiasi proroga successiva alle concessioni balneari sarebbe stata considerata da loro priva di efficacia. Noi però rivendichiamo la norma introdotta con la conversione in legge del ‘Milleproroghe’ e il diritto del Parlamento a legiferare. A maggior ragione dopo questo pronunciamento, invitiamo il governo ad accelerare sulla mappatura delle coste”.

Di ben diverso avviso   Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Verdi e Sinistra.

“La decisione del Consiglio di Stato, ammonisce il Governo italiano ricordando che non si gioca con le direttive europee e la Costituzione. Le direttive europee non possono essere disattese e non applicate e le proroghe non possono essere autorizzate dalle singole amministrazioni locali. Questa è una dura sconfitta del governo Meloni che si è battuto in difesa dei privilegi di chi paga allo Stato, come ad esempio nel caso del Twiga , solo 20 mila euro a fronte di un fatturato che si aggira intorno ai 4 milioni di euro l’anno”.

“Ricordiamo – prosegue Bonelli – che lo Stato incassa soltanto 107 milioni di euro anno dalle concessioni balneari, mentre il fatturato complessivo è di 7 miliardi di euro, con un tasso di evasione altissimo. Nel corso degli anni troppe spiagge italiane sono state trasformate da ‘lungomari’ in ‘lungomuri’, che chiudono la possibilità di poter vedere il mare, per causa della privatizzazione e cementificazione: tra tutti uno dei casi più emblematici è quello di Ostia. È dal 2010 che la Destra tenta di disapplicare la direttiva Bolkestein, ma con la decisione di oggi è una vittoria per un’Italia che non deve essere fondata sui soliti privilegiati”.

“Giù le mani dai balneari”, dice il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. “La sentenza del Consiglio di Stato – sottolinea il vice presidente del Senato leghista Gian Marco Centinaio – non ci sorprende. Noi però rivendichiamo la norma e il diritto del Parlamento a legiferare. A maggior ragione dopo questo pronunciamento, invitiamo il governo ad accelerare sulla mappatura delle coste”.

Dopo la mappatura – è la linea – verrà dimostrato che “le coste italiane non possono essere considerate una risorsa scarsa e, di conseguenza, le concessioni demaniali non rientrano nella direttiva Bolkestein”, una “battaglia politica” da combattere a Bruxelles e sulla quale “invitiamo anche gli alleati a fare altrettanto”, sostengono anche gli imprenditori del settore.

“La proroga di un anno – evidenzia Cristiano Tomei, coordinatore nazionale CNA Balneari – è funzionale ad effettuare la mappatura delle nostre coste per rilevare il grado di disponibilità della risorsa. È importante procedere in tal senso nel più breve tempo possibile”.

In questo senso si dovrà muovere la maggioranza proseguendo anche con le interlocuzioni aperte in sede europea. Serve una riforma organica – si ragiona nel centrodestra – per risolvere la questione una volta per tutte e anche a questo servirà il tavolo a Palazzo Chigi previsto dal milleproroghe che dovrà provvedere, tra l’altro, alla mappatura. Verranno inoltre sentite le categorie interessate che chiedono, per altro, certezze attraverso una riforma complessiva.