PESCARA – “Le concessioni di occupazione delle spiagge italiane non possono essere rinnovate automaticamente ma devono essere oggetto di una procedura di selezione imparziale e trasparente”.
Lo ha stabilito ieri la Corte di giustizia Ue esprimendosi su una vertenza che coinvolge l’Autorità italiana garante della concorrenza e del mercato e il comune di Ginosa (Taranto).
“I giudici nazionali e le autorità amministrative” italiane “sono tenuti ad applicare le norme pertinenti” del diritto europeo, “disapplicando le disposizioni nazionali non conformi”, aggiunge la Corte.
Dunque in linea di principio per evitare la procedura di Infrazione, anche in Abruzzo, per oltre 600 stabilimenti, andranno fatte le gare, contro cui si battono da anni i balneatori e il centrodestra compatto, alla Regione e al governo, in particolare Lega e Forza Italia.
Sib Confcommercio e Fiba Confesercenti, indicano però ora una via di uscita, legato al principio della cosiddetta “scarsità di risorse”, perchè se ci sono spiagge ancora non in concessione , le gare per le concessioni esistenti potrebbero essere evitate.
E in Abruzzo, sostiene la Fiba, non c’è carenza di risorse, anzi, “ci sono almeno sessanta chilometri di spiagge ancora da assegnare”, e vengono citate anche le spiagge delle riserve del Borsacchio e del Cerrano, di Vasto sud e quella del biotopo costiero di San Salvo. Occorre però una mappatura. che andrà fatta in tempi strettissimi.
In conferenza stampa il responsabile CNA Balneari Nazionali Cristiano Tomei, ha detto ogg: “A questo punto la mappatura, che chiediamo avvenga entro l’estate – diventa l’elemento discriminante per proseguire la battaglia che ci siamo intestati da quindici anni e su cui non arretriamo di un centimetro: perché, dopo aver delineato con esattezza quanta parte del sistema costiero nazionale può ancora essere utilizzata per nuove iniziative imprenditoriali, occorrerà che attraverso la certificazione di Regioni e Comuni e la concertazione con le associazioni d’impresa, lo Stato vada al confronto con l’Europa sapendo che stiamo parlando di una risorsa tutt’altro che “scarsa”, come si dice in gergo. Ci sono infatti ampie aree marine, ma anche su laghi e fiumi, che possono essere oggetto di nuove concessioni: e dai dati in nostro possesso sappiamo che con situazioni pur molto variegate da regione a regione esiste spazio per nuove iniziative di chi voglia fare impresa”.
Stefano Cardelli di Ciba Confartigianato, mette in rilievo due aspetti a suo dire favorevoli: “Innanzitutto, la sentenza stabilisce che la Bolkestein si applica direttamente nello Stato membro ma a partire dal 31 dicembre 2009, quindi produce effetti per le concessioni rilasciate dopo quella data. Sono molto fiducioso nel fatto che si legifererà nel rispetto di tutti i diritti: quello europeo a tutela delle imprese e a tutela delle imprese preesistenti alla direttiva servizi”.
I giudici di Lussemburgo erano chiamati a pronunciarsi sull’interpretazione della legge italiana che prevede la proroga automatica delle concessioni balneari, facendo chiarezza sulla validità, il carattere vincolante e l’effetto diretto della direttiva Ue per i servizi nel mercato interno, nota come Bolkestein. Nel dettaglio, la vertenza sotto esame risale al dicembre 2020, quando il comune di Ginosa, applicando la normativa nazionale, decise di prorogare automaticamente le concessioni andando incontro alla contestazione da parte dell’Agcm.
Nella sentenza odierna la Corte ricorda che le disposizioni Ue si applicano “a tutte le concessioni di occupazione del demanio marittimo” e che, nel valutare la scarsità delle risorse naturali utilizzabili per la messa a bando, i Paesi membri sono chiamati a basarsi “su parametri obiettivi, non discriminatori, trasparenti e proporzionati”. I giudici sottolineano come non sia emerso “alcun elemento idoneo a inficiare la validità della direttiva” europea, e come nell’approvarla, nel 2006, il Consiglio Ue – che rappresenta i Ventisette – abbia “correttamente deliberato a maggioranza qualificata”.
La Corte ritiene inoltre che “l’obbligo per gli Stati membri di applicare una procedura di selezione imparziale e trasparente” per l’assegnazione delle concessioni, e “il divieto di rinnovare automaticamente un’autorizzazione” siano “enunciati in modo incondizionato e sufficientemente preciso dalla direttiva”. Alla luce di questi elementi, i togati europei hanno dunque stabilito che “i giudici nazionali e le autorità amministrative, comprese quelle comunali, sono tenuti ad applicare” le disposizioni europee, disapplicando invece “le norme di diritto nazionale non conformi”.






