L’AQUILA – “Il riconoscimento delle riserve prima delle fine dell’opera è un’operazione disinvolta che potrebbe essere oggetto di indagine sia della magistratura contabile sia di quella penale”.
Lo dichiara all’Ansa il candidato sindaco della coalizione “L’Aquila polis”, Nicola Trifuoggi, in relazione alla notizia, svelata da AbruzzoWeb, che la società realizzatrice dei nuovi sottoservizi del capoluogo, la Asse Centrale Scarl, nei mesi scorsi ha presentato riserve per circa 3,6 milioni di euro, mentre la stazione appaltate, la società pubblica Gran Sasso Acqua, gliene ha riconosciuti 740 mila.
La vicenda si incastra con la campagna elettorale per via dei rapporti tra Gianni Frattale, ex presidente Ance e coordinatore della commessa, e Americo Di Benedetto, tuttora presidente Gsa e contemporaneamente candidato sindaco del centrosinistra.
Per Trifuoggi, ex procuratore della Repubblica all’Aquila e a Pescara, “è una vicenda molto grave e inopportuna, la presenza contemporanea, ai fini di propaganda elettorale, della committenza e della stazione appaltante, quando l’appalto ha avuto un’intesa in corso d’opera sulle riserve che, abitualmente, si esaminano a fine lavori”.
“A tale proposito, si tratta di una campagna elettorale che sembra incentrata su un secondo fallimento – continua – quello che segue la brutta figura dell’apertura della Banca dell’Aquila, acquisita dalla Banca del Gran Sasso, che ha sede nel Teramano”, in riferimento alla presidenza del Comitato promotore del mai nato credito cooperativo aquilano proprio di Di Benedetto.
A criticare in maniera vivace l’intesa Di Benedetto-Frattale e il caso riserve sono stati anche il candidato sindaco della coalizione civica “L’Aquila chiama”, Carla Cimoroni, e il candidato consigliere Ettore Di Cesare, il candidato consigliere di Trifuoggi Antonio Congeduti, il segretario comunale di Forza Italia, Stefano Morelli e il candidato di Fratelli d’Italia Alessandro Piccinini, primo a criticare.





