L’AQUILA – Non si torna indietro sull’operazione-riserve del primo stralcio da 40 milioni di euro dei nuovi sottoservizi dell’Aquila, il tunnel sotterraneo con tutte le reti in corso di realizzazione: la stazione appaltante Gran Sasso Acqua, società idrica del comprensorio, ha pagato da mesi i 740 mila transati con la società realizzatrice Asse Centrale e l’accordo non è rivedibile.
Lo conferma ad AbruzzoWeb il direttore tecnico di Gsa nonché responsabile unico del procedimento, Aurelio Melaragni che chiarisce anche alcune dinamiche di quella che il sindaco Pierluigi Biondi, quando era solo candidato al ballottaggio, aveva definito una “evidente forzatura” della Spa pubblica presieduta dallo sfidante di centrosinistra poi sconfitto, Americo Di Benedetto.
Il documento che dà il via al pagamento dei fondi alla società composta dalla ravennate Acmar, capofila, e dalle aquilane Edilfrair e Taddei, infatti, è stato firmato dal dirigente Raffaele Giannone.
Secondo quanto appreso, i vertici uscenti, appunto il presidente Di Benedetto ma anche l’ex vice, Salvatore Santangelo, si sarebbero rifiutati di apporre la propria sigla sull’atto. Secondo Melaragni, invece, non è la “volontà” la motivazione.
“Si è trattata di una semplice scelta di opportunità – assicura – l’accordo lo ha firmato Giannone che, tra l’altro, aveva delega di responsabile Ufficio gare dl precedente Cda. Ora sono sospese e bisognerà riassegnarle”, compito del nuovo presidente in quota centrodestra, Fabrizio Ajraldi, emanazione proprio di Biondi.
Le riserve sono state chiuse a 740 mila euro a fronte di una richiesta ben più gravosa di 3,6 milioni da parte dei realizzatori. Si tratta della compensazione di maggiori spese impreviste spuntate fuori e sostenute nel corso dell’esecuzione dell’opera, che finiscono per costare di più alla collettività.
In modo singolare, sono state contrattate e ottenute a metà lavori, invece che alla fine: l’accordo è di non ripresentare richieste di riserve per le stesse motivazioni, lungaggini dovute a ritrovamenti archeologici e lentezza burocratica del Comune, ma certo potrebbero esserci altre riserve per altri motivi.
In cambio della riduzione dell’importo a fronte di un pagamento immediato, comunque, la Asse Centrale ha ottenuto anche lo slittamento in avanti di un anno e mezzo del termine di conclusione dei lavori, che attualmente si trovano “al 65%”, chiarisce Melaragni.
Biondi ha protestato, in campagna elettorale, perché c’è stata discrepanza di vedute tra il direttore dei lavori Alessandra Marono, che aveva bocciato le riserve, mentre il rup le ha ritenute ammissibili; inoltre ha contestato l’impiego di una normativa sugli appalti superata.
Tra le asperità della vicenda, ha fatto discutere anche il fatto che il coordinatore di commessa e patron di Edilfrair, Gianni Frattale, sia stato un “grande elettore” di Di Benedetto: ha chiuso la campagna elettorale per le primarie di coalizione salendo sul palco e nelle settimane seguenti, dalle formazioni politiche di centrodestra e civiche, sono volate accuse di conflitto d’interessi per la contemporanea presenza di controllore e controllato di questo appalto in eventi pubblici.
Infine Melaragni conferma anche un altro possibile scossone nell’iter già tormentato dell’opera: egli stesso potrebbe andare in pensione.
“Per l’età potrei farlo a dicembre, ma ho chiesto una proroga di 3 anni e mezzo per lavorare fino a 70 – spiega – Vorrei chiudere i lavori in corso, sia per soddisfazione personale ma anche per opportunità: prima che qualcun altro si renda conto di tutte le particolarità di quest’opera, si perderebbe tempo prezioso”.



