L’AQUILA – “Quanto accadde all’inizio del 2010, quando migliaia di persone entrarono ‘armate’ di carriole nel centro storico chiuso, lasciato in macerie e presidiato dai militari, è troppo forte e importante per non collegare immediatamente l’opera di Ai Weiwei a quell’evento storico”. Lo dichiara Alessandro Tettamanti esponente del Pd aquilano.
“Una scultura — intitolata Figure and Wheelbarrow for L’Aquila — alta quasi tre metri e lunga tre metri e quaranta, posta davanti all’Emiciclo regionale, è un monumento che alle aquilane e agli aquilani non può che ricordare quell’esperienza di comunità, essenziale per avviare davvero la ricostruzione del centro storico e, quindi, della propria identità.Il monumenro raffigura l’artista stesso mentre porta una carriola. Ai Weiwei ha visto in questo oggetto un simbolo di ricostruzione, accostandolo alla propria esperienza personale del 2008, quando il terremoto del Sichuan, in Cina, provocò circa 70mila vittime. L’artista documentò le conseguenze del sisma attraverso il proprio blog e il proprio lavoro, entrando in conflitto con le autorità cinesi”.
“In realtà, non è chiaro se Weiwei conosca la rivolta delle carriole aquilane e si sia ispirato a essa. Ma, leggendo il retroterra da cui è scaturita la sua idea, sembra che a monte ci siano le stesse emozioni e le stesse esperienze di chi ha conosciuto il terremoto e le ingiustizie che spesso accompagnano le emergenze. Se oggi L’Aquila è una città in gran parte ricostruita, grazie all’arrivo di ingenti risorse economiche, lo si deve proprio a quella stagione, ai suoi protagonisti e a una città che all’improvviso si svegliò e seppe difendersi, anche grazie alla solidarietà dal basso del popolo abruzzese che in quei giorni accorse in aiuto dell’Aquila”.
“Una città, insomma, molto diversa da quella attuale, addormentata forse proprio grazie a quelle risorse che hanno restituito un minimo di sicurezza nel futuro rispetto a quando non erano affatto chiari né il diritto alla ricostruzione né quello alla città. È vergognoso, però, che durante l’inaugurazione nessuna delle autorità abbia fatto esplicito riferimento all’esperienza del popolo delle carriole, collegando il monumento a quella stagione”.
“Non una parola da parte del Sindaco, forse troppo preoccupato di non ricordare che il governo sfidato da quel popolo era quello di Berlusconi, quindi della sua stessa parte politica. Un governo che fino ad allora aveva costruito una vetrina televisiva secondo la quale le aquilane e gli aquilani stavano benissimo e la città era praticamente già ricostruita”.
“La rivolta delle carriole fu un sasso contro quella vetrina: cambiò tutto, svelando alle italiane e agli italiani come stavano davvero le cose. L’omissione scientifica del riferimento corrisponde a un tentativo di riscrittura della storia di questa città che quest’amministrazione porta avanti attraverso un’opera di cancellazione di tutto ciò che c’è stato prima del 2017 e che ha visto protagonisti tanti cittadini e cittadine, in un periodo di fortissimo impegno civico in cui sorsero decine di comitati tra cui il Comitato 3e32”.
“Nonostante tutto questo, il destino ha voluto che alla fine fosse un artista cinese a realizzare un monumento a quel periodo. E noi che ne siamo stati protagonisti non possiamo che ringraziarlo.Molto altro si dovrebbe fare, nella Capitale italiana della Cultura, per ricordare la verità del post-terremoto, la richiesta di giustizia per le vittime e le lotte civiche per una ricostruzione partecipata e giusta.Un periodo che oggi sembra lontanissimo, ma che dopo l’opera di Weiwei lo è un po’ meno.Sta a noi, adesso, fare in modo che quell’opera porti attivamente con sé questo significato e dare vita a un lavoro di memoria più costante, che impedisca all’arroganza di chi oggi amministra di riscrivere la storia”





