L’AQUILA – L’eccellente acqua minerale delle sorgenti Sant’Angelo di Popoli, in provincia di Pescara, continua a sgorgare e altrettanto inesorabilmente scorre il tempo lento della giustizia e della burocrazia: sono oltre due anni che il Tribunale amministrativo regionale, dopo aver annullato, il 10 luglio 2019, e per la seconda volta, il bando di concessione varato dalla Regione Abruzzo, ancora non fissa l’udienza che dovrà recepire la perizia di un “verificatore”, proveniente dalla Regione Emilia Romagna, per scrivere un terzo bando, sperando che sia quello giusto.

E’ solo l’ultima puntata della serrata guerra delle acque minerale che ha causato una stasi pericolosa nell’ambito di bandi e decisioni amministrative: una situazione che vede in campo la Regione che con gli uffici competenti ha al suo attivo numerosi flop relativi ad alcune gare e provvedimenti, e due importanti player nazionali, Gruppo San Benedetto e Santa Croce che si stanno dando battaglia su tutto il fronte.

A presentare i due ricorsi su Popoli, nella primavera del 2019, è stata la concorrente, la Santa Croce dell’imprenditore molisano Camillo Colella, lo stesso sodalizio che ha vinto provvisoriamente a maggio di quest’anno il bando, contro la stessa San Benedetto, per la sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro, in provincia dell’Aquila.

Peccato però che il verbale di gara è stato annullato il 14 luglio dal Tar su ricorso della San Benedetto e dell’immancabile  Comune di Canistro, ed ora si attende l’esito del ricorso al Consiglio di Stato.

Accade intanto che la San Benedetto continua sfruttare in proroga, concessa a più riprese dalla Regione Abruzzo, l’acqua della sorgente Sant’Angelo dal 2008, prima in attesa del bando, rimandato alle calende greche, ora in attesa dell’esito del ricorso. Opportunamente, visto che va salvaguardata la continuità produttiva e i posti di lavoro.

Santa Croce ha più volte sollecitato la fissazione dell’udienza, e ha contestato la proroga, diffidando la Regione Abruzzo.

Diffida con il dente avvelenato, non avendo certo dimenticato la Santa Croce, che sei anni fa, quando gli è stata revocata la concessione della Sant’Antonio Sponga, non è stata concessa nessuna proroga, ecco perché da sei anni gli operai sono senza lavoro e la preziosissima acqua che vale milioni di euro di royalty è incredibilmente inutilizzata. Con il risultato che da circa sei anni l’acqua finisce nel fiume Liri con i 75 operai a casa senza ammortizzatori sociali,  e con il territorio che deve rinunciare ad un importante indotto.

Sempre a Popoli, la San Benedetto, attraverso la controllata Gran Guizza, anche qui al termine di un iter lungo ed estenuante, ha ottenuto a febbraio 2021 la concessione definitiva della sorgente Valle Reale, anche qui dopo una lunga proroga, e dopo aver vinto provvisoriamente la gara ancora una volta contro la Santa Croce, nel lontano agosto 2018, con l’iter che si è poi incagliato per oltre un anno alla commissione Via della Regione.

Tutti capitoli, a ben vedere, della guerra abruzzese dell’acqua che ha come principale campo di battaglia la sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro, deflagrata proprio con la revoca del 2015, decisione impugnata dalla società del patron molisano che ha innescato un interminabile contenzioso.

Storia non ancora chiusa: la Santa Croce, dopo il bando concluso con un nulla di fatto aggiudicato provvisoriamente alla Norda del gruppo Pessina, che non aveva il terreno dove costruire lo stabilimento, ha vinto il successivo bando indetto a febbraio 2019, proprio contro la San Benedetto.

Ma poi la concorrente, che non ha ottenuto nemmeno il punteggio minimo per entrare in graduatoria, ha fatto ricorso assieme al comune di Canistro, e il Tar gli ha dato ragione il 14 giugno scorso, annullando  il verbale di gare con cui la commissione regionale presieduta dal dirigente Franco Gerardini aveva assegnato a Santa Croce la concessione provvisoria.
Il Tar ha dato ragione a San Benedetto che contestava alla commissione “di aver operato una riparametrazione per ciascun criterio e punteggio, nonostante tale operazione non sia stata prevista nel bando di gara”.

Altro motivo dell’annullamento è che “la Regione ha adottato il provvedimento pur in presenza di specifica segnalazione, proveniente dal Comune di Canistro, su inadempimenti fiscali e contributivi” della Santa Croce, il che costituisce un motivo di esclusione dalla gara. Ora si attende l’esito del ricorso al Consiglio di Stato nell’ambito del quale la società molisana ha rigettato le accuse sulle presunte irregolarità fiscali e contributive presentando al riguardo documentazione ufficiale.

Tornando dunque all’incredibile vicenda parallela di Popoli: ad aver fatto ricorso contro il bando della Sant’Angelo è stata per due volte, come detto, la Santa Croce.

Un primo bando indetto nel novembre 2018 è stato annullato da Tar dando ragione agli argomenti dei legali del sodalizio di Colella: i concorrenti non avrebbero avuto infatti la possibilità in caso di aggiudicazione di realizzare le infrastrutture necessarie ad estrarre, imbottigliare e stoccare l’acqua, visto che sono già presenti in loco le strutture utilizzate dalla San Benedetto, non inserite nell’elenco dei beni messi a bando.

Incerta è poi la clausola sociale, che garantisce i sensibili sconti dei canoni di concessione (da 4 euro a 0,30 ogni mille litri di acqua), in cambio dell’eventuale riassunzione del personale già impiegato nel sito di Popoli. Il problema però è che formalmente il sito produttivo della Sant’Angelo non ha dipendenti, che hanno contratti con la controllata Gran Guizza, e dunque un concorrente diverso dalla San Benedetto, non potrebbero inserire la loro assunzione in un eventuale piano industriale, dovendo così rinunciare in partenza a ben 25 punti.
Il bando dunque è stato riscritto, la Santa Croce, ritenendo che poco o nulla fosse cambiato , ha fatto un nuovo ricorso e ancora una volta il Tar gli ha dato ragione, con la sentenza del luglio 2019.

Secondo i giudici amministrativi, effettivamente, si ravvisavano in esso le stesse illegittimità riscontrate nel bando precedente.

Il Tar ha così imposto alla Regione la nomina di un “verificatore”, proveniente dalla Regione Emilia Romagna, con l’incarico di individuare, all’interno di tutto il perimetro della concessione, le opere da ritenersi pertinenziali e quindi da ricomprendere nell’oggetto della concessione.

Da allora nessuna novità, se non la proponga decisa dalla Regione della concessione alla San Benedetto, contro cui la Santa Croce aveva mandato una diffida alla Regione, dopo la concessione dell’ennesima autorizzazione senza bando.

La risposta è stata che non si ravvisa “nessuna illegittimità nella proroga tecnica della concessione della sorgente “Sant’Angelo” di Popoli: la procedura è avvenuta nelle more della pubblicazione del primo bando che, si ricorda, è stato emanato prima della scadenza della concessione, e soprattutto, nella definizione del giudizio del Tar per quanto riguarda il secondo bando”.

E ancora: “è evidente che il Rup ha proceduto ad estendere la proroga tecnica, giustificato dall’effettiva esigenza di assicurare lo sfruttamento della risorsa mineraria (e di salvaguardare l’attività d’imbottigliamento e dei lavoratori) nelle more del reperimento di un altro contraente, oltre alle ragionevoli tempistiche che la procedura di gara può comportare, scelta, questa, determinata per motivi obiettivamente non dipendenti dall’Amministrazione regionale. Si evidenzia, infine, che neanche il Tar si è pronunciato sulla “proroga tecnica”. (red.)