L’AQUILA – Il passivo che il commissario di governo alla spending review, Carlo Cottarelli, riconosce alla Gran Sasso Acqua, spa pubblica che gestisce il ciclo idrico nel comprensorio dell’Aquila, “è un dato fuorviante”.
Lo assicura ad AbruzzoWeb il presidente della società, Amerigo Di Benedetto, mettendo implicitamente in dubbio i criteri adottati nel compilare la lista nera in cui sono state censite, in Italia, 1.424 società pubbliche partecipate dagli enti locali, con conti in rosso e redditività sotto lo zero, di cui circa cento in Abruzzo.
Tra queste, quelle messe peggio sarebbero la società regionale di trasporto pubblico Arpa, che fatto registrare un passivo di 5,3 milioni di euro, seguita da Temerete Energia, che gestisce la centrale a turbogas di Ortona, con un passivo 2,5 milioni di euro.
E appunto la Gran Sasso Acqua spa, che regista un buco di 1,6 milioni. Passivo che, però, ha solo una natura tecnica contabile, assicura Di Benedetto.
“Letti i numeri superficialmente – spiega – risulta che la Gran Sasso Acqua ha un patrimonio di 85 milioni e una perdita di 1,6 che intaccano questo patrimonio. Ma il motivo è il seguente: quando anni fa c’è stata la necessità di trasformarci in società per azioni abbiamo optato, attraverso una pianificazione fiscale, all’adeguamento dei valori di stima del patrimonio, presentati dal perito incaricato”.
“Abbiamo, in altri termini, accresciuto il patrimonio della società, per godere di importanti deduzioni fiscali. Di conseguenza sono aumentati gli ammortamenti su questo patrimonio. Nel bilancio reale – sottolinea dunque il presidente – la nostra società è sana, non c’è un rosicchiamento del patrimonio e registra quest’anno un utile reale di oltre 1 milione di euro”.
Insomma, la Gsa alla prova dei fatti “è una società in salute, e dovrebbe salvarsi dalla scure auspicata dal commissario Cottarelli”, ovvero dal taglio ed eventuale privatizzazione di almeno 2 mila società partecipate già nei prossimi mesi, partendo da quelle messe peggio.
Continuando a scorrere la classifica abruzzese compaiono il Centro turistico del Gran Sasso d’Italia, indebitato per 1,5 milioni, il Consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Teramo (-606.313 euro), l’Interporto Val Pescara di Manoppello (-466 mila euro), la Sasi di Lanciano (-366 mila euro), la società di trasporto pubblico Sangritana (-324 mila euro), il Consorzio acquedottistico Marsicano di Avezzano (-250 mila euro), la Ops di Chieti (-218 mila euro), la Ruzzo Reti di Teramo (-129 mila euro), il Consorzio di Sviluppo industriale del Vastese (-127 mila euro), il Consorzio universitario di Lanciano con un passivo di 108 mila euro. Tutte le altre società registrano passivi sotto i 100 mila euro.
Ci sono però società che non hanno fornito i documenti e, dunque, non sono state censite. Tra queste la Fira, la finanziaria della Regione Abruzzo, ma anche Abruzzo Sviluppo e l’Aciam di Avezzano.






