L’AQUILA – Anche Franco De Antonis, medico,  vive a Maracay in Venezuela. Assieme ad altri abruzzesi doc ha dato vita ad “Abruzzo Solidale”, un’associazione dedita ad aiutare gli abruzzesi che, per la loro particolare condizione economica, non hanno accesso alle medicine, in particolare quelle destinate a patologie determinate e, per questa ragione, assai costose. Anche lui ci racconta come ha vissuto la sua drammatica esperienza.

Lo riporta la Voce d’Italia un prestigioso giornale locale  caro agli aquilani in quanto fondato da Gaetano Bafile e che ebbe come autorevole redattore negli anni cinquanta Attilio Cecchini, che poi, tornato in Italia, sarebbe diventato un grande avvocato, entrambi questi  compianti personaggi erano nati nel capoluogo di regione abruzzese.

“Lo spavento – riferice De Antonis sulle colonne di quel giornale – è stato al limite dell’infarto. Chi ha la mia età ha senz’altro vivo il ricordo del terremoto del ’66. Per un momento ho rivissuto quelle stesse sensazioni. Allora avevo 7 anni. Oggi ne ho 65. Ero appena tornato dalla Casa d’Italia, dove avevo assistito ad una riunione per ultimare gli ultimi dettagli di un viaggio in programma per il fine settimana. Dopo il terremoto lo abbiamo dovuto annullare. Come stavo dicendo, ero a casa con mia moglie Anna Maria. Stavo mangiando un boccone quando ha cominciato a tremare tutto. La reazione è stata quella di prendere Anna Maria a metterci al sicuro sotto la trave di una porta. Ho ancora vivida l’immagine dell’edificio che ballava da un lato all’altro, un movimento inverosimile, quasi impossibile, che faceva cadere tutto attorno a noi. La violenza del movimento ha messo sotto pressione la struttura dell’edificio e le pareti dell’appartamento, che hanno cominciato a mostrare delle crepe. Si sentiva lo scricchiolio dell’intera struttura messa sotto estrema pressione, al limite della tolleranza. Sembrava che non finisse mai. Non so se è stato un solo terremoto o se, come dicono gli esperti, due diversi e consecutivi; non so neanche se è durato solo una manciata di secondi… a noi è sembrato un’eternità. Viviamo al quarto piano. Quando è finito siamo scesi in strada”.