L’AQUILA – “L’europa e i nostri europarlamentari risolvano la questione della restituzione tasse del sisma. In un momento così delicato per l’Europa dopo la Brexit, riconducano il problema alla sua radice politica, di rapporti tra l’Unione e i suoi Stati membri in cui a farne le spese è L’Aquila”. 

L’imprenditore aquilano Ezio Rainaldi lancia un grido d’allarme alla politica regionale, nazionale ed europea, che grido di un’intera città, dopo la richiesta nei giorni scorsi da parte della Camera di commercio alle aziende aquilane di fare un computo dei danni riportati a seguito del sisma.

Il provvedimento è scattato alla luce della richiesta di Bruxelles all’Italia di provvedere alla rendicontazione dei danni subiti dalle aziende che hanno avuto le tasse sospese nei primi 21 mesi del sisma e che rischiano di doverle restituire tutte e subito, per dimostrare che non si tratta di aiuti di Stato, come invece sostenuto dall’Unione Europea.

Una legge dello Stato ha fissato la restituzione in dieci anni e con abbattimento fino al 40%, ma le istituzioni comunitarie, su istanza dell’Inps, identificano la sospensione come un aiuto di Stato e da anni stanno pressando per una restituzione per intero.

“A sette anni dal sisma siamo ancora penalizzati e costretti a rendicontare allo Stato tramite gli enti locali – afferma Rainaldi – Una situazione insostenibile per noi perché si tratta dell’unico caso in cui dopo un terremoto si dovrebbero dare indietro i tributi sospesi. Siamo costretti a produrre una perizia non giurata e carte su carte per risolvere un problema che in realtà è tutto politico”. 

Rainaldi si rivolge agli europarlamentari del Partito democratico David Sassoli e Massimo Paolucci  che dallo scorso anno si stanno occupando della questione della restituzione delle tasse. 

Interpretazioni della norma e ricorsi hanno portato un progressivo restringimento dalle 7 mila partite Iva iniziali alle 115 sole aziende che avevano superato la soglia “de minimis” di 200 mila euro, alle 25 annunciate dagli stessi parlamentari durante un incontro in Regione dello scorso ottobre.

La restituzione dovrebbe cioè coinvolgere solo quelle ditte che hanno ricevuto benefici superiori ai 500 mila euro, che costituiscono la soglia del “de minimis potenziata” rispetto a quella base di 200 mila. 

“Non è così – sottolinea – Sono ancora circa 40 le aziende che rischiano di dover ridare tutto indietro perché la soglia dei 500 mila non è stata ancora applicata. Dopo tutti questi anni dobbiamo essere ancora noi a fornire numeri e dati. Quelle adottate dall’Europa sono decisioni dimostrano ancora una volta le modalità di trattamento riservate all’Italia e nello specifico all’Aquila”.  

“Dovremmo rendicontare danni sistemici non quantificabili – aggiunge Rainaldi – Ci chiediamo per quanto altro tempo l’Europa vorrà continuare a gestire in questo modo i rapporti con gli stati membri, anche alla luce della grossa crisi che sta vivendo, dopo la Brexit. È giunto il momento per Bruxelles di rimettersi in discussione perché ha dimostrato una totale inefficienza nella gestione della questione terremoto”. 

Poi l’appello al premier Matteo Renzi: “Deve difendere le aziende aquilane come ha fatto per 4 bad bank per le quali si profilava l’aiuti di Stato. Perché per L’Aquila non si riesce a fare nulla?”.