L’AQUILA – Ennesimo episodio in cui la burocrazia si scontra con le esigenze degli sfollati. Questa volta accade a una donna di 38 anni, Maria Teresa Luciani, nostra lettrice, che si è rivolta a AbruzzoWeb per segnalare il proprio caso.

La Luciani, prima di contattare la nostra redazione, ha provato in tutti i modi a farsi ascoltare dalle istituzioni ma né alla Struttura di gestione dell’emergenza né al Comune dell’Aquila ha trovato qualcuno disposto a sentire le sue ragioni, nonostante i ripetuti tentativi e le lettere inviate.

La storia. Il 25 febbraio 2011 alla donna è stato revocato il beneficio dell’affitto concordato già concesso in data 25 settembre 2009 e goduto per un’abitazione a Pizzoli (L’Aquila).

Ciò perché la residenza della Luciani prima del terremoto è in una casa regolarmente affittata a Coppito (L’Aquila) con contratto, però, scaduto il 31 marzo 2009.

La signora, infatti, contava di trasferirsi a breve in un immobile acquistato e situato nel quartiere di San Sisto nel dicembre 2008, tramite contrazione di un mutuo, in quel momento ancora affitto ad alcune studentesse.

In questi casi la legge prevede che, per beneficiare delle agevolazioni sulla prima casa, l’acquirente vi trasferisca la residenza entro 18 mesi: esattamente quello che era nelle intenzioni della Luciani che certamente non poteva prevedere cosa sarebbe accaduto il 6 aprile.

Con il sisma, l’alloggio di Coppito riceve una classificazione di agibilità “A” mentre quello di San Sisto è “E”.

Di fatto la vera “prima casa” della signora è quella di San Sisto, mentre per la Sge è, ai fini dell’accesso ai benefici del caso, quella di Coppito.

Quindi attualmente la Luciani non può abitare nell’edificio agibile perché il contratto è scaduto e il proprietario, legittimamente, lo ha rilocato ma non può abitare neanche in quello di San Sisto perché inagibile.

L’unica soluzione è che la signora si trovi un altro appartamento e lo paghi di tasca sua, cosa che le è impossibile perché è monoreddito e deve già sobbarcarsi il mutuo.

La situazione è paradossale perché, a leggere col puntiglio burocratico le ordinanze e i decreti, sicuramente la signora non avrebbe diritto all’alloggio ma la realtà dei fatti è che la Luciani ha una sola casa e che la stessa è “E”.

D’altra parte non è il primo caso che si presenta con queste caratteristiche e forse è bene che chi di dovere inizi a pensare a una “moratoria” per queste tipologie di sfollati o che si trovi una soluzione amministrativa o giuridica che le ricomprenda.

C’è da dire che non è facile districarsi tra le persone realmente bisognose e i “furbetti” di turno ma un orecchio attento, che si trovi dalle parti della Sge o da quelle del Comune, la signora lo merita, affinché il formalismo lasci il passo al buon senso.