SAN GIULIANO DI PUGLIA – Nasce il Museo multimediale della memoria del terremoto (M3te), a San Giuliano di Puglia (Campobasso), dove nel 2002 ben 27 bambini ed una maestra persero la vita nel crollo della scuola “Iovine”.
Il museo, che si trova a pochi passi dal Parco della Memoria, nato dove un tempo c’era la scuola, verrà inaugurato mercoledì 25 maggio, alle ore 10.30, presso il Centro culturale-professionale “Le Tre Torri”, in via dei Colori della vita; dalle ore 14, spazio a una conferenza stampa dei geologi sul rischio sismico.
Si tratta di una struttura senza opere, ma con piattaforme multimediali (simulazioni sismiche su edifici scolastici ai dati forniti in diretta dai tre sensori sismici installati a San Giuliano), ma anche Maestro Terremoto .
“Un’opera che abbiamo voluto al termine della ricostruzione perché un popolo senza memoria è un popolo senza futuro” le parole del sindaco di San Giuliano di Puglia, Luigi Barbieri.
“Il museo – spiega Barbieri – fonda le sue origini su una catastrofe umana e naturale. Per non dimenticare, nel museo è istituita una sezione specifica dedicata alla Memoria, al sisma del 2002 e all’esperienza della ricostruzione, per progettare edifici sostenibili, sicuri e tecnicamente perfetti. È il primo centro culturale italiano, nato per ‘ricordare’, ‘prevenire’e ‘intervenire’. È un progetto innovativo e unico ideato, voluto e patrocinato da cittadini, associazioni ed istituzioni del territorio di San Giuliano di Puglia”.
Dunque, non opere ma piattaforme multimediali.
“Le prime due – continua il primo cittadino – racconteranno la vita, le tradizioni, i prodotti e le risorse del Molise ma attenzione perché la mancata prevenzione dai georischi ci fa perdere proprio tali ricchezze economiche, sociali e culturali . A ricordarcelo saranno altre due piattaforme multimediali e lo faranno in modo concreto. A San Giuliano abbiamo installato ben 3 sensori sismici , di cui 2 sotto edifici pubblici ed un altro dove esattamente sorgeva la scuola crollata”.
Questi 3 sensori, viene precisato dal sindaco Barbieri, “sono in grado di trasmettere immediatamente dati in tempo reale alla Centrale Operativa della Protezione Civile. Tali dati però arriveranno anche sulla terza piattaforma multimediale del Museo, li vedremo. Sulla quarta piattaforma assisteremo addirittura a simulazioni sismiche su edifici scolastici. Vedremo come risponderebbe in caso di terremoto un edificio scolastico costruito con sistemi tradizionali e come risponderebbe invece un edificio scolastico costruito con isolatori sismici. Maneggiando un touch screen gli studenti che visiteranno il museo, potranno dare vita al loro paesaggio da rispettare , mentre con Maestro Terremoto impareranno a non avere paura del rischio sismico”.
Sarà proprio questo personaggio a spiegare agli studenti cosa sia un terremoto.
“Un percorso multimediale – dice ancora il sindaco – in grado di ricordarci l’importanza degli studi geologici, della prevenzione, della ricerca e del rispetto per l’ambiente in cui viviamo”.
LA DENUNCIA DEI GEOLOGI, ‘’L’ITALIA DIMENTICA SEMPRE’’
“Negli ultimi 230 anni si sono susseguite ben 40 leggi a tutela del corretto costruire eppure ogni terremoto, puntualmente, si trasforma in catastrofe. Ed oggi, in Italia, continuiamo ad assistere a cose assurde”, dichiara Domenico Angelone, consigliere Nazionale dei Geologi, già presidente dei Geologi del Molise.
“Cose assurde – prosegue – come ad esempio a studi geologici che vengono firmati da chi non è geologo . L’Italia purtroppo ha sempre la memoria corta e dimentica facilmente le tragedie. Non dobbiamo dimenticare ma dobbiamo investire in prevenzione, per questo è importante andare, entrare nelle scuole e sensibilizzare i ragazzi. Oggi in Italia non riusciamo neanche a difendere, a tutelare i beni che rappresentano la nostra identità storico-culturale nel mondo”.
“Scuole, edifici pubblici, centri storici e beni di grande valore sono spesso sensibili ai georischi – lamenta poi Angelone –. Si stima che tre milioni di italiani vivano in zone a elevata sismicità, soprattutto lungo la dorsale appenninica del Centro e Sud Italia, dalle Marche alla Calabria, fino alla Sicilia), quasi 21 milioni in aree a media sismicità, più di 15 milioni e mezzo in aree a bassa sismicità e circa 20 milioni in aree a sismicità minima”.
“In Italia le risorse economiche impiegate negli ultimi cinquant’anni per i ripristini e le ricostruzioni post-evento dei terremoti, ammontano a circa 145 miliardi di euro. A ciò si devono aggiungere le conseguenze non traducibili in valore economico sul patrimonio storico, artistico, monumentale, nonché il pesantissimo contributo in vite umane. Le istituzioni da sempre hanno investito pochissimo nella conoscenza del territorio e ancor meno nella prevenzione, ed anche quando si è investito in conoscenza, le risultanze sono state spesso disattese”, conclude.






