L’AQUILA – Dopo il terremoto del 24 agosto che ha distrutto Amatrice, Accumoli (Rieti) e altri centri tra Lazio, Umbria e Marche e in concomitanza dell’apertura dell’anno scolastico il Consiglio nazionale dei geologi scrive una lettera aperta al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini per “richiamare l’attenzione su tutti i rischi naturali a cui gli edifici scolastici (e non solo) sono esposti”, rimarcando “la necessità di partire da una approfondita conoscenza geologica che costituisce la priorità per ogni azione di intervento sul costruito e sulla pianificazione del nuovo”.

Domenica intanto, il Coordinamento dell’emergenza sisma centro Italia – organismo formato dalla Direzione di comando e controllo (Dicomac) di Rieti, Centro operativo comunale (Coc) di Accumoli, Centro operativo regionale (Cor) dell’Aquila – ha deciso la chiusura dei due campi di accoglienza della popolazione allestiti dalla Regione Abruzzo nel Comune di Accumoli, nelle frazioni di Grisciano e di Fonte del Campo.

La decisione è stata presa a seguito del trasferimento degli ospiti nelle strutture ricettive di San Benedetto del Tronto.

Nel primo pomeriggio di domenica, il capo Dipartimento Fabrizio Curcio, il commissario Vasco Errani e il sindaco di Accumoli Stefano Petrucci, si sono recati nel campo di Grisciano per una breve sintesi sulle strategie da adottare a brevissimo termine per la sistemazione degli sfollati.

Parole di elogio – si legge in una nota della Regione Abruzzo – sono state espresse da Curcio per l’operato della Colonna mobile regionale, per l’elevato standard dei pasti serviti, per l’efficienza e abnegazione degli uomini e delle donne del volontariato della Protezione civile volontari e per l’ottimo lavoro del personale della sala operativa regionale che ancora una volta ha consentito alla Regione Abruzzo di collocarsi tra le eccellenze nel campo della Protezione Civile.

La Regione, in un’altra nota in cui si autoincensa citando più volte il dirigente Antonio Iovino, il responsabile Silvio Liberatore e il sottosegretario regionale Mario Mazzocca, fornisce poi un resoconto delle attività svolte dalla sala operativa regionale, che dalle ore 4 del 24 agosto è entrata in stato di emergenza restando i servizio 24 ore su 24.

Le prime attività svolte hanno riguardato la verifica dei danni nel territorio della Regione Abruzzo, prendendo immediatamente contatto con i sindaci dei comuni abruzzesi più vicini all’area interessata dall’evento, con le strutture operative competenti (Vigili del Fuoco e Forze Armate) e con le società di gestione della diga di Campotosto, delle Autostrade e delle Ferrovie.

Di tutte le attività venivano costantemente tenuti informati il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, Mazzocca ed il direttore regionale Emidio Primavera. 

A seguito della verifica di assenza di persone ferite o in stato di pericolo nel territorio abruzzese, la sala operativa ha dato la disponibilità, alla Commissione speciale di protezione civile nazionale, di intervento della propria colonna mobile (già in stato di preallerta) nei Comuni laziali e marchigiani colpiti dall’evento sismico.

A seguito di specifiche richieste della Commissione, nelle prime ore del 24 agosto sono state inviate 10 squadre di volontari cinofili nel Comune di Amatrice, ed alle ore 13.00 la colonna mobile della protezione civile Abruzzo, composta da 60 mezzi, 150 volontari, da personale regionale, è partita con destinazione Accumoli.

L’area di accoglienza richiesta per la popolazione della frazione di Grisciano è stata allestita in poche ore e già dalla sera dello stesso giorno erano operative le tende per il ricovero, i moduli sanitari ed è stato distribuito un pasto caldo. Nella nottata seguente a seguito di richiesta del Coc di Accumoli, è stato avviato l’allestimento di un secondo campo nella frazione di Fonte del Campo che si è concluso nel pomeriggio del 25 agosto.

“La professionalità, l’efficienza e la preparazione dei volontari di protezione civile Abruzzo”, ha detto Mazzocca in una nota, “è stata confermata, oltre che nelle fasi di allestimento delle tendopoli, anche nella loro gestione dove risalta la loro capacità relazionale con la popolazione colpita dal sisma con particolare attenzione alle attività ludico-ricreative dei minori”.

“L’operatività del personale della Colonna mobile regionale è stata dimostrata oltre che nella gestione complessiva delle attività di installazione e gestione dei campi anche nel saper far fronte alle necessità via via emerse, che hanno comportato lo smontaggio e rimontaggio di parte dei campi nel giro di poche ore al fine di permettere lo spargimento di materiale drenante in previsione delle piogge e nel saper rimodulare i campi stessi per una migliore ottimizzazione e sicurezza”.

LA COMPOSIZIONE DEI CAMPI ABRUZZESI

A regime i due campi di accoglienza erano così composti: Campo Grisciano di Accumoli: popolazione con 103 residenti. Ogni tenda è fornita di illuminazione e impianti elettrici (prese interne comprese), n. 2 stufette elettriche, 8 brande con coperte e armadietti in plastica. Il Campo è stato completamente isolato da uno strato di ghiaia stabilizzata per evitare allagamenti in caso di pioggia; Campo volontari allestito per 110 unità; Cucina mobile 500 pasti giorno (pranzo/cena); N. 3 moduli bagno di cui n.1 per disabili con acqua calda; N. 1 modulo docce acqua calda; N. 1 torre faro per campo residenti; N. 1 torre faro per campo volontari; N. 1 torre faro per zona cucina; N. 1 Posto Medico Avanzato della Croce Rossa con medici e infermieri e medicinali; N. 1 segreteria mobile; N. 1 sala operativa mobile; N. 3 gruppi elettrogeni; N. 2 celle frigo; N. 5 minibox adibiti a magazzino; N. 5 gazebi; N. 1 tensostruttura mensa con tavoli e panche; all’interno del campo erano presenti circa 20 minori per i quali è stata allestita una apposita area ludica dove con il supporto della Croce Rossa stessa e dall’associazione “Save the Children” è stato possibile fornire ai bambini momenti di svago. Campo Fonte del Campo: Il campo (completamente allestito con illuminazione, prese elettriche, stufette, brandine e coperte) ha ospitato 29 residenti; era fornito di: N. 1 modulo bagno; N. 1 modulo docce; N. 1 tensostruttura mensa; N. 2 torri faro dell’esercito italiano; N. 1 cella frigorifera; N. 1 cucina mobile che eroga circa 100 pasti giorno (pranzo/cena) Segreteria; Tutte le suddette attività sono state coordinate dalla Sala Operativa regionale di protezione civile.

LA LETTERA DEI GEOLOGI A GIANNINI

Onorevole ministro,a valle del terremoto dello scorso 25 agosto che ha colpito l’Italia centrale corre l’obbligo di fare alcune riflessioni, purtroppo sempre legate dallo stesso tragico filo conduttore. La devastazione e la perdita di vite umane stavolta ha risparmiato, ma solo per una congiuntura temporale, alunni e docenti, ma non ha risparmiato comuni cittadini e figli della nostra terra.

I dati sull’edilizia scolastica aggiornati dalla Presidenza del Consiglio parlano di numeri impressionanti: in Italia ci sono circa 28000 scuole ricadenti in aree sismicamente attive, ad alto o elevatissimo rischio sismico, alle quali se ne sommano altre 7000 ricadenti in aree ad elevato rischio idrogeologico.

Un problema tutto geologico, che meriterebbe maggiore attenzione e un approccio culturale completamente diverso.

Parliamo di un patrimonio edilizio che per il 60% è stato costruito prima del 1974, anno di entrata in vigore delle prime norme antisismiche, molti altri sono stati costruiti o messi in sicurezza prima del 2000, o comunque in epoca antecedente alla revisione delle mappe sismiche e la conseguente revisione normativa del 2009 (NTC 2008). Conseguenza ne è che la stragrande maggioranza degli edifici scolastici è stata progettata o adeguata seguendo criteri di protezione antisismica in parte o del tutto inadeguati alla reale sollecitazione sismica attesa.

Quella del 2009, con l’entrata in vigore delle Ntc (Dm 14/01/2008), è stata davvero una rivoluzione sotto il punto di vista sia qualitativo che quantitativo rispetto al modo di progettare in maniera antisismica, sulla base di certezze geologiche determinate da indagini in sito, sulle reali proprietà dei terreni di dissipare o amplificare l’onda sismica (risposta sismica locale) e su certezze generali non più desunte da valutazioni soggettive, come la reale interazione tra struttura e terreno.   

La conoscenza geologica del sottosuolo, tuttavia, non sempre è stata posta alla base di ogni intervento puntuale di edificazione o di pianificazione urbana, con conseguente deficit cognitivo che in taluni casi ha determinato eventi drammatici improvvisi ed imprevisti, come il recente crollo a Napoli di un’ala della facoltà di veterinaria, a causa della presenza di una cavità.

Ancora una volta, quindi dobbiamo evidenziare che la valutazione di tutti i rischi geologici è la base di partenza imprescindibile per la buona progettazione. 

E’ sicuramente degna di apprezzamento l’azione che il Governo ha posto in essere con le iniziative di #scuolasicura, mediante un impegno economico finalizzato proprio alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio scolastico.
Ma tutto ciò, Onorevole Ministro, non basta…

L’istituzione di un Osservatorio per l’Edilizia Scolastica, previsto dall’art. 6 della Legge n.23 del 1996, rilanciato con forza lo scorso 8 gennaio, non contempla, ad oggi, la rappresentanza del mondo geologico, soggetto professionale determinante nella pianificazione e nella gestione delle situazioni di rischio, sia di tipo sismico che idrogeologico (frane, alluvioni), nonché di tipo ambientale.

Lo stato di conservazione degli edifici, lo stato dei solai (DM 7 agosto 2015 n. 594) ed ogni altra azione volta a rafforzare la sicurezza degli edifici scolastici, manca di un substrato di conoscenza legato alla natura del sottosuolo e delle possibili amplificazioni locali dell’onda sismica, oltre che di tutti gli altri rischi geologici come presenza di frane sovraincombenti, di sabbie nel sottosuolo che espongono il sito al fenomeno della liquefazione, di cavità naturali, etc.

Al fine di dare un senso compiuto al prezzo che il Paese ha pagato negli eventi di San Giuliano di Puglia e della Casa dello Studente dell’Aquila, la svolta consiste nel creare sinergia tra le varie componenti del mondo tecnico e politico affinché queste cose non accadano più; anche nel recente terremoto ancora una volta le scuole sono rimaste danneggiate o addirittura sono parzialmente crollate come nel caso di Amatrice, in alcuni casi proprio per problemi di amplificazioni sismiche locali connesse alla natura puntuale del sottosuolo.  

Il terremoto porta con sé una componente poco considerata, quella devastazione interiore delle popolazioni locali che mai potrà essere cancellata dall’animo di chi ha vissuto tragedie e la scuola rappresenta un punto di ripartenza sociale, ma non basta la prevenzione dal punto di vista esclusivamente urbanistico: per la prevenzione è essenziale iniziare dalla cultura geologica già nelle scuole.

Invece nel Paese che possiede enormi georisorse, ma che allo stesso tempo è pervaso da tutti i georischi (sismico, idrogeologico e vulcanico), paradossalmente nelle scuole italiane manca l’insegnamento delle Scienze Geologiche.

Sarebbe opportuno al contrario partire proprio dalle nuove generazioni e prevedere la Geologia come materia da insegnare ai nostri studenti nei licei, istituendo indirizzi di scienze applicate a carattere vulcanologico-petrografico o geologico-sismologico, anche al fine di creare conoscenza e consapevolezza, come sarebbe opportuno approvare la legge “salva geologia” che da troppo tempo langue in Parlamento, per porre rimedio alla Legge Gelmini che con una disastrosa politica di tagli lineari ha portato alla chiusura della stragrande maggioranza dei Dipartimenti di Geologia e Scienze della 
Terra, che da circa 30 oggi sopravvivono solo in 8.

In conclusione, Onorevole Ministro, contiamo nella Sua sensibilità, certi che vorrà mettere in campo quanto da noi auspicato, a partire dall’inserimento della componente geologica all’interno dell’Osservatorio per l’Edilizia Scolastica.